Federmeccanica: serve rivoluzione culturale. Cira: ricerca pronta a fare la sua parte.

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Federmeccanica Unione industriali Napoli“Una rivoluzione culturale che veda l’impresa affiancata ai sindacati per un capitalismo nuovo, con le persone al centro”: è così che Stefania Brancaccio, componente del direttivo della sezione metalmeccanica di Unindustria Napoli, definisce il manifesto per la crescita che Federmeccanica ha lanciato oggi a Napoli, in contemporanea con altre 60 città.

I vertici napoletani dell’industria metalmeccanica sottolineano che “serve una cura choc” e chiedono a Governo e sindacati di unire gli sforzi perché l’Italia rilanci il manifatturiero. “Ci avviciniamo alla rivoluzione delle smart factories – spiega Brancaccio – in cui si inchioda di meno ma si valorizzano le nuove competenze”.

Un manifesto che, spiegano gli imprenditori, punta a far tornare in crescita il settore che dal 2008 ha perso in volumi produttivi e in occupazione. Dati preoccupanti se si considera che il metalmeccanico rappresenta l’8% del pil italiano e vale 400 miliardi di fatturato annuo con 190 miliardi di export e 1,8 milioni di dipendenti.

Solo a Napoli e provincia le imprese del settore sono 150 con 7.500 dipendenti. Una tregua in nome della crescita quella proposta ai sindacati, come spiega Pasquale Grosso, presidente facente funzioni della sezione metalmeccanica di Confindustria Napoli. “In un momento difficile – dice – ci sono tante opportunità a partire dalla rivoluzione tecnologica in atto nel mondo nel navale, nel trasporto, nell’aerospazio e automotive”.

Il Cira apre all’industria e si prepara a una profonda trasformazione: da polo di ricerche esclusivamente nel settore aerospaziale a hub tecnologico della ricerca industriale. “Non basta fare ricerca, serve una cerniera tra questa e il mondo industriale”, spiega Marcello Amato del Cira nell’ambito della conferenza stampa di Federmeccanica a Napoli. “Per questo stiamo creando un polo tecnologico nella nostra sede dove ci sarà la possibilità per gruppi di ingegneri delle imprese di lavorare insieme ai ricercatori per progetti congiunti”, aggiunge Amato, I progetti procederanno per gruppi di lavoro che andranno avanti per almeno sei mesi, lavorando su progetti ad alto contenuto di innovazione per lo sviluppo delle grandi aziende e delle pmi, prevalentemente, ma non solo, campane.

Il vantaggio sarà per entrambe le parti. “I ricercatori – spiega Amato – potranno lavorare con specialisti dell’industria e cogliere meglio le necessità di quest’ultima e orientare le proprie attività di ricerca ma fare anche training in problem solving e non solo sulla ricerca a medio-lungo termine. Le imprese avranno a loro disposizione competenze in tutti i campi e laboratori difficilmente reperibili dalla singola azienda”.

L’iniziativa fa parte di un profondo ripensamento della propria missione che il Cira sta vivendo e che la sta trasformando in un luogo fisico di incontro tra ricerca, innovazione e imprese. (ANSA)

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