L’impresa familiare del sistema moda: un modello storico che si rinnova. Lo studio di Unicredit presentato da Kiton.

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logounicreditL’impresa familiare, modello radicato e fondante nel tessuto economico italiano e campano, come si appresta ad affrontare le sfide che mercati sempre più internazionalizzati e globali pongono oggi alle aziende? Quali sono i suoi punti di forza e quali le aree di miglioramento?

A rispondere a queste domande, tentando di tracciare un profilo dell’impresa familiare del Sistema Moda e di isolarne tratti peculiari e tendenze, sono stati gli ospiti intervenuti oggi ad Arzano, in provincia di Napoli, presso la sede del Gruppo Kiton, alla presentazione del focus dell’Osservatorio AUB, promosso da AIdAF (Associazione Italiana delle Aziende Familiari), dal gruppo UniCredit, dalla Cattedra AIdAF-EY di Strategia delle aziende familiari dell’Università Bocconi e dalla Camera di Commercio di Milano, e dedicato  alle aziende che operano nella produzione e commercializzazione di abbigliamento, borse ed accessori, calzature, orologeria e gioielleria.

9823224_origNel corso del pomeriggio, dopo i saluti del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, si è svolto un dibattito alla presenza della padrona di casa Maria Giovanna Paone, Vice Presidente Ciro Paone S.p.A. e con il coinvolgimento di Felice Delle Femine, Regional Manager Sud di UniCredit, di Domenico Menniti, Presidente Harmont & Blaine S.p.A., di Carlo Palmieri, Amministratore Delegato Pianoforte Holding S.p.A., di Guido Corbetta, Titolare Cattedra AIdAF-EY presso l’Università Bocconi e di Dario Voltattorni, Direttore Esecutivo AIdAF.

Durante il dibattito è emerso che il Sistema Moda assume un ruolo rilevante all’interno dell’economia del Paese poiché rappresenta una componente primaria dell’eccellenza manifatturiera italiana – insieme ai settori dell’alimentare e bevande, del mobile-arredo e dell’automazione (inclusa la meccanica) – e contribuisce a diffondere l’identità produttiva italiana, la sua cultura e la tradizionale qualità del Made in Italy.

I risultati degli studi condotti sulle aziende familiari in Italia appartenenti al comparto Moda, sintetizzano quasi totalmente la nostra realtà imprenditoriale, per questo siamo felici di poter ospitare oggi all’interno della nostra sede storica quanto emerso dal focus condotto dall’Osservatorio AUB – ha affermato Maria Giovanna Paone, Vice Presidente Ciro Paone S.p.A. E’ il 1968 quando qui ad Arzano, mio padre Ciro Paone ha dato vita al marchio Kiton, impresa da subito fondata sulla filosofia dell’alta qualità nella volontà di posizionarsi come leader nel settore di appartenenza; tali principi guida sono ancora oggi alla base del nostro successo. E’ la ricerca dell’assoluta eccellenza e la ferma convinzione dell’importanza di tramandare e consegnare i codici di stile del vero Made in Italy alle nuove generazioni che ci consente di preservare la nostra cultura sartoriale celebre in tutto il mondo e assicurare così continuità al nostro savoir-faire, unico e inimitabile. Kiton è un’impresa familiare la cui radicata identità produttiva italiana si è dimostrata essere strategia vincente e impulso distintivo e dinamico all’internazionalizzazione. Tradizione e ricerca, identità e qualità sono da sempre nostre cifre distintive. “Il Meglio del meglio + 1”, questa la mission della nostra azienda, che consta oggi 780 dipendenti se consideriamo i quattro siti produttivi di Arzano, Biella, Parma e Fidenza e 52 boutique monomarca dislocate nelle principali capitali economiche e commerciali nel mondo.”

Per Felice Delle Femine, Regional Manager Sud di UniCredit, ”le aziende familiari del Sistema Moda rappresentano una delle eccellenze del sistema produttivo della Campania e del Sud e sono uno specchio abbastanza rappresentativo dell’intero sistema industriale italiano, caratterizzato da un esiguo numero di grandi imprese e un indotto costituito in larga parte da aziende medie, piccole e piccolissime dimensioni a controllo prevalentemente familiare. Dallo studio presentato oggi emerge che le aziende familiari del Sistema Moda hanno saputo resistere meglio alla contrazione economica che ha colpito l’intero territorio nazionale e hanno sfruttato la leva dell’internazionalizzazione per rilanciare la propria competitività, a dimostrazione che mai come in questo caso l’impresa familiare è in grado di affrontare le nuove sfide e non è sinonimo di immobilismo ma, al contrario, di intraprendenza e voglia di emergere”

