Specializzazioni sanitarie non mediche, interrogazione M5S alla Commissione Europea.

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microscopioIn Italia gli specializzandi sanitari “non medici”, come ad esempio i fisici, i biologi e i chimici, non godono degli stessi diritti attribuiti agli specializzandi medici in tema di formazione professionale. Per chiedere che della questione se ne occupi la Commissione europea, Piernicola Pedicini e altri tre portavoce europei del M5s hanno presentato un’interrogazione parlamentare.

I portavoce eurodeputati pentastellati hanno posto due precisi quesiti: se la Commissione non ritiene che in Italia sia in atto una pratica discriminatoria nei confronti degli specializzandi “non-medici” sul loro diritto alla formazione e se la Commissione intende implementare la legislazione comunitaria prevista dalle direttive 2005/36/Ce e 2013/55/Ue riconoscendo il diritto ad ottenere un trattamento retributivo a tutte le qualifiche professionali?

In assenza di delega del legislatore comunitario, – viene spiegato nell’interrogazione presentata dal M5s Europa – in Italia il diritto ad un assegno di formazione è stato limitato esclusivamente agli specializzandi medici, creando così una violazione del principio di eguaglianza, sia formale, sia sostanziale. In tal modo lo specializzando “non-medico” non essendo tutelato da un contratto e non percependo retribuzione, ha enormi difficoltà a conciliare la propria specializzazione professionale con la necessità di avere un reddito per la propria sussistenza. In altri Stati europei, come ad esempio nel Regno Unito, in Francia e in Germania, è previsto, con differenti modalità, un salario per tutti gli specializzandi, sia medici che non medici.

Il possesso del titolo di specializzazione – viene sottolineato da Pedicini – è indispensabile per la partecipazione ai concorsi per ricoprire ruoli dirigenziali nel servizio sanitario nazionale italiano, ma senza gli assegni di formazione anche per gli specializzandi “non-medici” questa possibilità viene preclusa.

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