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Crisi Harmont & Blaine: il lavoro non può pagare il prezzo delle strategie finanziarie

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da FISI Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali riceviamo e pubblichiamo

La crisi che sta investendo Harmont & Blaine (ieri in sciopero dopo il licenziamento di 32 lavoratori dallo stabilimento di Caivano, ndr) rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme di un modello economico che scarica sui lavoratori le conseguenze di scelte strategiche, finanziarie e manageriali che nulla hanno a che vedere con la loro professionalità, dedizione e competenza.

Un marchio che per anni ha incarnato l’eccellenza del Made in Italy, simbolo di qualità e riconoscibilità internazionale, non può trasformarsi improvvisamente in un problema occupazionale senza che venga fatta piena chiarezza sulle responsabilità. Quando un’azienda entra in difficoltà, troppo spesso il primo “costo” da tagliare è il lavoro: dipendenti, famiglie, territori.

FISI esprime forte preoccupazione per il futuro dei lavoratori coinvolti.Dietro ogni numero ci sono storie, mutui, figli, vite organizzate attorno a un salario che non è un privilegio ma un diritto.

Chiediamo:
• Trasparenza totale sul piano industriale e sulle reali prospettive aziendali;
• Garanzie occupazionali concrete, non promesse generiche;
• Riscontro immediato dei dati economici e finanziari che attestino il reale stato di crisi.
• L’intervento delle istituzioni nazionali e locali affinché venga salvaguardato il patrimonio produttivo e occupazionale della provincia napoletana.

Non accetteremo operazioni di ristrutturazione che si traducano in licenziamenti o desertificazione produttiva mentre eventuali errori strategici restano senza conseguenze per chi li ha compiuti.

Il lavoro non è una variabile di bilancio.

Il lavoro è dignità, identità, stabilità sociale.

In un momento storico in cui il tessuto produttivo italiano , è già profondamente indebolito, il ridimensionamento di realtà industriali rappresenta un colpo non solo economico ma civile. È necessario invertire la rotta: serve una politica industriale nazionale che metta al centro produzione, occupazione stabile e radicamento territoriale, non operazioni speculative.

FISI sarà al fianco dei lavoratori di Harmont & Blaine in ogni fase di questa vertenza, pronta a sostenere iniziative di mobilitazione e a difendere in tutte le sedi – sindacali, istituzionali e legali – il diritto al lavoro.

Il Paese ha bisogno di imprese che investano e innovino, non di marchi svuotati e poi sacrificati.

La tutela dell’occupazione viene prima di ogni logica finanziaria.


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