Rai, via libera dalla Vigilanza, Marcello Foa è il nuovo presidente.

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La Commissione di Vigilanza ha dato semaforo verde alla nomina di Marcello Foa alla presidenza della Rai. Con 27 voti favorevoli, tre contrari, una scheda bianca e una nulla, il giornalista incassa quindi il il via libera dell’organo della tv di Stato. La maggioranza necessaria perché Foa diventasse presidente era di due terzi, una maggioranza che quest’estate non era stata raggiunta. Oggi tuttavia sia i commissari di Forza Italia sia quelli di Fratelli d’Italia, questi ultimi già favorevoli nella precedente occasione, hanno dichiarato ai cronisti l’intenzione di votare sì.

FOA: “SARO’ GARANTE PLURALISMO” – “Sono abituato a discerne tra le opinioni personali e i doveri legati al mio ruolo di garante del pluralismo, principio cui mi ispirerò nei prossimi tre anni qualora la Commissione dovesse esprimere un parere favorevole sul mio incarico”. Così Marcello Foa aveva rassicurato la Commissione stamane, nel corso della sua audizione prima della decisione di questo pomeriggio sulla nomina. “Non ho mai militato in un partito, né preso la tessera di un partito, né cercato appoggi politici per far carriera”, aveva detto, definendosi “un liberale di cultura antica, della scuola di Indro Montanelli, e ho sempre ritenuto importante difendere la libertà di informazione”.

“Questa è la mia vocazione. Questo sono io”, aveva sottolineato, parlando dei valori che da sempre ne caratterizzerebbero l’operato: “I miei valori sono quelli dell’indipendenza dell’informazione, del servire il lettore con umiltà e saper riconoscere i propri errori correggendoli appena se ne è consapevoli”.

“Penso di poter svolgere un ruolo di garanzia perché ho dimostrato di sapermi anche correggere dopo aver espresso delle opinioni”, aveva assicurato. Del resto, ha spiegato, “conduco da anni una battaglia intensa e irriducibile affinché la grande stampa riprenda un ruolo fondamentale in questo Paese e affinché le informazioni sbagliate perdano impatto, perché la gente si riconosce nella grande informazione, come quella della Rai”.

La mia battaglia personale è stata sempre a favore di una informazione libera e trasparente che sappia riconoscere i propri errori, perché sono certo che la tendenza a nascondere gli errori abbia creato un gap di fiducia da parte dei cittadini verso la grande stampa. Questo gap – aveva spiegato – va ricomposto con una informazione autorevole e indipendente. Impegno che io prendo con tutto il cuore e con la massima professionalità, nell’ambito dei miei compiti e del mio ruolo che è diverso da quello dell’amministratore delegato”.

Il candidato presidente aveva poi sottolineato come “il mandato conferitomi dal governo non è politico ma è professionale; mi si chiede di onorare il mio percorso professionale di difesa del giornalismo e di difesa della cultura italiana”. Dopo il mancato via libera della Vigilanza quest’estate “essendo il mio mandato di nomina governativa, io l’ho rimesso al Mef e ho atteso diligentemente che il governo valutasse la situazione. Così quando è stata riproposta la mia candidatura, io l’ho accettata avendo percepito che la commissione di Vigilanza poteva rivalutare nella sua maggioranza qualificata la mia nomina. E l’ho fatto con umiltà e rispetto delle deliberazioni della Commissione. Io sono molto rispettoso delle regole”.

VERSO SBLOCCO NOMINE – Intanto entra nel vivo la partita delle nomine Rai. A quanto apprende l’Adnkronos da fonti qualificate, domani stesso il cda di viale Mazzini, oltre a ratificare il voto su Foa, dovrebbe dare disco verde alla nomina di Alessandro Casarin alla tgr, in pole su tutti gli altri nomi in corsa. Sbloccando così quello che sarebbe potuto diventare un problema vero e proprio: Vincenzo Morgante, attuale direttore dei tg regionali, da lunedì prossimo sarà alla guida di Tv2000, dunque o si procede alla nomina o la tgr resterà sprovvista del direttore.

Se passerà il nome di Casarin, come sembra deciso in queste ore, sembrerebbe reggere l’accordo tra Lega e 5 Stelle. Alla tgr, infatti, andrebbe un nome vicino al Carroccio. Dopo aver chiuso l’affaire Foa, la sensazione è che si voglia procedere in fretta, senza perdere un minuto di più, sulle nomine dei direttori di Reti e testate.

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