Quatuor pour la fin du temps di Olivier Messaen, sabato 14 alla Chiesa di S.Caterina da Siena.

0
42

Quando si ascolta il “Quatuor pour la fin du Temps” del francese Olivier Messiaen (1908-1992), non si può fare a meno di pensare al contesto in cui è nato ed è stato inizialmente eseguito, ovvero il campo di concentramento di Görlitz in Slesia.

Lì l’autore era internato, nel 1940, insieme ad altri 30.000 soldati, in prevalenza connazionali catturati dalle truppe tedesche. Tra i suoi compagni di prigionia c’erano il violinista Jean le Boulaire, il clarinettista Henry Akoka e il violoncellista Étienne Pasquier.

La loro presenza, insieme a quella di un noto compositore non passò inosservata, al punto che i responsabili del lager chiesero a Messiaen di scrivere un trio.

Il caso volle, poi, che l’autore, mentre lavorava alla ristrutturazione di una baracca, destinata a diventare un teatro per i prigionieri, trovasse un pianoforte, ancora in parte funzionante, per cui il trio divenne un quartetto, al quale prese parte anche il musicista, avente come filo conduttore alcuni passi dell’Apocalisse di S. Giovanni.

La prima esecuzione si tenne il 25 gennaio 1941 nello Stalag VIII A, davanti a numerosi ufficiali tedeschi e a circa 400 infreddoliti prigionieri di tutte le classi sociali, con Messiaen al pianoforte.

L’evento rappresentò fonte di grande conforto e riscatto morale per i reclusi e lo stesso compositore scrisse in seguito un commosso resoconto al proposito.

cappellettoPartendo dalla composizione e dalle vicende ad essa legata, il Circolo Artistico Ensemble ed il noto musicologo Sandro Cappelletto, hanno dato vita ad un originale allestimento del capolavoro di Messiaen che la Fondazione Pietà de’ Turchini ha voluto riproporre in un momento di così alta tensione sulla scena politica internazionale.

Il gruppo formato da Dario Candela (pianoforte), Luca Iovine (clarinetto), Giuseppe Carotenuto (violino) e Manuela Albano (violoncello) eseguirà gli otto movimenti del brano, alternati ai testi curati e letti da Cappelletto, narranti le vicissitudini che precedettero l’esecuzione del brano e alcune delle descrizioni relative alle diverse parti dell’opera, redatte dallo stesso Messiaen.

La composizione, caratterizzata da uno stile moderno rende molto bene le suggestioni legate alla fine del tempo, non solo come emergono dal libro dell’Apocalisse di S. Giovanni, ma anche nel senso ulteriormente fornito dall’autore, che fa riferimento alla fine delle “variazioni e divisioni, sottese al ritmo, che nell’eternità non avranno più senso”.

L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili

LASCIA UN COMMENTO