Il corallo di Torre del Greco alla conquista di Dubai.

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Ceramiche, cammei e coralli, tutti pezzi unici, lavorati con superba maestria dagli artigiani campani, in mostra all’Expo di Dubai e presentati oggi da artisti e rappresentanti di categoria durante due convegni dedicati: “Corallo e cammei di Torre del Greco” e “l’arte della ceramica in Campania”. La loro storia è antichissima, comincia nel III secolo AC con il vaso di Assteas, che, come ha spiegato Elvio Sagnella, maestro ceramista del Sannio “rappresenta il ratto d’Europa ed è uno dei vasi più belli del mondo”; passa per il ‘700 napoletano, che Sagnella paragona al Rinascimento italiano “perché è stata un’esplosione di arte in tutte le sue forme”, e arriva a circa 200 anni fa quando, a Torre del Greco, si è affermata l’arte di lavorare il corallo e i cammei: “pezzi unici che tutt’ora vengono fatti a mano con la stessa tecnica impiegata due secoli fa in un ecosistema inscindibile, che parte dalla formazione dei ragazzi fino ai maestri incisori” sottolinea Vincenzo Aucella, Presidente di Assocoral, l’associazione che raccoglie i produttori di corallo, cammei e materie affini, orafi, commercianti, agenti di commercio e disegnatori di gioielli. Un settore assolutamente sostenibile, perché il residuo della loro lavorazione è semplice carbonato di calcio.  E perché, per dare lavoro all’intera città per diversi mesi (in ogni famiglia c’è almeno una persona che lavora il corallo e una che lavora in marineria) bastano una decina di conchiglie e una cesta di corallo. “Il cammeo è un bassorilievo su conchiglia – spiega Aucella – e nel mondo esistono solo due tipologie di conchiglie adatte a diventare cammei, la Cassis Rufa, che si raccoglie in Africa, e il Cassis Madagascarensis che arriva dal Sud America. Il lavoro è solo ed esclusivamente manuale, così che nessun pezzo potrà mai essere uguale a un altro. Non esiste la possibilità di correggere un errore e, se si sbaglia, in qualunque momento del lavoro, si deve gettare tutto”.

“La pesca del corallo è sempre esistita a Torre del Greco -continua Aucella, che ha parlato anche delle antiche imbarcazioni tipiche, le “coralline” – Oggi, finalmente, grazie alla nostra associazione di categoria, abbiamo un settore ben regolamentato: alla fine degli anni ’80 siamo riusciti a far promulgare una legge che bandisse la pesca a strascico, deleteria per l’intero l’ecosistema, fatta da marinai con un mezzo meccanico che oltre al corallo sradicava qualunque cosa vi fosse sul fondo marino, e abbiamo cominciato a raccoglierlo, grazie a sub professionisti che scendono a profondità che vanno dai 50 ai 100 metri”.  Un lavoro che, dunque, si presenta come assolutamente sostenibile e rispettoso dell’ecosistema marino: le specie di corallo infatti sono moltissime, racconta Aucella, “ma sono solo sei, nel mondo, quelle che si possono raccogliere e lavorare, e vanno distinte dalle barriere coralline che non vanno assolutamente toccate e hanno bisogno di essere protette. Abbiamo dunque promosso anche la legge nazionale per la raccolta del corallo, per la quale ci siamo fortemente battuti, che regolamenta, di anno in anno, le modalità, le zone e le quantità di corallo che possono essere pescate”. E ora l’obiettivo di Assocoral “è quello di fare in modo che questa stessa legge venga adottata da tutti i Paesi del Mediterraneo, dove si trova il prezioso corallo rosso, tipico dei nostri mari e delle nostre lavorazioni”. “Nel 2022 – conclude Aucella – lanceremo il marchio che racconterà la nostra storia, il “made in Torre del Greco”, che permetterà a 200 aziende e 1500 persone di rendere i loro pezzi unici, gioielli e opere d’arte, tutelate e riconoscibili tramite un QR code che darà accesso a garanzia, storia e informazioni utili sui prodotti”

“Il confronto diretto con il pubblico è importantissimo – ha poi sottolineato il mastro ceramista Sagnella – le persone vogliono vedere dove nasce e come nasce quello che acquistano: ecco perché siamo qui oggi. La Regione Campania, nel campo della ceramica, ha una marcia in più, qualcosa nel sangue che ci fa essere superiori a qualunque altro: 7 delle 45 città italiane della ceramica sono in Campania, e non stiamo parlando solo di vasellame, ma di scultura, pittura e architettura fuse insieme. La ceramica campana racconta la storia stessa della nostra regione. Dio prende un pugno di argilla e fa l’uomo, il fascino della creta ce lo portiamo dentro da sempre” “Un ceramista parla con le mani, non con le parole – proseguito Sagnella – eppure sono qui oggi per raccontare a Dubai la ceramica campana. Mostrare la lavorazione è fondamentale: questa vetrina, quella dell’Expo, non va guardata con l’occhio prettamente economico, piuttosto è come una semina. Ovviamente speriamo nel raccolto, speriamo che Dubai si trasformi in una piazza per i nostri prodotti, che ci dia spazio. “Allo stesso tempo, in Italia – lancia un appello Sagnella – la politica deve sostenerci: da quando gli istituti d’arte sono diventati licei, i ragazzi non vengono più formati come una volta, né hanno più voglia di venire a fare praticantato in bottega. Il nostro lavoro va tutelato, non è possibile permettere di vendere una tazzina con piattino artigianali a quattro euro e mezzo”.

L’esposizione temporanea sulle opere e il “saper fare” della Regione Campania resterà nel Padiglione Italia dell’Esposizione Universale fino a domenica e, il Direttore Generale della Fondazione Isaia–Pepillo Tommaso D’Alterio commenta così la missione campana a Dubai: “In questi giorni ho assistito alla forte volontà di collaborazione tra i mondi che intercettano la cultura, il turismo, l’artigianato, la moda. Una vera e propria visione di insieme che in questo momento secondo me è fondamentale. Credo che da parte della Regione sia stata un’iniziativa meritevole, non solo il fatto in sé di essere qui a Dubai, in Expo, ma proprio per il modo in cui gli eventi sono stati organizzati e per le presenze che sono intervenute: ci hanno permesso di avere molteplici punti di vista, esperienze diverse e di provare a mettere insieme, appunto, una collaborazione strategica. Perché, oggi come non mai, siamo consapevoli che nessuno, da solo può raggiungere obiettivi importanti. Per quella che è la nostra esperienza sul territorio, infine, possiamo dire che quello che stiamo vivendo sia un momento favorevole: c’è la voglia di uscire dai propri steccati, dai propri orticelli, e mettere a fattor comune le diverse esperienze. Abbiamo avuto qui direttori di musei, imprese, fondazioni, associazioni di categoria, strutture della Regione, il Consolato e l’Ambasciata. Mi pare proprio che stiamo andando nella direzione giusta”.

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