Cinema Letteratura e Diritto, Marco Baliani presenta Corpo di Stato martedì 15 all’Università Suor Orsola.

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Dopo il grande successo dello scorso anno con il rito del processo penale trasportato sulla scena teatrale da Fabrizio Gifuni, ritorna anche quest’anno nella rassegna di “Cinema Letteratura e Diritto” ideata dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Suor Orsola Benincasa un suggestivo appuntamento con il diritto messo in scena a teatro.

Martedì 15 Dicembre alle ore 18 nell’aula magna del Suor Orsola toccherà, infatti, a Marco Baliani, uno dei più apprezzati interpreti del teatro di impegno civile e una delle più straordinarie maschere espressive della scena teatrale italiana, proporre per la prima volta in Italia in forma di reading, accompagnato al sax da Sergio Maglietta, leader storico dei Bisca, uno dei suoi assoli più celebri, Corpo di Stato, un monologo sulle ferite ancora aperte degli anni di piombo, dove il corpo del titolo è quello di Aldo Moro che, dopo l’esecuzione della sentenza di morte da parte delle Brigate Rosse, fu sottratto dalla famiglia alla liturgia dei funerali di Stato, che si svolsero attorno a un’assenza, a un vuoto, l’assenza e il vuoto del feretro di Moro, cui furono riservati funerali privati.

Lo spettacolo di Marco Baliani, organizzato in collaborazione con l’Associazione Astrea – Sentimenti di Giustizia, rappresenta l’appuntamento conclusivo della decima edizione della rassegna Cinema Letteratura e Diritto, organizzata anche quest’anno con il coordinamento scientifico di Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico e filosofico al Suor Orsola, che introdurrà la serata insieme al Preside della Facoltà di Giurisprudenza, Aldo Sandulli e ai magistrati Vincenzo Piscitelli e Alfredo Guardiano, rispettivamente presidente e segretario dell’Associazione Astrea, che presenteranno in anteprima al Suor Orsola anche le iniziative giuridico-culturali del 2016, a cominciare da una rassegna cinematografica sui temi della giustizia che si svolgerà al cinema Astra.

“Il diritto messo in scena a teatro per raccontare anche ai giovani in maniera più coinvolgente una delle pagine più difficili della storia recente del nostro Paese e l’intero spirito della rassegna di “Cinema Letteratura e Diritto”sottolinea Aldo Sandulli, Preside della Facoltà di Giurisprudenza del Suor Orsola – rappresentano sicuramente uno dei tratti distintivi del nostro modo di “fare università” alla Facoltà di Giurisprudenza del Suor Orsola, dove si propone, ormai da anni una didattica fortemente innovativa, attenta alla tradizione degli studi giuridici teorici, ma anche fortemente votata alla preparazione alle “pratiche” del diritto, attraverso lo studio dei casi giurisprudenziali, le simulazioni processuali, i tirocini presso le magistrature e le lezioni affidate non solo ai giuristi accademici ma anche ai diversi esponenti delle professioni forensi”.

Presentazione dello spettacolo

9 maggio 1978, via Caetani, Roma: nel bagaglio di una Renault 4 rossa viene ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro. Terminano così i cinquantacinque giorni più misteriosi dell’intera storia dell’Italia repubblicana. Cinquantacinque giorni che sconvolsero l’Italia e che aprirono nel tessuto civile ferite non ancora rimarginate.

Marco Baliani, istrione del teatro d’impegno civile, si addentra in quel ramificato tunnel di domande senza risposta e di inconfessabili trame, di segreti e interrogativi, che è stato il sequestro del presidente della Dc. Su una scena nuda Marco Baliani è inquisitore e testimone di un episodio che ha diviso la generazione dei sessantottini: il caso di Aldo Moro, sequestrato dalle Brigate Rosse e assassinato 55 giorni dopo, il 9 maggio del 1978.

Baliani parla al plurale, come un compagno tra compagni, improvvisa e ripercorre le emozioni di quegli anni trascorsi a Roma, usando quell’episodio come mappa di un suo personalissimo viaggio nella memoria civile: «eravamo una gioventù con troppa fede» – e ancora – «quando sentii alla radio che Moro era stato sequestrato provai un senso d’eccitazione».

Il nucleo dello spettacolo risale al 1998, quando Baliani pubblicamente parlò del caso di fronte alle telecamere della televisione – parole che sono diventate un libro pubblicato da Rizzoli. Una cicatrice che ancora sanguina – così Baliani ci racconta di Moro – di un uomo politico che cessò di essere tale dopo il sequestro, di una «faccia da prete» che lo andava a visitare tormentando la sua coscienza, di un corpo, quello di un uomo, dentro il bagagliaio di una Renault 4.

Da magnetico Cicerone di una dirompente via crucis dialettica, Baliani ridisegna il percorso storico delle manifestazioni di una gioventù militante, idealista e baldanzosa, che credeva nella rivoluzione e nelle rivendicazioni politiche. La narrazione si nutre di testimonianze video, titoli di giornale, volti belli e brutti di gente comune, citazioni. Ma Baliani sa come scegliere i frammenti della memoria, conduce e seduce, vibrante e mai banale, raccontando una storia che tutti sanno, dove a fare la differenza sono le emozioni e i particolari, gli elementi oscuri, le contraddizioni maturate in quei 55 giorni, un sudario che ancora avvolge la sua coscienza.

Alla fine si ha l’impressione che il racconto non sia finito: la missione del teatro è giunta al termine, ma la riflessione degli spettatori è appena iniziata, perché il piombo di quegli anni è ancora molto denso.

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