Giornata mondiale del nato prematuro, in Italia ne nascono 40.000 all’anno.

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Sono circa 40mila ogni anno i neonati pretermine in Italia, i piccoli che nascono cioè prima della 37/ma settimana di età gestazionale: per questi neonati, fondamentali sono l’assistenza nella prima ora di vita, la cosiddetta ‘Golden hour’, ed il follow-up nei primi 3 anni.

A sottolinearlo è la Società Italiana di Neonatologia (Sin), in occasione della Giornata mondiale del Neonato Pretermine che si celebra il 17 novembre. ”Ottimizzare l’assistenza nelle prime fasi della vita di questi piccoli risulta fondamentale – affermano i neonatologi – ma c’è ancora molto da fare”.

L’espressione ‘Golden hour’, spiega la Sin, ”si riferisce alle cure della prima ora di vita, che possono influenzare ampiamente gli esiti a distanza in questi neonati, come la rianimazione cardiorespiratoria, termoregolazione, antibioticoterapia precoce, nutrizione parenterale”.

Ma cosa fare dopo la dimissione del piccolo e quali i controlli da effettuare? Queste domande trovano risposta nelle Indicazioni per il Follow-up dei neonati pretermine messe a punto dalla Sin: la prosecuzione delle cure dopo la dimissione rappresenta infatti il principale obiettivo dei programmi di follow-up, dai quali emerge anche, avverte la Sin, ”la necessità di un riconoscimento ufficiale da parte del Sistema Sanitario Nazionale, dal momento che in quasi nessun centro neonatologico esiste una figura ufficialmente assegnata a questo compito, svolto da diversi professionisti”. Dalla Sin arriva inoltre il Calendario dei controlli, valido strumento, per medici e famiglie. Oggi, la percentuale di mortalità nei prematuri inferiori a 1500 grammi è passata da oltre il 70% negli anni ’60 a meno del 15% negli anni 2000 e quella dei neonati inferiori ai 1000 grammi è diminuita da oltre il 90% a meno del 30% nello stesso periodo. Nodo centrale resta però anche quello dei costi: per ogni prematuro estremo (nato prima delle 28 settimane) sopravvissuto, infatti, i costi oscillano tra i 100 e i 300 mila euro a seconda della patologia, cui vanno poi aggiunti quelli per le eventuali complicanze a distanza.

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