La ricerca ha identificato e analizzato 645 aziende del Sistema Moda (di cui 16 campane), con fatturato superiore a 20 milioni di euro, che generano 44.3 miliardi di euro di fatturato e impiegano circa 175.200 addetti, dal quale sono emerse alcune caratteristiche fortemente distintive. In particolare,l’approfondimento degli assetti proprietari evidenzia una elevata incidenza delle aziende a controllo familiare: circa quattro aziende su cinque (78,1%) sono controllate da una (o due) famiglie proprietarie. Tale incidenza è ancora più elevata nelle aziende di minori dimensioni, ovvero con fatturato compreso tra 20 e 50 milioni di euro (82,4%). Anche  tra le aziende più grandi, quelle con ricavi superiori a 50 milioni di Euro, l’incidenza delle familiari risulta superiore di oltre 10 punti rispetto alla media nazionale (71,1% vs 59,0%).

Focalizzando l’attenzione sulle 504 aziende familiari analizzate nel rapporto, che generano 31.4 miliardi di euro di fatturato e impiegano circa 124.500 addetti, è possibile mettere in evidenza alcune caratteristiche distintive:

  • Una lunga tradizione legata al territorio: Le aziende familiari del Sistema Moda sono caratterizzate da una elevata frammentazione del tessuto produttivo. Tuttavia, la stretta connessione con il territorio e la comunità locale ha però favorito nel tempo ed incentivato la creazione e l’affermazione di nicchie produttive di qualità, fortemente specializzate. Circa il 60% delle imprese familiari del Sistema Moda, infatti, ha più di 25 anni, una incidenza superiore di oltre 30 punti (nelle aziende medie e grandi) e 25 punti (nelle aziende più piccole) rispetto a quella rilevata nelle aziende non familiari. Tale dato mostra un forte radicamento territoriale, confermato anche dalla localizzazione in alcune aree geografiche. Lombardia, Veneto e Toscana (con rispettivamente, il 31,9%, il 20,2% e il 15,2% delle aziende) sono le regioni principali, sede di alcuni importanti distretti tra cui quello dei filati e della seta di Como (Lombardia), della maglieria di Treviso (Veneto) e dei filati e dei tessuti di lana di Prato (Toscana). Le aziende di piccole dimensioni del Sistema Moda sono concentrate maggiormente nel Centro (26,2%) e nel Sud del Paese (7,5%).

 

  • Forte legame con la famiglia e “anzianità” del leader: Le aziende del Sistema Moda si caratterizzano per un forte legame con la famiglia proprietaria: circa 7 aziende su 10 di medie e grandi dimensioni sono guidate da un leader familiare e tale incidenza raggiunge l’80% nelle aziende di minori dimensioni. In queste ultime, poi, la presenza di una leadership totalmente non familiare è quasi assente (solo il 3,7% delle aziende sono guidate esclusivamente da non familiari, contro il 13% di quelle di medie e grandi dimensioni). Il significativo coinvolgimento della famiglia proprietaria nelle aziende di minori dimensioni è testimoniato anche dall’analisi della composizione del Consiglio di Amministrazione (CdA): circa sei aziende su dieci sono dotate di un CdA composto interamente da membri della famiglia, una incidenza superiore di circa 30 punti rispetto a quella rilevata nelle aziende di maggiori dimensioni (32,4%). Un aspetto interessante che emerge dall’indagine, riguarda la presenza di leader “anziani” al vertice. Se a livello nazionale il 23,7% delle aziende è guidato da un “ultrasettantenne”, nelle aziende del Sistema Moda di medie e grandi dimensioni tale percentuale è pari al 15,3%.

 

  • Le aziende familiari faticano a crescere, ma guadagnano bene: Nonostante il trend di ripresa che ha caratterizzato l’industria della moda nel 2014 e che ha fatto registrare buoni tassi di crescita anche nel primo semestre del 2015, il Sistema Moda è un comparto che ha risentito in modo significativo della crisi iniziata nel 2009. Basti pensare che tra il 2011 e il 2014 il numero di aziende attive nel comparto tessile, dell’abbigliamento e delle calzature si è ridotto del 17%. Con riferimento alle aziende monitorate dall’Osservatorio AUB, le aziende del Sistema Moda (familiari e non) si caratterizzano per una maggiore capacità di tenuta e di risposta rispetto alla media nazionale. In particolare, tra le aziende del settore, sono le aziende non familiari ad aver registrato livelli di crescita superiori (+96,8% tra il 2007 e il 2014, contro il 42,9% delle aziende familiari e il 33,6% della media nazionale).

