Nel complesso panorama del diritto penale tributario, il reato di dichiarazione fraudolenta rappresenta una delle violazioni più gravi e insidiose nei confronti dell’erario. Si tratta di un reato che, per le sue implicazioni, non solo fiscali ma anche penali, può colpire imprenditori, professionisti e contribuenti in genere, spesso ignari della portata delle condotte che pongono in essere o delle responsabilità in cui possono incorrere. Per fare chiarezza su questo tema, abbiamo intervistato l’Avvocato penalista Michele Sirica, con studio legale a Sarno e Salerno, attivo su tutto il territorio nazionale, che da anni si occupa di difesa nei procedimenti per reati tributari, offrendo una visione approfondita e concreta di cosa significhi affrontare un’accusa di dichiarazione fraudolenta.
D: Avvocato Sirica, partiamo dalla definizione: cosa si intende per dichiarazione fraudolenta ai sensi del codice penale italiano?
La dichiarazione fraudolenta è un reato previsto nel “Testo unico delle sanzioni tributarie amministrative e penali” (ex articolo 2 del Decreto Legislativo n. 74/2000) in vigore da Novembre 2024, che disciplina i reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto. Si tratta di una condotta dolosa con cui un soggetto, al fine di evadere le imposte, utilizza fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, oppure pone in essere artifici o raggiri nella compilazione della dichiarazione dei redditi o dell’IVA. L’obiettivo è chiaro: ottenere un indebito risparmio d’imposta, ingannando l’Amministrazione finanziaria. Si tratta di un reato grave, punito con la reclusione da un minimo di 4 a un massimo di 8 anni.
D: Quali sono le principali condotte che possono configurare questo reato?
Le modalità con cui si può realizzare la dichiarazione fraudolenta sono molteplici, ma generalmente si distinguono in due grandi categorie:
1. Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti;
2. Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici
Nel primo caso, il soggetto inserisce nella dichiarazione fiscale fatture false, relative a operazioni mai avvenute, parzialmente avvenute o di importo gonfiato. È una forma di frode documentale particolarmente insidiosa, poiché può essere architettata anche con il concorso di terzi.
Nel secondo caso, si parla di mezzi fraudolenti diversi dai documenti, come la simulazione di operazioni, l’alterazione di scritture contabili o l’occultamento di documenti rilevanti. Il comune denominatore è l’intenzione di ingannare il Fisco.
D:Chi rischia di essere indagato o imputato per questi reati? Solo l’imprenditore o anche altri soggetti?
L’area dei potenziali soggetti coinvolti è ampia. In prima battuta, ovviamente, il legale rappresentante della società o il titolare della ditta individuale. Tuttavia, anche collaboratori, amministratori di fatto, consulenti fiscali, commercialisti o prestanome possono essere indagati e addirittura rinviati a giudizio, laddove vi siano indizi di concorso nel reato.
È per questo che la *linea difensiva deve essere costruita sin dall’inizio*, sin dal momento in cui la persona riceve un avviso di garanzia o è sottoposta a indagini preliminari.
D: Come si articola una corretta difesa in questi casi? Quali sono le prime cose da fare?
Il primo passo è sempre quello dell’analisi documentale e contabile. Occorre esaminare i bilanci, le dichiarazioni fiscali, le fatture e tutti i documenti messi a disposizione dalla Guardia di Finanza o dall’Agenzia delle Entrate.
Successivamente, si imposta una strategia difensiva che può andare in diverse direzioni:
– dimostrare l’inesistenza dell’elemento soggettivo del dolo,
– provare che si tratta di un *errore contabile o fiscale* senza intento fraudolento,
– evidenziare l’inattendibilità dell’accusa o la mancanza di correlazione tra le fatture contestate e il contribuente indagato,
– oppure invocare la manifesta inidoneità dell’atto alla realizzazione dell’evasione.
In molti casi, poi, è possibile avviare trattative con l’autorità giudiziaria per l’applicazione di riti alternativi, come il patteggiamento, o per ottenere la sospensione del procedimento penale con la *regolarizzazione tributaria e il pagamento del dovuto*, laddove vi siano i presupposti.
D: Esistono delle soglie di punibilità per questi reati?
Sì, la legge prevede delle soglie oltre le quali la condotta diventa penalmente rilevante. Per la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture false, il reato scatta quando l’imposta evasa supera i 30.000 euro per ciascun periodo d’imposta e l’ammontare complessivo degli elementi passivi fittizi è superiore al 5% del totale attivo o, comunque, a 1.500.000 euro.
Tali soglie sono importanti anche per valutare la gravità del fatto e la possibilità di accedere ad alcune cause di non punibilità o a pene alternative.
D: Cosa può fare chi si trova coinvolto in un’indagine per questo tipo di reato?
La prima cosa da fare è non sottovalutare la situazione. Spesso chi riceve un avviso di garanzia tende a ignorare o minimizzare, in attesa di “vedere come va a finire”. Nulla di più sbagliato. Bisogna invece affidarsi immediatamente a un avvocato penalista esperto in reati tributari, che possa intervenire già nella fase delle indagini preliminari.
È in questa fase, infatti, che si possono ottenere archiviazioni, proscioglimenti o risolvere la questione con una definizione agevolata. Aspettare la chiusura delle indagini o, peggio, l’udienza preliminare, significa esporsi a rischi molto maggiori.
D: Come si concilia la difesa penale con l’eventuale contenzioso tributario?
La difesa è sempre integrata. Spesso, mentre si svolge l’inchiesta penale, è in corso anche un procedimento davanti alla Commissione Tributaria. È fondamentale che il difensore penale collabori con il consulente fiscale per coordinare le strategie. Un esito positivo nel contenzioso tributario – come l’annullamento dell’avviso di accertamento – può avere ricadute favorevoli anche sul procedimento penale, perché mette in discussione il presupposto stesso del reato.
D: In conclusione, che consiglio si sente di dare a imprenditori e professionisti per evitare di incorrere in questi reati?
Il mio consiglio è duplice: da un lato, affidarsi sempre a professionisti seri e competenti per la gestione della contabilità e della fiscalità aziendale; dall’altro, non sottovalutare mai l’importanza della trasparenza fiscale.
Viviamo in un’epoca in cui l’interconnessione tra banche dati, controlli automatizzati e accesso alle informazioni rende molto più facile per l’amministrazione scoprire condotte elusive o fraudolente. Meglio prevenire che curare. E se si riceve una contestazione, il tempestivo affidamento a un legale penalista esperto può fare davvero la differenza.
—

Per contattare lo Studio Legale dell’Avvocato Michele Sirica, attivo a Sarno, Salerno e su tutto il territorio nazionale, è possibile consultare il sito ufficiale www.studiolegalesirica.com o rivolgersi direttamente agli uffici legali per fissare un colloquio conoscitivo. Una consulenza tempestiva può rappresentare il primo passo verso una soluzione efficace del problema, prima che la situazione si aggravi.




















































