Imprese, Cerved, nel 2016 meno fallimenti ma più liquidazioni, futuro tendente al pessimismo.

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Nel 2016 si è rafforzato il calo dei fallimenti e delle altre procedure concorsuali, in particolare il ricorso al concordato preventivo, ma è tornato ad aumentare il numero di imprenditori che decidono di chiudere la propria attività in bonis. Diminuiscono quindi le aziende in crisi costrette a dichiarare default, ma tornano ad affacciarsi segnali di aspettative meno positive da parte delle aziende. È questo, in sintesi, il quadro che emerge dai dati relativi alle chiusure di impresa del 2016.

In base agli archivi di Cerved, nel 2016 sono fallite 13,5 mila imprese, in diminuzione rispetto alle 14,7 mila del 2015. A questo calo corrisponde una riduzione dell’8,5%, che prosegue e rafforza il miglioramento dell’anno precedente, in cui i fallimenti si erano ridotti del 6,1% rispetto al massimo storico raggiunto nel 2014. Il miglioramento è diffuso a tutti i settori economici e a tutta la Penisola, con la sola eccezione delle Isole in cui il fenomeno torna ad aumentare, con tassi particolarmente negativi in Sardegna (+26%).
Nel 2016 hanno avviato una procedura concorsuale non fallimentare 1.640 imprese, il 35% in meno del 2015. A spingere il calo, iniziato nel 2013, il crollo dei concordati preventivi. Tra 2015 e 2016 il numero di domande di concordato è passato da 1,4 mila a 817 (-42%), a livelli ben distanti dai massimi del 2013 (2,2 mila). Si riduce a ritmi elevati (-26% tra 2015 e 2016) anche il numero di procedure concorsuali diverse da fallimenti e concordati preventivi.

Nel 2016 sono invece tornate ad aumentare le liquidazioni volontarie di imprese in bonis. In base ai dati e alle stime, hanno chiuso volontariamente 85 mila società, in aumento del 9,2% rispetto al 2015. Anche al netto di effetti di natura fiscale che hanno favorito la liquidazione di società immobiliari, il numero di liquidazioni risulta in aumento (+3,8%), con un’inversione di tendenza che ha riguardato tutti i settori dell’economia e tutte le aree, con la sola eccezione del Mezzogiorno. Il dato potrebbe segnalare un peggioramento delle aspettative degli imprenditori, certificato anche dall’indicatore Istat che sintetizza il clima di fiducia delle imprese, diminuito di 5 punti tra 2015 e 2016.

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