Network delle Reti Oncologiche in Campania, la proposta dell'European Cancer Patient Coalition (House Hospital Onlus).

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house hospital onlusUn Network delle Reti Oncologiche anche in Regione Campania per unire e integrare riabilitazione, cure palliative e Hospice: questo il progetto lanciato recentemente dall’European Cancer Patient Coalition, l’organismo internazionale che riunisce oltre trecento associazioni europee di volontariato accreditate in ambito oncologico.

Il progetto si pone l’obiettivo di condividere tutte le informazioni utili a fornire standard di assistenza più elevati a tutti i pazienti oncologici, così come confermò il dottor Sergio Canzanella, manager per l’Italia meridionale dell’Ecpc, nonché dirigente dell’Associazione House Hospital onlus, membro della Commissione Cure Palliative della Regione Campania e segretario della Sezione regionale della Campania della Società Italiana Cure Palliative.

E lo stesso dottor Canzanella annunciò la presentazione agli organi istituzionali della Regione Campania e al presidente della Giunta, l’onorevole Stefano Caldoro, di una serie di proposte che possono essere così riassunte: definire standard di qualità telematiche di appropriatezza e di metodiche per la loro valutazione al fine di ridurre la mortalità per cancro; ridurre il divario in mortalità per cancro mediante un più razionale impiego delle risorse disponibili; ridurre la migrazione sanitaria favorendo una riduzione del divario tecnologico, organizzativo e assistenziale; incrementare la copertura da parte dei Registri Tumori del territorio regionale; facilitare la creazione di Reti telematiche dei Registri Tumori; sviluppare la rete oncologica dedicata in particolare allo sviluppo e all’applicazione di nuove metodologie diagnostiche e terapeutiche ad alto contenuto tecnologico; incremento delle risorse da destinare alla lotta contro il cancro; implementare la continuità assistenziale; puntare sulla riabilitazione, intesa come ripristino di tutte le funzioni che il tumore e le terapie possono aver alterato, non solo da un punto di vista fisico, ma come obiettivo della qualità della vita del malato guarito o non guarito, al fine di riprendere il più possibile le condizioni di vita normali, limitando il deficit fisico, cognitivo e psicologico e potenziandone le capacità funzionali residue; sostenere le cure palliative, intese come prevenzione, identificazione, valutazione e trattamento dei sintomi fisici, funzionali, e dei problemi psicologici, sociali e spirituali del malato durante tutto il decorso della malattia, soprattutto nella fase avanzata-terminale, avendo come obiettivo quello di migliorare la qualità della vita del malato.

L’integrazione tra terapie oncologiche e cure palliative deve avvenire precocemente nel percorso di cura in ogni fase di malattia; combattere il dolore, che è presente alla diagnosi nel 25% dei malati di tumore, nel 50% durante i trattamenti antitumorali, e in fase avanzata-terminale nel 75-80% dei soggetti.

Il dolore non può pertanto considerarsi solo un sintomo della fase avanzata-terminale. Per tale motivo il medico che prende in cura il malato oncologico deve essere in grado di riconoscere precocemente il dolore e di saperlo trattare in modo adeguato.

Una percentuale compresa tra il 3 e il 5% dei malati soffre di dolori persistenti e intrattabili nonostante un corretto approccio terapeutico. Tali situazioni devono essere precocemente riconosciute e portate all’attenzione dello specialista algologo, in qualsiasi fase della malattia oncologica; fronteggiare la patologia neoplastica, che può avere profonde ripercussioni sulla sfera psicologica, affettiva, familiare, sociale e sessuale sia del paziente sia dei suoi familiari.

La letteratura psico-oncologica riporta che il 25-30% delle persone colpite da cancro presenta un quadro di sofferenza psicologica, caratterizzata in particolare dalla presenza di ansia, depressione e da difficoltà di adattamento, che influenza negativamente la qualità di vita, l’aderenza ai trattamenti medici e la percezione degli effetti collaterali, la relazione medico-paziente, i tempi di degenza, di recupero e di riabilitazione. Tale sofferenza può cronicizzare se non identificata e quindi trattata.

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