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Cyberstalking, dal Tribunale di Napoli Nord condanne fino a 3 anni e 8 mesi

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Giunge ad epilogo una vicenda che aveva portato all’arresto di due persone nello scorso ottobre resesi colpevoli di cyberstalking aggravato e continuato nei confronti di altre due persone attraverso ripetuti video pubblicati sulla piattaforma social Tiktok.

Nei giorni scorsi il Tribunale di Napoli Nord ha dichiarato i due imputati colpevoli dei reati a loro ascritti e li ha condannati rispettivamente a 2 anni ed a 3 anni ed 8 mesi.

La pena inferiore comminata ad uno dei due imputati è dovuta alla confessione del reato.

Il Tribunale ha inoltre riconosciuto a titolo di ristoro una provvisionale da corrispondere alle vittime costituite parte civile da parte degli imputati, provvedimento immediatamente esecutivo.

Va inoltre ricordato che per i due imputati il Tribunale aveva altresì disposto la sospensione dei termini di custodia cautelare evitando che potessero tornare in libertà e reiterare il reato.

Avv. Arnaldo Bernini, difensore delle vittime

Enorme soddisfazione espressa dall’Avv. Arnaldo Bernini, difensore di entrambe le vittime di cyberstalking: “Si tratta di un punto di svolta per quanto riguarda i reati commessi a mezzo social network, una sentenza che non potrà ovviamente mai restituire alle persone offese le sofferenze e i dolori che hanno patito. Un punto di svolta per tutti i casi di molestie a mezzo social, un luogo che per troppo tempo è stato ritenuto terra di nessuno, in cui non c’era alcun tipo di conseguenza per ciascun comportamento.

Il mondo virtuale è un mondo materiale che produce effetti reali

La sentenza sancisce che anche il mondo virtuale è un mondo materiale che produce effetti reali sulla vita delle persone, oggi che l’impianto accusatorio avvalorato dal Gip in sede di richiesta di custodia cautelare è stato confermato in toto dal Tribunale in sede dibattimentale possiamo affermare che l’assenza della fisicità non esclude l’assenza di materialità e di offensività della condotta, anzi, questa fattispecie di atti persecutori trova la sua declinazione anche nel mondo online, e questo deve portare a riflettere verso una maggiore responsabilizzazione sull’uso che si fa dei social media, in un periodo storico in cui altri paesi stanno adottando misure restrittive sull’uso dei social media come il divieto ai minorenni.

Un precedente importantissimo

Ripeto, questa sentenza non restituirà nulla alle persone offese, non restituirà la sofferenza di mesi per non dire di anni, non restituirà la dignità tolta, non guarità le ferite psicologiche che sono state inferte con ore e ore di materiale video e audio prodotti, ferite che sono state documentate da esami medici ma quantomeno rappresenta un precedente che farà giurisprudenza per il futuro, sia perché l’autorità giudiziaria ha dimostrato di saper comprendere la gravità del caso, ma anche perché la tutela delle persone offese diventa tutela di tutti. Su questo punto di vista non posso che esprimere la mia più piena soddisfazione da cittadino e da avvocato.”

Pietro Pizzolla

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