Bambinisenzasbarre, X edizione Carceri Aperte ai figli dei detenuti.

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Come ogni giugno, Bambinisenzasbarre promuove con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria la campagna Carceri aperte, arrivata alla decima edizione.  La campagna è attiva, negli istituti penitenziari, con eventi di sensibilizzazione sul tema della relazione figli-genitori (conversazioni, mostre, rappresentazioni, feste, ecc.), dove “l’incontro” è lo strumento fondamentale per conoscere, capire, approfondire e acquisire consapevolezza.
Obiettivo della campagna è la sensibilizzazione sul tema dei figli dei detenuti in Italia e in Europa. Tema che parte dalle Convenzioni dell’Onu e dell’UE, che sanciscono il diritto di ogni bambino di mantenere un legame continuativo con i propri genitori, anche se detenuti, perché tale legame è la base della crescita di ogni bambino.

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Carceri aperte si inscrive nella campagna europea “Non un mio crimine, ma una mia condanna” (“Not my crime still my sentence”) promossa da COPE (Children of Prisoners Europe), network di organizzazioni europee. Una “condanna” che vuol dire spesso emarginazione, angoscia, stigmatizzazione, da parte della società nei confronti dei bambini, figli di detenuti (oltre centomila ogni anno in Italia e oltre 2,1 milioni nell’Europa dei 47 Paesi del Consiglio d’Europa).

Sono 21 le organizzazioni che fanno parte della rete europea COPE; Bambinisenzasbarre è il rappresentante dell’Italia e fa parte anche del Board of Directors. A queste organizzazioni si aggiungono 20 “individual members”, 6 “applicant members” e 50 “affiliati” per un totale di quasi 100 soggetti.

In questo breve video (>QUI<) i dati e gli  obiettivi fondamentali della campagna che si basa soprattutto sulla diffusione delle linee guida della “Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti”, creata (unica in Europa), firmata e rinnovata (già tre volte) dal Ministero di Giustizia, del Garante per l’infanzia e l’adolescenza e da Bambinisenzasbarre (>QUI<).

Bambinisenzasbarre Onlus
L’Associazione Bambinisenzasbarre Onlus è impegnata da oltre 15 anni per il mantenimento della relazione figlio genitore detenuto. E’ attiva in rete sul territorio nazionale con il modello di accoglienza Sistema Spazio Giallo e Campagne nazionali di informazione. Il modello di accoglienza rappresenta il punto di partenza per sviluppare un intervento organico di sostegno ai bambini e alle famiglie che entrano in carcere per incontrare il papà o la mamma, una pratica che sensibilizza la polizia penitenziaria, ogni giorno impegnata a ricevere i bambini che accedono in carcere riconoscendone i bisogni.

Membro della direzione della rete europea Children of Prisoners Europe (ex Eurochips) e della Federazione dei Relais Enfants Parents con sede a Parigi, è Consultant Member di Ecosoc dell’Onu.

In stretta connessione con l’intervento negli istituti penitenziari, l’Associazione ha sviluppato un forte impegno sul piano dell’advocacy, che ha portato nel 2014 alla firma col Ministro di Giustizia e l’Autorità garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti (rinnovata nel 2016 e il 20 novembre 2018), la prima in Europa nel suo genere.
La Carta riconosce formalmente i diritti di questi bambini, in particolare il diritto alla non discriminazione e alla continuità del legame affettivo con il proprio genitore in attuazione degli artt. 3 e 9 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Da allora Bambinisenzasbarre Onlus è impegnata nella diffusione e nel monitoraggio dell’applicazione delle linee guida della Carta negli istituti penitenziari italiani, organizzando e partecipando a seminari e convegni, creando una rete di attenzione nazionale di realtà istituzionali e del Terzo Settore e fornendo consulenza sui temi della genitorialità in carcere.

A rafforzare l’impatto del Protocollo – e del ruolo dell’Associazione a livello italiano ed europeo – si è anche imposta la Raccomandazione CM/Rec(2018)5, adottata ad aprile 2018 dal Consiglio d’Europa e rivolta al Comitato dei Ministri dei 47 stati membri. La Raccomandazione ha assunto come modello la Carta italiana per preservare i diritti e gli interessi dei bambini e ragazzi figli di detenuti.

 

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