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Nicola Velotti: “L’arte e la filosofia possono ancora curare l’uomo contemporaneo”

nicola velotti
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Nicola Velotti: «Arte e filosofia possono ancora curare l’uomo contemporaneo»

Nel panorama internazionale delle discipline orientate alla cura della persona attraverso il dialogo, il simbolo e l’espressione artistica, il nome di Nicola Velotti rappresenta oggi uno dei riferimenti più autorevoli. Psicoanalista, docente, arteterapeuta e consulente filosofico, Velotti ha dedicato oltre trent’anni di ricerca allo sviluppo di un modello integrato capace di mettere in relazione filosofia, psicoanalisi e linguaggi artistici come strumenti di trasformazione personale.

Fondatore del Philosophic Therapy Center, Velotti è conosciuto anche per essere tra gli autori del Manifesto Italiano dell’Arteterapia, pubblicato nel 1991 insieme all’artista Camillo Capolongo, e del Manifesto Italiano della Pratica Filosofica del 1994, testi che hanno contribuito a ridefinire in Italia il ruolo dell’arte e della filosofia nei percorsi di relazione d’aiuto.

Oggi le sue opere vengono studiate e tradotte anche all’estero, mentre nel 2026 è stata pubblicata la versione inglese della nuova edizione del Manifesto Italiano dell’Arteterapia, consolidando ulteriormente il riconoscimento internazionale del suo pensiero.

Lo abbiamo intervistato per approfondire il valore contemporaneo dell’arteterapia e della consulenza filosofica.

Professore Velotti, il suo percorso unisce psicoanalisi, filosofia e arte. Come nasce questa visione interdisciplinare?
«Nasce dall’osservazione dell’essere umano nella sua complessità. Ho sempre ritenuto limitante qualsiasi approccio che separi rigidamente la dimensione emotiva, simbolica e riflessiva della persona. L’essere umano non è solo mente razionale né soltanto sintomo clinico. È immaginazione, memoria, desiderio, esperienza simbolica, ricerca di significato.

La filosofia, la psicoanalisi e l’arte parlano linguaggi differenti ma complementari. La filosofia aiuta a chiarire il senso dell’esistenza e delle scelte; la psicoanalisi permette di entrare in relazione con l’inconscio; l’arte consente di dare forma a ciò che spesso non riesce a essere espresso verbalmente.»

Nicola Velotti e Il Manifesto Italiano dell’ArteterapiaNel 1991 lei ha contribuito alla stesura del Manifesto Italiano dell’Arteterapia. Quale fu l’obiettivo di quel lavoro?
«In quegli anni l’arteterapia era spesso percepita come qualcosa di intuitivo o marginale. Con il Manifesto volevamo fornire un impianto teorico e metodologico serio, capace di definire l’arteterapia come disciplina strutturata.

L’obiettivo era chiarire che l’arte, nel contesto terapeutico, non rappresenta semplicemente un’attività creativa o ricreativa, ma un vero dispositivo simbolico di trasformazione. Attraverso l’immagine, il colore, la materia e il gesto creativo emergono contenuti profondi che spesso sfuggono al linguaggio ordinario.

L’arte permette di stabilire un dialogo con l’inconscio e facilita processi di consapevolezza e rielaborazione emotiva.»

Nel 1994 arriva invece il Manifesto Italiano della Pratica Filosofica. Quanto è cambiata oggi la consulenza filosofica?
«Molto. Negli anni Novanta la consulenza filosofica era quasi sconosciuta in Italia. Oggi esiste una crescente esigenza di riflessione critica e di ascolto esistenziale. Viviamo in una società estremamente veloce, dominata dalla prestazione, dalla frammentazione e dall’iperconnessione digitale. Molte persone sentono il bisogno di ritrovare un orientamento interiore.

La consulenza filosofica non offre risposte preconfezionate, ma accompagna la persona in un percorso di chiarificazione. È una pratica dialogica che aiuta a comprendere meglio sé stessi, le proprie scelte e i propri conflitti interiori.»

Il suo modello di cura viene spesso definito “non medicalizzato”. Cosa significa esattamente?
«Significa restituire centralità alla persona e non soltanto al sintomo. Non tutto ciò che riguarda il disagio umano deve essere immediatamente interpretato esclusivamente in termini patologici.

Esistono sofferenze che appartengono alla dimensione esistenziale dell’essere umano: il senso di vuoto, la perdita di significato, la difficoltà relazionale, il conflitto identitario. In questi casi l’arte, il simbolo e il dialogo filosofico possono diventare strumenti potentissimi di elaborazione e trasformazione.

Questo approccio si ispira anche alla tradizione junghiana, nella quale il simbolo rappresenta un ponte tra coscienza e inconscio.»

Nel 2000 lei fonda il Philosophic Therapy Center. Qual è oggi la missione del centro?
«La missione è formare professionisti preparati nell’ambito della relazione d’aiuto. Negli anni abbiamo sviluppato percorsi innovativi di alta formazione, anche attraverso l’e-learning, anticipando modelli che oggi sono diventati molto diffusi.

Siamo stati tra i primi in Italia a realizzare corsi online di consulenza filosofica e percorsi triennali di arteterapia a distanza. Questo ha permesso di creare una rete internazionale di studenti, professionisti e ricercatori.»

Nel 2026 è stata pubblicata la traduzione inglese del Manifesto Italiano dell’Arteterapia. Quanto è importante il dialogo internazionale?
«È fondamentale. Oggi il confronto internazionale consente di sviluppare nuove prospettive teoriche e metodologiche. La diffusione della traduzione inglese ha reso il nostro lavoro accessibile a studiosi e professionisti europei e non solo.

Riceviamo interesse da diversi paesi proprio perché esiste un bisogno crescente di approcci integrati che rimettano al centro l’essere umano nella sua totalità.»

Quale pensa sia oggi il ruolo dell’arte nella società contemporanea?
«L’arte ha una funzione essenziale. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla comunicazione superficiale, l’arte permette ancora un’esperienza autentica di contatto con sé stessi.

L’immagine artistica apre spazi interiori, crea riflessione, genera trasformazione. Non si tratta solo di estetica, ma di esperienza simbolica profonda. Credo che l’arte possa ancora rappresentare uno strumento di cura, conoscenza e crescita personale.»

Con il suo lavoro teorico, clinico e formativo, Nicola Velotti continua oggi a rappresentare una figura centrale nel dialogo tra filosofia, psicoanalisi e arteterapia, contribuendo alla diffusione di un modello culturale e terapeutico che mette al centro la persona, la ricerca di senso e il potere trasformativo dell’esperienza simbolica.

Per maggiori informazioni www.philosophictherapycenter.it


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