Italia senza strategia, lettera di richiamo dell'UE, a rischio oltre 40 miliardi di € di fondi.

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Nello scorso mese di giugno l’Unione Europea ha inviato una lettera di richiamo al Governo italiano respingendo di fatto l’accordo di partenariato  che era stato sottoposto all’Europa nello scorso aprile dal Governo Renzi.

Nel documento, la cui esistenza viene rivelata nell’edizione odierna del quotidiano “La Repubblica”, viene di fatto imputata all’Italia l’assenza di una strategia su diversi ambiti di intervento in cui è possibile accedere ai fondi comunitari.

In particolare, secondo l’Unione Europea, l’Italia non ha una visione strategica su ricerca, innovazione, agenda digitale, cultura, sviluppo tecnologico e competitività. Per questo motivo il Governo è stato “rimandato a settembre”, mese entro il quale dovrà presentare un nuovo piano per l’assegnazione dei fondi europei.

L’assenso dell’Unione Europea è determinante per dare il via libera ai programmi di sviluppo tanto nazionali quanto regionali, che per il settennato 2014-2020 dovrebbero vedere l’Italia beneficiare di 41, 5 miliardi di €, che raddoppiano con il cofinanziamento nazionale. Fondi che al momento sono congelati in attesa del vial libera dell’UE, che non c’è stato in base al documento presentato da Renzi ad aprile. Ad essere penalizzate sarebbero naturalmente le regioni meridionali, destinatarie del 71% dell’uso dei fondi.

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All’Italia inoltre viene imputata anche l’inefficienza della macchina amministrativa, sia a livello nazionale sia a livello locale.

Nel documento dell’UE, dunque all’Italia viene contestata la mancanza di una visione organica delle politiche di sviluppo e la mancanza di una macchina amministrativa efficace ed efficiente (con individuazione precisa di soggetti, competenze e procedure, anche per ciò che riguarda i soggetti coinvolti nell’accordo di partenariato), la genericità delle proposte sul piano dello sviluppo tecnologico, la concentrazione delle risorse su eventi culturali a basso valore aggiunto (praticamente le sagre di paese), la stagnazione della situazione di Pompei (105 milioni ancora non impiegati), l’aver destinato una parte residuua delle risorse al problema dell’istruzione e dell’abbandono scolastico, soprattutto al Sud.

Ma ci sono appunti anche sui trasporti, sull’agenda digitale, sulla gestione delle acque, e su altro ancora, nei 249 punti delle 37 pagine del documento Ue.

Certo una doccia fredda per Matteo Renzi ed il suo Governo, proprio durante il semestre di presidenza italiana, e proprio mentre arrivano dati sull’economia che parlano di recessione. All’Europa bisognerà dare risposte pronte e soddisfacenti, onde evitare l’accumularsi dell’ennesimo ritardo.

 

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