Dopo lo schiaffo di Expo arriva il successo Unesco per la pizza.

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russo_paolo-articolo-62-farmaciedall’On. Paolo Russo riceviamo e pubblichiamo

Ministri, opinion maker, leader del mondo agricolo e cultori del buon cibo nostrano, tutti, ma proprio tutti, hanno salutato come un successo la proposta unica, in realtà vi è anche la proposta della perdonanza celestiniana in differita per il 2017 (cose italiane!), che l’Italia ha presentato perché divenga patrimonio immateriale dell’Unesco: l’arte dei pizzaiuoli napoletani.

Finalmente si darà dignità ad uno straordinario prodotto replicato nel mondo che, a dispetto di multinazionali e colossi del food, continua a mietere successi sui mercati.

Adulti e piccini, principi e disperati, cristiani e musulmani, a portafoglio o in locali stellati: ovunque si apprezza questo disco intriso di italianità, anzi di meridionalità.

Pomodori, mozzarella, olio, farina. Tutti ingredienti tipici della nostra storia agricola ed alimentare, se si vuole contadina.

Ma mi domando perché in Expo, straordinaria vetrina  per i tanti prodotti italiani, anche industriali, non si è tenuto in conto che se vi era un alimento che poteva rispondere alla domanda Expo “nutrire il pianeta energia per la vita” questo era proprio la pizza?

Unica nella sua replicabilità in ogni parte del mondo, efficiente nell’apporto nutrizionale bilanciato, a costo accessibile ovunque e peraltro evocativa della grande tradizione agricola del nostro Paese.

La si è relegata come opportunità per rallegrare e sfamare i milioni di turisti di Expo, ma non le si è data quella dignità che pur meritava per essere la vera protagonista di una sfida mondiale.

Escludo che questa prevaricazione nasca da pregiudizi anti meridionalisti, ma devo rilevare come l’Expo abbia in questo modo protetto, favorito ed alimentato prevalentemente i prodotti delle filiere industriali del nord.

Nulla contro, ma la pizza avrebbe rappresentato ben diverso segno etico e modello di politica agricola.

Non è mai troppo tardi: soloni e supertecnici potranno fare ammenda e rifarsi con applausi e soprattutto concrete azioni di sostegno, tutela, valorizzazione di questo nostro straordinario patrimonio. Non la pizza e basta, ma l’arte di chi la confeziona.

 

* deputato al Parlamento

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