Giornata della Memoria, il Coro del San Carlo nel Miserere di Jommelli e nel Rquiem di Mozart.

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Coro Del Teatro di San Carlo (C) Ph. Fabrizio Ferri-2Il Teatro di San Carlo, come di consueto, partecipa alle celebrazioni per la giornata della memoria di cui quest’anno ricorre il 70° anniversario.

Martedì 27 gennaio alle 20.30 il Maestro Marco Faelli dirigerà il Coro del Teatro di San Carlo per ricordare il giorno in cui nel 1945 l’Armata Rossa irrompeva nel campo di Auschwitz e svelava al mondo la tragedia dell’Olocausto.

In programma Miserere, per soli, coro, basso continuo di Niccolò Jommelli (revisione di Ivano Caiazza, solisti Bernadette Siano, Giuseppina Acierno, Clorinda Vardaci, Giuseppe Valentino) e il Requiem in re minore K 626, di Wofgang Amadeus Mozart nella versione di Carl Czerny per soli, coro, pianoforte a quattro mani (solisti Rosanna Savoia, Rosa Bove, Matteo Mezzaro, Gabriele Sagona).

Al pianoforte Alexandra Brucher e Vincenzo Caruso.

Il Requiem di Mozart tra i massimi capolavori della musica sacra di ogni tempo, fu elaborato nella versione per due pianoforti nel primo Ottocento dal pianista, didatta e compositore viennese Carl Czerny (20 febbraio 1791 – 15 luglio 1857). Composizione preziosa e di raro ascolto, può essere considerata non una semplice trascrizione, bensì una piena valorizzazione delle risorse strumentali e meccaniche dello strumento principe del sentire romantico e allo stesso tempo un valido mezzo di divulgazione fra il pubblico, soprattutto nei salotti ottocenteschi, di una partitura dall’organico non facilmente riproducibile. Ultima composizione di Jommelli fu il celebre Miserere, capolavoro di nobile, ispirata espressione, in prima esecuzione nel 1765 per la Ducal Cappella di Wittemberg, un lavoro che si innesta bene nel grande progetto di riscoperta e valorizzazione di pagine rare tratte dal repertorio della Scuola Napoletana. La melodia che riporta alla mente nenie antiche, possiede una forte carica emotiva che innesta nell’ animo dell’ascoltatore una vaga inquietudine e un senso di straniamento. Le voci sembrano prima fondersi in una sola per poi dividersi in una dolce polifonia finendo poi per riunirsi nuovamente in una melodia possente.

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