La Repubblica di Utopia, 19 e 20 novembre all’Archivio Storico Banco di Napoli.

0
48

La Repubblica di Utopia (19-20 novembre, ore 20:00)

Archivio Storico Banco di Napoli, Istituto Banco di Napoli-Fondazione, via Tribunali 213 – Napoli

Nell’ambito della rassegna “Scene d’archivio” della cooperativa En Kai Pan e dell’associazione teatrale Aisthesis

Ingresso libero, prenotazione obbligatoria

Due storie d’amore si intrecciano con le vicende tragiche della Repubblica del 1799. Un dialogo impossibile in cui due donne reclamano il loro diritto a costruire uno Stato ideale, basato sulla felicità del corpo: la famosissima Luisa Sanfelice, a cui Alexandre Dumas ha dedicato uno dei suoi romanzi “napoletani”, e la sconosciuta Serafina Vargas.

E’ questa in sintesi la trama de “La Repubblica di Utopia” (19-20 novembre, ore 20:00, Archivio Storico Banco di Napoli, Istituto Banco di Napoli-Fondazione, via Tribunali 213 – Napoli), secondo spettacolo della rassegna “Scene d’Archivio”, co-prodotta dall’Istituto Banco di Napoli Fondazione.

– dopo “Crudel d’amor – a cura della cooperativa En Kai Pan e dell’associazione teatrale Aisthesis.

Lisetta e Serafina, due donne per raccontare l’Utopia, grande protagonista del Settecento napoletano. La città, in questo secolo, è oggetto di una vera e propria azione di scrittura del territorio e della vita attraverso le grandi opere borboniche come l’Albergo dei Poveri, vera e propria città nella città, la fabbrica di sete di San Leucio, prima industria del Sud Italia, persino attraverso le carceri. Durante i cinque mesi della Repubblica la grande utopia è quella di reinventare la città, cambiandone gli ordinamenti, lo stile di vita, persino la toponomastica sulla base degli ideali della rivoluzione francese, allo scopo di renderla un luogo in cui coltivare il sogno, o se vogliamo l’illusione, della felicità sulla terra.

Lisetta e Serafina racconteranno soprattutto la tragedia della Repubblica, legata alla disastrosa situazione dei banchi che non riuscirono a coprire i debiti di guerra e a riavviare l’economia della città, come testimoniano i documenti conservati nell’Archivio Storico del Banco di Napoli e raccolti dal magistrale lavoro del suo direttore Eduardo Nappi, linfa vitale per l’inedita drammaturgia a firma di Stefania Bruno. “L’utopia, in fondo, è un atto di pura immaginazione e attraverso il divertimento del teatro – dice la Bruno – cercheremo di rievocare un pezzo glorioso della storia della città, per ricordarci che siamo tutti figli del ’99”.

La Repubblica di Utopia” è una produzione inedita, frutto del lavoro di ricerca su preziose fonti archivistiche custodite nell’Archivio, condotta dalla cooperativa En Kai Pan, mentre l’Associazione Teatrale Aisthesis e il suo regista Luca Gatta, che è anche direttore artistico della rassegna si sono occupati della formazione degli attori attraverso il laboratorio internazionale di composizione scenica “Licos”, una vera e propria residenza teatrale durata quattro mesi.

Durante il Licos, l’attore studia forme teatrali di differenti tradizioni per poi mescolarle insieme creando così una propria drammaturgia nella quale è però possibile riconoscervi le radici da cui è germogliata – spiega Luca Gatta uscire dalla propria cultura e porsi all’incrocio delle culture è un atto politico oltre che creativo, è la possibilità di trascendersi per comprendere un’alterità e recuperare la propria autonomia liberandosi dalle gabbie di una tradizione e di una cultura impostaci”.“L’obiettivo centrale del lavoro di Aisthesis è quello di creare un teatro di gruppo che abbia come fine la ricerca di nuove forme espressive e che si fondi sul dialogo transculturale favorendo perciò l’integrazione e l’interazione tra soggetti provenienti da culture ed esperienze differenti”conclude Gatta.

Gli attori, durante il laboratorio Licos, hanno seguito anche le lezioni di Francesca Della Monica, insegnante di tecnica e fisiognomica vocale. “Cantare, recitare una canzone o un testo, richiede all’interprete  la necessità di ri-significare a proprio modo ogni intervallo, ogni durata, ogni pausa – afferma Della Monica – cantare significa prestare il corpo al pentagramma, svegliare il processo della memoria che legherà il nostro vissuto, il nostro immaginario e il nostro
“essere” a quei segni scelti,  così  come, per converso,  il flusso della memoria attivato dalla parola apre le porte sensoriali, istigando il corpo a farsi presente nella materia vocale”.
Questa la filosofia che permea anche il lavoro di Gian Mario Conti, musicista che assieme a Francesca Della Monica ha costruito la drammaturgia musicale per tutti gli spettacoli inseriti nella rassegna “Scene d’Archivio”.

Prossimo spettacolo della rassegna Scene d’Archivio:

17 – 18 dicembre, ore 20:00

Commedia in tempo di peste – Archivio Storico Banco di Napoli

Info e costi per gli spettacoli di “Scene d’archivio”

ingresso libero, prenotazione obbligatoria al numero 339.6235295

mail coop.enkaipan@gmail.com, su Fb En Kai Pan

LASCIA UN COMMENTO