 

  • Le acquisizioni sono ancora poche: La flessione della domanda interna, il cambiamento dei modelli di consumo e la crescente dinamicità del mercato hanno creato, anche tra le aziende del Sistema Moda, la necessità di ricercare nuove alternative strategiche per supportare un percorso di crescita duraturo. La crescita per vie esterne è una delle alternative strategiche a disposizione, anche se i dati mostrano una scarsa propensione acquisitiva tra le aziende familiari del Sistema Moda: solo il 12,8% ha effettuato una operazione di acquisizione tra il 2000 e il 2014 (dato comunque in linea con la media dell’11,3% delle familiari dell’Osservatorio AUB).

 

  • L’internazionalizzazione come leva strategia: I dati dell’Osservatorio AUB dimostrano come le aziende del Sistema Moda abbiano fatto fronte alla stagnazione della domanda interna sfruttando in maniera crescente l’export come leva strategica. Le aziende familiari del Sistema Moda presentano infatti una maggiore propensione verso strategie di internazionalizzazione rispetto alla media nazionale: il 62,6% ha effettuato almeno un investimento diretto all’estero (IDE) alla fine del 2014, contro il 45,8% della media nazionale. L’Asia appare un’area di particolare interesse per le familiari del Sistema Moda: 1 azienda su 4 ha realizzato un Investimento Estero Diretto nel continente asiatico (contro il 15,0% della media nazionale)

“L’azienda familiare è quella che ti consente di crescere, è quella che sovente resiste alle turbolenze ed alle difficoltà dei mercati – ha affermato Domenico Menniti, Presidente Harmont & Blaine S.p.A. – arriva il momento però in cui vi è la necessità che il vincolo di sangue ceda il passo ad un diverso modo di gestire. Per svilupparsi ulteriormente, per competere in un mercato sempre più globalizzato, è necessario che l’azienda si doti di competenze manageriali non sempre rinvenibili all’interno dei nuclei familiari. E’ necessaria un governance che definisca con chiarezza le linee di comando, che definisca ruoli e compiti. Il miracolo avviene allorquando si riesce a conservare l’anima e si gestisce con i managers. Allora sì che avremo l’orgoglio di aver creato un qualcosa che ci sopravviverà e che avrà un significato non solo per gli azionisti ma anche per la società che ci circonda“

“La globalizzazione ha fatto si che “piccolo è bello” per le aziende italiane sia un vincolo ormai insuperabile – ha affermato Carlo Palmieri, Amministratore Delegato Pianoforte Holding S.p.A In particolare nel settore Moda la competizione e la presenza dei players è sempre più legata alla dimensione aziendale. Superare il livello familiare, aprirsi a capitale e management esterno è un obbligo per la crescita e per l’internazionalizzazione delle aziende del nostro territorio. Il mio augurio è che tante PMI di eccellenza nel fashion meridionale vincano questa “sfida” superando resistenze anche culturali”

“Dai risultati del focus dell’Osservatorio AUB – ha commentato Guido Corbetta, titolare della cattedra AIdAF-EY di Strategia delle Aziende Familiari dell’università Bocconi – emerge come le aziende del Sistema Moda abbiano saputo resistere meglio alla contrazione economica che ha colpito l’intero territorio nazionale, e l’internazionalizzazione sia stata una delle principali leve strategiche per rilanciare la propria competitività in un mercato sempre più dinamico e senza frontiere. Ma per quanto il binomio famiglia-impresa sia stato – soprattutto in questo settore – uno dei fattori alla base del successo competitivo, probabilmente per via della componente creativa indissolubilmente legata alla famiglia proprietaria, diventerà in futuro sempre più vitale la capacità di attrarre e far leva sulle competenze di manager non familiari per cogliere tutte le opportunità di crescita, considerando anche l’alta frammentazione del tessuto produttivo che caratterizza il settore”

Per Dario Voltattorni, Direttore Esecutivo AIdAF, “le aziende familiari italiane che operano all’interno del Sistema Moda, a fronte di una conferma della importanza che ricoprono nel tessuto sociale ed economico italiano, si confrontano oggi – e sempre più in futuro – con l’impellenza di crescere per intercettare un cliente sempre più internazionale, costantemente in viaggio e alla ricerca di una sempre più alta qualità nel prodotto e nel servizio. Le innovazioni tecnologiche e l’e-commerce se, da un lato, permettono di poter sopperire alla mancanza di punti vendita fisici, d’altro lato, obbligano le imprese familiari del settore ad una ricerca attenta di come trasmettere i propri valori e la propria identità imprenditoriale”

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