Nuovo Patto per la Salute, la posizione dei Medici dello SMI.

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“Siamo venuti a questa consultazione per la definizione del nuovo Patto per la Salute con la consapevolezza che il personale del sistema sanitario nazionale è necessario per l’appropriatezza dell’erogazione dei Lea”, così Pina Onotri, Segretario Generale dello SMI, esordisce in una dichiarazione , commentando la presenza del Sindacato Medici Italiani alla consultazione voluta dal Ministro delle Salute per la redazione del nuovo patto per la Salute.
“C’è la necessità di misure urgenti per la risoluzione dei problemi emergenziali legati alla carenza di specialisti e medici di medicina generale. La soluzione consiste nell’aumentare il numero di posti disponibili nelle scuole di specializzazione e del corso di formazione in medicina generale; numero di posti che deve essere tarato sul fabbisogno stimato delle professionalità in relazione alla tipologia di popolazione da assistere” aggiunge Onotri.
“Infatti, attualmente circa il 33% dei medici laureati non può accedere alla specializzazione perché Regioni e Ministeri competenti non offrono posti sufficienti.
Il vincolo economico non può essere più adottato come scusante all’imbuto formativo; in alternativa si può prevedere il pagamento delle borse di studio ai più meritevoli e posizionati prima in graduatoria oppure la possibilità di frequentare la specializzazione in sovrannumero”.
“Sempre in quest’ambito va ribadito che alcune specialità mediche hanno posti in eccesso rispetto alla reale domanda, mentre altre sono in forte carenza. Un caso emblematico in tutto il Paese è rappresentato dalla medicina d’urgenza che ha una mancanza di medici su tutto il territorio nazionale” fa notare la segretaria generale dello SMI.
“Vi è, per questo, la necessità di potenziare il 118 e di permettere l’accesso ai posti riservati nella specializzazione di Medicina di Emergenza – Urgenza ai medici convenzionati che, attualmente, già operano nel sistema, per poi arrivare all’inquadramento nel ruolo della dirigenza medica. Nel frattempo sarebbe opportuno che anche per i medici convenzionati nel sistema Emergenza – Urgenza sia previsto un tavolo di contrattazione nazionale nell’ambito della discussione dell’Accordo Collettivo Nazionale per la medicina generale”.
“C’è bisogno di rivedere i contenuti didattici dei corsi di formazione in medicina generale incentivando la costituzione dei dipartimenti misti Università/ medicina generale sul modello della regione Liguria, dando così seguito al documento varato dell’Osservatorio sulla formazione, che può rappresentare un primo passo per una specializzazione in M.G. al fine di superare le sperequazioni economiche e didattiche tra il corso di formazione in M.G. e le scuole di specializzazione”.
“La carenza di medici di MG è diffusa in tutto il paese. Da nord al sud, nei piccoli centri e anche nelle città. Tale carenza non è risolta dall’attuale sistema di formazione e di reclutamento, basato su corsi regionali che servono al medico per convenzionarsi con il SSN e poi avviare uno studio di medicina generale.Nel dare piena attuazione ai modelli di riorganizzazione dei servizi territoriali (AFT e Uccp), come parte fondamentale dei sistemi di rete integrata, bisogna prevedere il pieno coinvolgimento dei comuni e degli enti locali con l’obbligo, nell’ambito della coordinazione sociosanitaria, di destinare specifiche voci del bilancio alle reti assistenziali per la presa in carico di soggetti affetti da patologie complesse o pluri patologie”.
“C’è necessità di valorizzare la medicina generale come supporto ai processi di prevenzione e di educazione sanitaria anche nelle scuole avvalendosi di “salvadanai istituzionali”, cioè di progetti obiettivo cofinanziati, in questo caso dal Ministero della Pubblica Istruzione. Infatti, la prevenzione e un’educazione dei cittadini in merito all’adeguata utilizzazione del Servizio Sanitario Nazionale e per contrastare la farmaco – dispersione, produrrebbe un risparmio, che potrebbe essere utilizzato come investimento nella medicina territoriale”.
“Ulteriori risorse potrebbero derivare dalla riallocazione dei risparmi di una sana gestione territoriale; occorre valutare la riassegnazione della gestione della cronicità ai medici di medicina generale, in rete con la specialistica ambulatoriale e con i servizi socio sanitari, evitando la dispersione in progettualità ospedale – centriche anche se virtuali (art. 10 ‘Ospedale Virtuale Territoriale’) o meno come le Case della Salute o la Farmacia dei Servizi.
Per risparmiare bisogna produrre salute e non rincorrere la malattia e per produrre salute occorre prossimità e domiciliarità delle cure, con processi organizzativi snelli e facilmente esportabili, applicabili su tutto il territorio nazionale, evitando così la privatizzazione del Sistema Sanitario”.
“In tal senso  ci battiamo per l’attuazione dell’assistenza H 24 con il ruolo unico, che deve essere declinata come accesso unico e tempo pieno per tutti coloro che lavorano con il sistema sanitario nazionale; ciò comporta che, a parità di prestazioni, anche le retribuzioni devono essere uniformate. Da questo quadro lo SMI sostiene la necessità di uniformare tutte le aree contrattuali, in termini di tutele e garanzie, nell’ambito degli ACN per la M.G. Non si può più prescindere, se si vuole evitare il collasso del sistema pubblico, dall’assumere personale medico portando a target le piante organiche oggi destinato alle detrazioni fiscali per le polizze sanitarie integrative e per il welfare aziendale dovrebbe, in parte, essere recuperato e destinato all’implementazione di servizi e personale, nonché alle retribuzioni>.
“Per concludere, la redazione del nuovo Patto per la Salute deve prevedere: implementazione dei fondi regionali per la piena attuazione della Legge Balduzzi in relazione alla relazione dei PDTA (Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali) nelle UCCP ( Unità Complessa di Cure Primarie), al fine di migliorare la qualità delle cure, dei servizi erogati e per l’efficientamento dei costi. Tale finanziamento non deve essere residuale ma specifico per singole regioni che devono reinvestire quanto risparmiato dai tagli dei posti letto e soppressione dei piccoli ospedali. Occorre fare un gioco di squadra a tutti i livelli istituzionali e definire anche con atti legislativi il coinvolgimento di altri ministeri ognuno per la propria peculiarità e specificità, come Istruzione, Economia e Finanze, Sviluppo Economico, Lavoro e politiche Sociali per potenziare il FSN (Fondo Sanitario Nazionale)” conclude Onotri.
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