La crisi potrebbe fermare anche Italo, rischio tagli per il 30% dei dipendenti. E scoppia la polemica politica.

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Un vero Ice Bucket quello apparso stamattina sulle pagine economiche del quotidiano “La Repubblica”, NTV, la società fondata nel 2006 da Luca di Montezemolo, Diego Della Valle, Gianni Punzo e Giuseppe Sciarrone per fornire servizi ferroviari ad alta velocità in concorrenza con Trenitalia, sui treni rossi Italo, è a rischio sopravvivenza, e nelle prossime settimane potrebbe procedere a tagli del personale, nell’ordine del 30%, che potrebbe essere messo in mobilità.

Si tratta di 300 persone su 1000 dipendenti (già a contratto di solidarietà), tagli che potrebbero deprimere anche le imprese che vivono nell’indotto generato da Italo.

I treni Italo giorno dopo giorno portano a destinazione sempre più passeggeri (quasi triplicati negli ultimi 2 anni, da 2 a più di 6 milioni) ed il fatturato di NTV è in aumento, ciononostante negli ultimi due anni oltre ai passeggeri sono aumentate anche le perdite (156 milioni), sono aumentati i debiti (781 milioni di €), mentre si è ridotto il capitale proprio nello stato patrimoniale, ridottosi del 33% solo nei primi 3 mesi del 2014.

Cos’è allora che mette a rischio la sopravvivenza dell’unico vettore italiano dell’alta velocità concorrenziale a Trenitalia?

I fattori di crisi sono sostanzialmente due, come lasciano trapelare da NTV: il primo è proprio l’unico concorrente, Trenitalia, ex monopolista, che ha messo in atto una vera e propria guerra dei prezzi, guerra che ha provocato addirittura un ricorso all’Antitrust da parte di NTV, che peraltro lamenta l’assenza di un’authority dedicata al comparto ferroviario.

Il secondo è invece la politica del governo, espressa nel Decreto Competitività emanato dal Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi: con questo provvedimento viene sancita la fine del regime tariffario agevolato per l’energia, un regime che durava da più di 50 anni, essendo stato istituito addirittura nel 1963. In base a questo provvedimento, NTV ha previsto un incremento dei costi di gestione nell’ordine di 15-20 milioni di € all’anno a partire dal 2015. Costi che vanno ad aggiungersi ai 120 milioni di € che NTV paga a RFI (azienda partecipata al 100% da Ferrovie dello Stato Italiane) per l’accesso alla Rete Ferroviaria. A nulla sono valsi i tentativi da parte di NTV di cercare di cambiare il provvedimento del Governo Renzi.

E’ quindi montata la polemica politica: da un lato Della Valle ha attaccato la Guidi parlando di “persone incompetenti ed inesperte alla guida del Ministero dello Sviluppo Economico”, con la risposta del Ministro che non si è fatta attendere (“Della Valle è un grande imprenditore che ogni anno fa l’opinionista”), dall’altro è scoppiata la battaglia a colpi di Tweet tra la stessa NTV ed il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Forza Italia).

GasparriNTV dal canto suobha già rivisto i contratti con i fornitori, tagliato gli stipendi ai dirigenti ed applicato i contratti di solidarietà.

E’ stato inoltre dato incarico alla banca d’affari Lazard di ristrutturare il debito accumulato, cercando un negoziato con le banche creditrici. Il passo successivo sembra quello del taglio del 30% del personale, taglio che non potrà non avere ripercussioni sull’operatività, sull’indotto e sull’opinione pubblica.

Ed il timore, come si legge tra le righe del pezzo di “Repubblica”, è che questo possa non essere sufficiente.

Se non arrivano iniezioni di capitale fresco, unite ad un atteggiamento più morbido da parte del governo e della politica, i treni Italo sono destinati a fermarsi.

 

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