Davide Cerullo, da spacciatore a scrittore: ora sono tornato a Scampia.

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Vendeva droga per la camorra. Oggi scrive libri, poesie e si dedica all’impegno civico per salvare i ragazzi di strada a Scampia, dove ha fondato ‘L’albero delle storie’, un’associazione di promozione sociale che si vuole occupare di progetti educativi rivolti a bambini da zero a sei anni e alle loro mamme. Una delle sue ultime opere, ‘Poesia cruda. Gli irrecuperabili non esistono’ (Editore Marotta e Cafiero), sarà presentata il 27 giugno a Roma.

“Non avrei mai creduto di poter essere salvato dalla poesia, oggi posso dire di essere stato salvato da Pasolini” dice all’AdnKronos l’autore del libro, Davide Cerullo, che dopo oltre 20 anni è tornato a Scampia, dove vive da cinque anni. “La camorra per esistere e resistere ha bisogno di degrado e abbandono, oggi gli stanno apparecchiando tutto questo”, aggiunge. “Il degrado che c’è alle Vele lo dimostra: alle Vele oggi è tornata la droga, sono tornati la camorra e lo spaccio, è una zona depressa – continua Cerullo – Se è vero che un bambino è il luogo che vive, un bambino che vive lì potrà mai essere felice? A Scampia ha fatto più danni l’assenza dello Stato che la presenza della camorra. Uccidere i sogni dei bambini è il più grande crimine che si possa commettere”. A chi gli chiede se ha voglia di rivolgere un appello alle istituzioni e al nuovo governo per riaccendere i riflettori su Scampia, Cerullo risponde: “Se voglio rivolgere un appello? Io sono apolitico, non credo nella politica ma nella bontà dell’uomo. Se ci sono persone che si proclamano diverse da quelle che c’erano prima, se davvero è così allora non hanno bisogno che io faccia nessun appello”.

L’INFANZIA – Nono di quattordici figli, un’infanzia vissuta nelle Vele, Cerullo viene arruolato da bambino nella malavita che lo condurrà nell’infernale ingranaggio del sistema camorristico. “Avevo 10 anni quando la camorra già si serviva di me, perché i bambini fanno ‘cassa’ per la camorra, perché per la camorra la vita vale meno di un bicchiere d’acqua: non ci sono sentimenti, non esiste amore o amicizia, quello che conta per la camorra sono solo i soldi e il potere”.

LA PISTOLA – “A 14 anni mi venne regalata una pistola – racconta Cerullo – e io in quel momento mi sono sentito grande, mi sentivo realizzato come uomo… Guadagnavo 900mila lire al giorno vendendo la morte, vendendo la droga. A 17 anni mi ero già fatto un nome, stavo facendo ‘carriera’. I miei miti erano persone come Paolo di Lauro, Ciruzz o milionario…”.

IL CARCERE – Poi la reclusione nel carcere di Poggioreale e per caso si ‘imbatte’ nel Vangelo, grazie a una copia trovata sulla propria branda al rientro dall’ora d’aria, e lì lasciata chissà da chi. Strapperà alcune pagine che porterà con sé e che costituiranno un incessante motivo di inquietudine. All’uscita dal carcere torna alla vita di prima ma iniziano i rimorsi, i sensi di colpa, il vuoto e l’insoddisfazione non gli danno tregua. E così inizia a intravedere una possibilità di riscatto. “Sono andato via di casa grazie a delle persone che ho incontrato sulla mia strada e che mi hanno aiutato – racconta Cerullo – Mi sono avvicinato ai libri. Non avrei mai creduto di poter essere salvato dalla poesia, oggi posso dire di essere stato salvato da Pasolini. Ricordo che vidi un suo libro su una bancarella e decisi di comprarlo. C’era una poesia dedicata al Papa, mi colpì una frase: ‘Lo sapevi, peccare non significa fare il male, non fare il bene, questo significa peccare’. Lì ho capito la ‘forza sanitaria’ della parola, lì ho capito che ci possono rubare tutto ma non la parola”.

IL SINDACO – Cerullo, dopo aver vissuto per oltre 20 anni a Modena, oggi vive a Scampia. “Pensavo che il problema di Scampia fosse la camorra e invece ho scoperto che il problema sono quelli che dicono di combatterla: i peggiori nemici di Scampia sono le associazioni che stanno sul territorio, fra loro si chiamano ‘compagni’ ma non si capisce ‘compagni’ di chi visto che poi non fanno rete”. E ancora: “Avevo rivolto loro un appello per intervenire con una visione comune e affrontare insieme il problema delle Vele, il degrado che c’è, per fermare il turismo dell’orrore – continua – ma il mio appello è caduto nel vuoto. Mi sono rivolto anche al sindaco de Magistris, che mi ha ricevuto e incontrato, promettendomi che mi avrebbe ricontattato il giorno seguente: sono passati due anni e non mi ha più richiamato. L’onestà di un popolo si misura da come tratta chi non si può difendere”.

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