Caso Cucchi, il Coisp: a parole si invoca giustizia e nei fatti si cerca la gogna di piazza sui social.

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1194495-ilaria_cucchi“Chi fa richiamo alla giustizia ed alla verità non può poi portare il giudizio fuori dalle aule di un Tribunale, mettendo a rischio la vita di un Agente pubblicando la sua foto sui social network e descrivendo come realtà fatti che devono essere ancora accertati”.

E’ quanto afferma Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia, dopo la pubblicazione su Facebook delle foto del Carabiniere indagato per la morte di Stefano Cucchi da parte della sorella Ilaria e del Poliziotto che secondo Lucia Uva era presente in caserma quando morì il fratello Giuseppe: “Gli insulti e le numerose minacce ricevute dal Carabiniere e dal poliziotto – spiega Maccari – dimostrano la volontà di sostituire un regolare procedimento giudiziario con una gogna di piazza, in cui qualunque balordo può sentirsi in diritto di inveire e scagliarsi contro chi è semplicemente sottoposto ad attività di indagine. A poco valgono gli appelli tardivi alla non violenza della signora Cucchi, quando è evidente la volontà di anticipare una condanna e, quantomeno, l’assoluta sottovalutazione del rischio fisico a cui si è sottoposto un Carabiniere su cui non è neppure stato aperto un processo. Siamo convinti che se qualcuno ha sbagliato dovrà pagare, ma questo dovrà essere deciso eventualmente, se ce ne saranno gli elementi, in un regolare processo, e non con violenti e minacciosi commenti sui social network. Voglio ricordare che il processo già celebrato ha portato all’assoluzione di coloro che la signora Cucchi riteneva i colpevoli della morte di suo fratello”.

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