Divulgazione scientifica, ricerca e trasferimento tecnologico in Campania.

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Quando si approcciano contesti scientifici molto specialistici, diventa difficile per l’utente “non addetto ai lavori” comprendere i risultati di ricerche pubblicate su libri e riviste specializzate.

La divulgazione scientifica è l’attività che permette di rendere accessibile al grande pubblico proprio quelle conoscenze che ai molti non sono comprensibili.

“Purtroppo non basta essere esperti in una materia per essere ottimi divulgatori, la divulgazione scientifica non è per tutti” ha sostenuto Clemente Cipresso, casertano, ricercatore ed appassionato di divulgazione scientifica e trasferimento tecnologico. Durante i miei studi universitari ho incontrato docenti che sapevano essere sia ottimi insegnanti che ottimi divulgatori e altri che non erano né l’una né l’altra cosa!” Il linguaggio del divulgatore deve essere quindi comprensibile a chi ha una cultura scientifica medio-bassa.

Divulgare vuol dire tradurre un messaggio scientifico in modo che sia comprensibile al maggior numero possibile di persone. Ma non  è solo un problema di diffondere in maniera semplice i risultati della ricerca. Spesso la difficoltà più grossa è quella di trasferire i risultati della ricerca alla grande industria, in un epoca in cui la competitività internazionale è ad altissimi livelli. “Vi è, in pratica, una sostanziale difficoltà nel trasferire tecnologie avanzate dai produttori di conoscenza (quali università ed Enti di ricerca, di natura prevalentemente pubblica) agli utilizzatori (le imprese)” ha continuato Cipresso “l’interazione tra imprese e centri di ricerca è attualmente difficile ed obsoleta”.

Il ruolo delle Università diventa determinante, ma fino a che punto? “Esse devono impegnarsi nella realizzazione di infrastrutture di ricerca come strumento di trasferimento delle conoscenze scientifiche alle attività produttive, creando interventi diretti a favorire rapporti più stretti tra università e industrie, ma nello stesso tempo è necessario un nuovo modo per trasferire conoscenze. In Campania, così come in gran parte del centro-sud, molto si sta facendo nella realizzazione di laboratori pubblico-privati focalizzati su aree scientifico-tecnologiche, ma la presenza di un quadro giuridico frammentato amplifica le problematiche connesse al trasferimento tecnologico. Sarebbe auspicabile, in tempi brevi, la presenza di un coordinamento efficace e alcuni network forti e ben strutturati che riuniscano enti regionali, nazionali e internazionali, partner industriali ed esperti di trasferimento tecnologico e investitori in capitale di rischio. Solo così il mezzogiorno, l’innovazione e la ricerca potranno ritornare a svolgere un ruolo da protagonisti.”

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