Dopo aver costruito negli anni un immaginario riconoscibile e fuori dagli schemi, UAH (UnleashAnemaHit) torna con “Ambaradan” (produzione e missaggio Dino Barretta presso Music Factory Studio), un lavoro che conferma la sua volontà di raccontare il presente attraverso una scrittura capace di muoversi tra poesia, osservazione sociale e memoria collettiva.
Mascherato, volutamente distante dalle logiche dell’esposizione personale e della sovraesposizione digitale, UAH ha scelto fin dall’inizio di lasciare che fossero le canzoni a parlare. La maschera non è soltanto un elemento estetico, ma una dichiarazione d’intenti: eliminare il superfluo, sottrarre il volto per dare spazio alle storie, alle parole e alle immagini. In un’epoca in cui l’identità artistica viene spesso costruita attorno alla visibilità, UAH continua a percorrere la strada opposta, trasformando il mistero in uno strumento narrativo.
L’album
Con “Ambaradan”, l’artista porta avanti questa ricerca attraverso sei brani che dialogano tra loro come capitoli di uno stesso racconto, sorretti dalla chitarra di Vince Carpentieri. Un disco che nasce dal Sud ma guarda ben oltre i propri confini geografici, affrontando temi che riguardano un’intera generazione: la difficoltà di comunicare, la trasformazione delle relazioni, la perdita dell’innocenza, il fenomeno migratorio, l’impatto delle nuove tecnologie e il senso di smarrimento che caratterizza il nostro tempo.
Il titolo dell’album è già una dichiarazione di poetica. “Ambaradan” richiama il caos, la confusione, il disordine apparente delle cose. Ma è proprio dentro questo disordine che il disco cerca di trovare un significato, raccogliendo frammenti di vite, ricordi, paure e desideri per restituire una fotografia sincera della contemporaneità.
Le 6 tracce
Dint’ ‘e mmure
Con la prima traccia, “Dint’ ‘e mmure”, UAH rivolge lo sguardo a una generazione di ragazzi cresciuta tra schermi, pornografia online, videogiochi e isolamento emotivo. La canzone descrive una realtà in cui il rapporto con l’altro viene progressivamente sostituito da esperienze virtuali e in cui il concetto stesso di amore sembra perdere significato. Non c’è giudizio nelle parole dell’autore, ma la volontà di comprendere le radici di una solitudine che riguarda migliaia di giovani e che nasce anche dalle responsabilità della società adulta.
Mayday
“Mayday” è il brano che più esplicitamente affronta il rapporto tra individuo e società. Una riflessione sulla sensazione di impotenza generata da una politica incapace di guardare lontano e da un modello culturale che tende all’omologazione. In questo scenario, il segnale di emergenza evocato dal titolo assume un doppio significato: richiesta d’aiuto e gesto di resistenza. Perché, suggerisce la canzone, sopravvivere al presente richiederà nuovi strumenti, nuove forme di pensiero e, forse, anche nuovi modi di immaginare il futuro.
Nonna Marì
Uno dei momenti più intimi dell’album è rappresentato da “Nonna Marì”. Attraverso il ricordo della nonna, delle sue filastrocche e della sua ingenua ostinazione a credere nell’amore, il brano affronta il tema della crescita e della disillusione. È una canzone che parla di infanzia, ma soprattutto del momento in cui si comprende che il mondo reale è più complesso delle favole che ci hanno accompagnato da bambini. Un omaggio alle figure che continuano a vivere nella memoria e che contribuiscono a definire ciò che siamo diventati.
Nunn’è mo’
Con “Nunn’è mo’” il racconto si sposta sulle rotte migratorie che attraversano il Sahara e il Mediterraneo. Tra Castel Volturno, Licola e i paesaggi della costa domizia, il protagonista ripercorre idealmente il passaggio di uomini e donne in viaggio verso un futuro incerto. La canzone riflette sul significato della speranza, sul valore del cammino e sul peso dell’attesa, mettendo in discussione la convinzione che ogni viaggio abbia necessariamente una destinazione. A volte il traguardo esiste soltanto come possibilità.
