I processi dell’antiracket, giovedì 10 da iocisto con Tano Grasso.

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copertina-antiracketGiovedì 10 dicembre 2015 per la prima volta iocisto #lalibreriaditutti, Via Cimarosa, 20 (Piazza Fuga) ospiterà l’iniziativa itinerante “I giovedì dell’antiracket” della Federazione antiracket (FAI).

Il pomeriggio sarà dedicato al tema “Legalità e diritti” con la presentazione del libro “I processi dell’antiracket” Una guerra mite di Maria Grazia Gerina e Vincenzo Vasile.

Il libro vuol essere un
contributo alla ricostruzione di una storia giudiziaria che va da
Gela (Caltanissetta) a Lamezia in Calabria, dai quartieri di Napoli
a Ercolano, dal regno dei Casalesi a Vieste (Foggia) fino alla
svolta dei processi nella roccaforte di Cosa nostra a Palermo,
propiziati dalla nascita di Addiopizzo e Libero Futuro.

Interverranno:

Nives Monda, socia fondatrice di iocisto,

Davide Estate, Presidente Associazione Fai Vomero/Arenella

Mario Coppeto,  Presidente Municipalità Vomero/Arenella

Nino Daniele, Assessore alla cultura al Comune di Napoli

tano-grasso33Tano Grasso, presidente FAI

Modera l’incontro il giornalista Giuseppe Crimaldi.

 

Il 10 dicembre ricorre la firma della Dichiarazione universale dei diritti umani– Parigi 10 dicembre 1948-  la cui redazione fu promossa dalle Nazioni Unite perché avesse applicazione in tutti gli stati membri. Per cui a conclusione della presentazione del libro ci sarà un intervento di Gianmarco Pisa come rappresentante degli Operatori di Pace.

 

IL LIBRO

Il 15 ottobre 1991, davanti al Tribunale di Patti (Messina) si apriva

il primo processo contro il racket delle estorsioni, originato

dall’inedita denuncia collettiva dei commercianti e imprenditori
di Capo d’Orlando, parte civile nei confronti dei mafiosi che
li taglieggiavano. Fino allora nelle carte giudiziarie il racket era stato
un oggetto misterioso. L’estorsione mafiosa, catalogata come
“protezione”, oppure “pizzo”, compare a intermittenza nelle
inchieste e nei precedenti processi. Il primo “pentito”, Leonardo
Vitale, nel 1973 a Palermo rivela che il racket è elemento
fondante della mafia ed equivale a una “messa a posto” di
imprenditori e commercianti dentro al sistema di Cosa nostra.
Ma Vitale non viene creduto ed è mandato a morte. Giovanni
Falcone dieci anni dopo denuncia il black out investigativo sul
pizzo, ma ancora nel 1991 il giudice istruttore di Catania, Luigi
Russo, sentenzia che pagare è uno “stato di necessità” per i
grandi imprenditori. Con il processo di Capo d’Orlando, che
s’intreccia con il sacrificio di Libero Grassi, lasciato solo a Palermo
davanti ai suoi assassini, inizia una “guerra civile mite”
che in un quarto di secolo ha portato sul banco degli imputati
e in carcere centinaia di estorsori.

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