GdF e Corte dei Conti accertano danno erariale all'Autorità Portuale di Napoli per oltre 14 milioni di spettanze non riscosse.

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3770_foto 1La Guardia di Finanza di Napoli, al termine di articolate indagini delegate dalla locale Procura Regionale della Corte dei Conti , ha accertato un presunto danno erariale di oltre 14 milioni di euro arrecato all’Autorità Portuale di Napoli, determinato dalla mancata riscossione di canoni demaniali, diritti di approdo, diritti
di security e delle indennità dovute per molteplici occupazioni abusive di demanio pubblico.

La responsabilità per il predetto danno erariale, di cui sono chiamati a rispondere alcuni Dirigenti apicali dell’Autorità Portuale di Napoli, è sostanzialmente fondata sulla colpevole inerzia dell’Ente pubblico nel porre in essere i rimedi organizzativi necessari a correggere rilevanti e gravi deficienze e omissioni nel sistema di riscossione delle suddette spettanze. Inerzia, questa, resa ancor più grave dal fatto che la dirigenza dell’Ente – come provato dalle indagini – ne era pienamente consapevole.

Le fattispecie che hanno determinato il suddetto danno sono – in chiave generale – le seguenti:

 

  • mancata riscossione dei canoni demaniali e dei diritti di approdo e di security da parte di alcuni concessionari di aree demaniali gesti te dall’Autorità Portuale, per un importo complessivo, dall’anno 2004 all’anno 2009, pari a oltre 8 milioni di euro. A tal ultimo proposito rileva anche un procedimento istruttorio attivato dalla Commissione UE, con richieste di chiarimenti in merito, finalizzato a verificare la sussistenza dei presupposti per contestare la violazione della normativa comunitaria in tema di illeciti aiuti di Stato;
  • occupazione, da parte di ben 82 soggetti economici, di aree demaniali senza averne alcun titolo (in alcuni casi, tali soggetti non avevano mai formulato alcuna richiesta ovvero, pur avendo presentato l’istanza prevista, non avevano ricevuto alcun riscontro) oppure avendo un titolo concessorio scaduto.

Nel dettaglio è stato rilevato che:

– l’Autorità Portuale di Napoli non ha richiesto il pagamento delle prescritta e onerosa indennità ai suddetti 82 soggetti risultati occupare abusivamente la rispettiva area demaniale in quanto sine titulo, ossia in assenza di provvedimento di concessione;

– il mancato rilascio dei titoli autorizzativi o di concessione per l’occupazione delle aree demaniali marittime non ha consentito la registrazione degli atti presso l’Ufficio del Registro dell’Agenzia delle Entrate, con conseguente evasione dell’imposta di registro dovuta dal concessionario;

– la mancata attivazione delle procedure di rinnovo e rilascio delle concessioni da parte dell’Autorità Portuale di Napoli ha reso impossibile valutare, nel tempo, attraverso procedure ad evidenza pubblica, l’eventuale esistenza di condizioni che permettessero alla Pubblica Amministrazione di applicare canoni concessori più vantaggiosi e, contemporaneamente, ai privati di concorrere in regime di par condicio e trasparenza.

Le suddette violazioni hanno determinato, negli anni, un danno all’Erario di oltre 6 milioni di euro.

La Procura Regionale della Corte dei conti ha, pertanto, emesso atti di “invito a dedurre” nei confronti di ex-Presidenti, Segretari e Dirigenti dell’Ente, richiedendo, altresì, la misura cautelare patrimoniale del sequestro conservativo di disponibilità finanziarie, beni e crediti in favore dell’Autorità Portuale di Napoli.

La Sezione Giurisdizionale per la Campania della Corte dei Conti, condividendo la tesi accusatoria, ha autorizzato il sequestro conservativo nei confronti di 6 dei predetti soggetti per un importo equitativamente fissato in oltre 7 milioni di euro, diretto ad assicurare all’Erario la garanzia della soddisfazione delle proprie ragioni.

L’intervento della locale Procura contabile e della Guardia di finanza ha, nel contempo, prodotto anche importanti effetti conformativi da parte degli attuali Dirigenti, responsabili degli Uffici addetti alla gestione delle concessioni demaniali marittime, che nel breve volgere di alcuni mesi hanno provveduto ad avviare:

  • procedimenti finalizzati allo sgombero delle aree demaniali marittime occupate senza titolo da 13 soggetti, richiedendo, inoltre, gli indennizzi dovuti, per un importo pari a euro 1.388.623,26.
  • un’azione sinergica di riorganizzazione sul fronte della riscossione dei canoni concessori al fine di addivenire a una tempestiva risoluzione dell’annosa problematica, generando maggiori e più celeri introiti a beneficio dell’Ente.

Le somme recuperate andranno a ristorare il patrimonio dell’Ente pubblico che ha subito il danno.

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