Me piace pure ‘a trap
“Me piace pure ‘a trap” racconta ciò che resta di una storia d’amore quando le parole sembrano finite, ma i ricordi continuano a riaffiorare. Attraverso immagini sospese tra viaggio e quotidianità, il brano costruisce una sequenza di istantanee che restituiscono la complessità dei sentimenti e delle relazioni umane. Il riferimento ricorrente al caffè diventa metafora di quella dimensione intima e profondamente napoletana in cui gli amori nascono, si trasformano e talvolta si concludono.
Tungsteno
“Tungsteno” affronta invece una delle questioni più urgenti del presente: il rapporto tra essere umano e intelligenza artificiale. Senza assumere toni apocalittici, la canzone osserva come l’uso quotidiano e spesso inconsapevole della tecnologia rischi di produrre una conoscenza superficiale, sostituendo la profondità dell’esperienza con l’illusione dell’informazione immediata. Il tungsteno, elemento che permette alla lampadina di restare accesa, diventa simbolo di una luce artificiale che illumina ma non necessariamente aiuta a comprendere.
Più domande che risposte
Nel corso delle sei tracce, UAH costruisce un’opera che alterna dimensione privata e sguardo collettivo. L’amore e la tecnologia, l’infanzia e la politica, il territorio e le migrazioni diventano parti di uno stesso discorso artistico. Le canzoni non offrono soluzioni né risposte definitive. Preferiscono porre domande, lasciare spazio all’ascoltatore e accettare la complessità del reale.
“Ambaradan” è un album che parla del presente senza inseguirne le mode. Un lavoro che affonda le radici nella cultura e nell’immaginario del Sud, ma affronta questioni universali. Un disco che sceglie di osservare invece di giudicare, di raccontare invece di semplificare.
In un tempo che chiede continuamente di schierarsi, urlare e semplificare, UAH sceglie ancora una volta una strada diversa: quella dell’ascolto.
TRACKLIST
- Dint’ ‘e mmure
• Mayday
• Nonna Marì
• Nunn’è mò
• Me piace pure ‘a trap
• Tungsteno
CREDITS
Dint’ ‘e mmure
Testo: UnleashAnemaHit
Musica: UnleashAnemaHit, Leopoldo Barretta
Voce: UnleashAnemaHit
Chitarre: Vince Carpentieri
Backing Vocals: Giusi Barone
Produzione e missaggio: Dino Barretta presso Music Factory Studio
Mayday
Testo: UnleashAnemaHit
Musica: UnleashAnemaHit, Leopoldo Barretta
Voce: UnleashAnemaHit
Chitarre: Vince Carpentieri
Backing Vocals: Sara Musella
Produzione e missaggio: Dino Barretta presso Music Factory Studio
Nonna Marì
Testo: UnleashAnemaHit
Musica: UnleashAnemaHit, Leopoldo Barretta
Voce: UnleashAnemaHit
Chitarre: Vince Carpentieri
Produzione e missaggio: Dino Barretta presso Music Factory Studio
Me piace pure ‘a trap
Testo: UnleashAnemaHit
Musica: UnleashAnemaHit, Leopoldo Barretta
Voce: UnleashAnemaHit
Chitarre: Vince Carpentieri
Backing Vocals: Giusi Barone
Produzione e missaggio: Dino Barretta presso Music Factory Studio
Nunn’è mò
Testo: UnleashAnemaHit
Musica: UnleashAnemaHit, Leopoldo Barretta
Voce: UnleashAnemaHit
Chitarre: Vince Carpentieri
Backing Vocals: Sara Musella
Produzione e missaggio: Dino Barretta presso Music Factory Studio
Tungsteno
Testo e musica: UnleashAnemaHit
Voce: UnleashAnemaHit
Chitarre: Vince Carpentieri
Produzione e missaggio: Dino Barretta presso Music Factory Studio




















































