Manovra, alta tensione nel governo, scoppia il caso Tria: deficit sotto il 2% o mi dimetto. Molinari (Lega): se vuole può andarsene.

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Il ministro dell’Economia sotto assedio nel giorno in cui è previsto un nuovo vertice di maggioranza per il Def, puntando a spingere il deficit oltre il 2%, almeno al 2,4%. Mentre Tria resta sulla sua linea del Piave, con segnali che qualcuno in Parlamento interpreta anche come l’intenzione di arrivare alle conseguenze estreme delle dimissioni, la Lega fa sapere che se il ministro non è più nel programma di governo se ne cercherà un altro. Ma Di Maio precisa che in programma non c’è alcuna richiesta di dimissioni.

Vertice alle 16 sulla manovra. Al momento è confermata la riunione del Cdm delle 20.

Se Tria non è più nel progetto, troveremo un altro ministro dell’Economia”: afferma Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, ospite di Agorà, Rai Tre, commentando la manovra finanziaria.

“Il CdM è oggi per quanto mi riguarda”, e non ci sono “rinvii” sul Def. Così il vicepremier Luigi Di Maio a Bruxelles. “Non c’è in programma nessuna richiesta di dimissioni” (VIDEO) del ministro dell’economia Giovanni Tria, ha aggiunto Di Maio. “Sarà una manovra del popolo coraggiosa”, dove “non ci si impicca a un numero o un altro”. “Quel che non vogliamo fare è scrivere nel Def cose non vere” a differenza del passato quando “si dava un obiettivo nel Def e poi alla fine il deficit era più alto”, ha sottolineato il vicpremier da Bruxelles. “È inutile tirare a campare come governo, io non sono uno di quelli che porterà questo governo a tirare a campare” perché “o si fanno le cose o non ne vale proprio la pena”, ha aggiunto. “Avremo modo di interloquire, a me non preoccupa Bruxelles, se lo dovrà fare la Francia lo faremo anche noi”, ha affrmato Di Maio parlando della manovra.

“Assolutamente sì “. Risponde cosi il vicepremier e ministro dell’interno Matteo Salvini ai giornalisti che – a margine della sua visita a Tunisi – gli chiedevano se valesse la pena superare il 2% del rapporto deficit/pil nella manovra. “Il diritto al lavoro, alla felicità di milioni di italiani – ha aggiunto – val bene qualche numerino”.

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