Miseria e Nobilta, Benedetto Casillo fino al 15 febbraio al Teatro Sannazaro.

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BENEDETTO-CASILLO-AI-BARBUTI-660x375Il Teatro Sannazaro di Napoli ospiterà, da stasera alle ore 21 (repliche dal venerdì alla domenica fino al 15 febbraio), Benedetto Casillo in Miseria e nobiltà, tre atti di Eduardo Scarpetta di cui l’artista partenopeo firma anche l’adattamento e la regia.

Presentato da Teatro Sannazaro e Prospet, l’allestimento si avvale della presenza in scena di Maria Del Monte, Matteo Salsano, Patrizia Capuano, Ingrid Sansone, Marco Lanzuise, Ettore Massa, Luciano Piccolo, Gennaro Morrone, Enza Barra, Angelo Murano, Luca Gallone, Giuseppe Fiscariello, Manila Aiello, Davide Iengo. I costumi sono a cura di Isa Di lena. Miseria e nobiltà è uno dei testi più celebri di Scarpetta, certamente il più famoso e riuscito. Cavallo di battaglia dei più grandi attori napoletani (e non) del secolo scorso, oggi è Benedetto Casillo, a cimentarsi con questo capolavoro scarpettiano, che vide la luce nel 1888.

La commedia, ben nota anche per la riduzione cinematografica diretta nel 1954 da Mario Mattioli e magistralmente interpretata dal grande Totò, narra della povertà napoletana che s’ingegna, grazie alla naturale predisposizione di chi ne è vittima, a “inventarsi” un imbroglio per tirare a campare.

Si tratta di due famiglie che convivono sotto lo stesso poverissimo tetto che, stremate dalla più nera indigenza, su invito di un ricco rampollo della nobiltà partenopea si prestano a inscenare un’improbabile finzione, interpretando i componenti della famiglia del giovane blasonato, nel comicissimo tentativo di convincere il padre di una bella ragazza (ricco e plebeo) ad acconsentire alle nozze.

“Portare in scena questa commedia oggi – ribadisce Benedetto Casillo – mi è sembrata un’operazione interessante. E’ stata una scelta personale affrontare, ancora oggi, un racconto semplice e ingenuo, che, nonostante gli anni, riesce ancora a far ridere senza particolari artifici. Nell’allestimento ho scelto di puntare sulle battute sostanziali e più familiari del testo, tentando di rendere più fluido un linguaggio ottocentesco”.

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