Io, sono invincibile, Caligola al tempo dei social, dal 12 al 14 al Nuovo Teatro Sanità.

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Locandina IO SONO INVINCIBILEEn Art in collaborazione con Laila srl

presenta

IO, SONO INVINCIBILE

liberamente ispirato a Caligola di Albert Camus

regia Pako Ioffredo
con Alessandro Errico, Pako Ioffredo,

Demi Licata, Arturo Muselli, Francesco Nappi

12 | 13 | 14 febbraio 2016 (venerdì e sabato ore 21| domenica ore 18) al Nuovo Teatro Sanità (piazzetta San Vincenzo 1 Napoli)

«Tu sei puro nel bene, come io sono puro nel male.»

Liberamente ispirato alla versione del 1941 del testo teatrale Caligoladi Albert Camus, lo spettacolo Io, sono invincibile diretto da Pako Ioffredo, e che andrà in scena il 12, 13 e 14 febbraio 2016 (venerdì e sabato ore 21, domenica ore 18) al Nuovo Teatro Sanità (piazzetta San Vincenzo 1, Napoli) ambienta nell’era dei social la storia del terzo imperatore romano Gaio Giulio Cesare Germanico, noto con il soprannome di Caligola, attraverso il quale si consuma il dramma esistenziale dell’uomo moderno.

In scena: Alessandro Errico, Demi Licata, Arturo Muselli, Francesco Nappi e lo stesso Ioffredo.

Con un sapiente uso di videoproiezioni (a cura di BBROS), Facebook scandisce i momenti topici del dramma e indica lo stato di gradimento dei sudditi dell’Imperatore, allo stesso modo le dichiarazioni di Caligola diventano videomessaggi volti a esaltarne la vanità. Ma al di là di ogni connotazione temporale e spaziale – che restano volutamente indefiniti –, il regista restituisce al pubblicoun Caligola preda delle più disparate passioni umane e, oscillando insieme a lui tra momenti di introspezione e momenti di gioco, si svelerà un altro “io” capace di togliersi la maschera e scoprire l’invincibilità del cuore. Io, sono invincibile. Appunto.

E se, come ricorda Peter Brook, «il teatro è lo specchio del mondo», con questo lavoro Ioffredo restituisce allo spettatore non solo l’immagine del nostro tempo, ma soprattutto lo strascico di una domanda: Sono io?

NOTE DI REGIA

In un’epoca in cui ognuno tende alla chiusura e all’individualismo sfuggendo alle relazioni umane, il Caligola di Camus diventa il più realistico e sincero specchio della nostra società, rivelando il vuoto esistenziale dell’uomo e il nichilismo del mondo in cui vive: un vuoto generato dall’assenza di amore e dall’incapacità di cogliere la bellezza e la poesia.

Attraverso molteplici maschere, immersi in una atmosfera carnascialesca, il demone capocomico diventa l’espediente per svelare la realtà delirante che lo circonda. L’umorismo del grande dittatore rivela drammaticamente l’impotenza degli uomini di fronte al nuovo potere. Un ruolo chiave è giocato dai mass media e dai social network volti a rappresentare la nuova dimensione del potere e a esaltare o denigrare, a convenienza, il sistema.

L’uomo, fuggendo dal confronto con la propria interiorità e dalla sofferenza della propria natura, alimenta la sua solitudine che lo spinge ad emulare il carnefice, non per cambiare il sistema che lo annienta, ma per sostituirsi ad esso, convinto che l’assunzione del potere sia l’unico strumento per essere, ovvero esistere nel mondo.

Maschere e personaggi perdono le proprie certezze sino ad arrivare all’unico abisso possibile, mostrarsi cioècome il carnefice: «Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te».

Recitiamo le ipocrisie e l’illogicità delle azioni umane attraverso personaggi stravaganti, a tratti parodistici, sottolineando quanto la realtà non sia poi così distante dal teatro e che quest’ultimo, di fronte a tanta assurdità, talvolta soccombe. Il gioco teatrale immerge i personaggi in una continua farsa, come uno scherzo di Petrolini, il tempo scompare nello spazio, dimostrando quanto i personaggi siano ad essi perpetuamente estranei.

E ancora, Albert Camus si domanda «se l’amore sia indispensabile al potere perché possa conservare una residua scintilla di umanità». A questa domanda, attraverso il lavoro di ricerca, vorremmo provare a dare risposta, soffermandoci sulla relazione tra i due elementi e su come la mancanza d’amore trasformi il potere odierno in una spasmodica ricerca dell’apparire e del voler essere. È l’amore, insito nell’azione e nel presente, a svelare la bellezza, liberandola, con sacrificio, da ogni forma di schiavitù dell’apparire e del compromesso e restituendo all’uomo un altro io, capace di agire e scoprire l’invincibilità del cuore umano nascosto dietro la maschera: Io, sono invincibile.

Pako Ioffredo

Aiuto regia: Ludovica Tinghi
Assistente alla regia: Mauro Di Rosa
Scene e costumi:
Carmela Serpe
A
ssistenti scene e costumi: Federico Paparone, Fabiana Amato, Anna Russo
Luci, video e suono a cura di BBROS

Fotografo di scena: Paolo Visone
Locandina
a cura diGiuseppe Manfredi

Tecnici di scena:
Enzo Tafuto, Pasquale De Vivo

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