Il 42% dei cittadini residenti in provincia di Napoli ritiene che la propria situazione economica e finanziaria peggiorerà una volta raggiunta la pensione, mentre per circa la metà (45%) non ci saranno cambiamenti. Solo il 14% si aspetta un miglioramento.
È quanto emerge dall’Osservatorio Look to the Future di Athora Italia, Compagnia assicurativa vita parte del Gruppo Athora, tra i leader europei nel risparmio assicurativo e nella previdenza, condotta da Nomisma a livello nazionale e focalizzata anche su cinque grandi province italiane, tra cui Napoli ([1]).
Le principali preoccupazioni legate al futuro riguardano la possibilità di non riuscire a sostenere spese impreviste (22%) e la difficoltà nel mantenere l’attuale tenore di vita (21%). Più in generale, la fiducia verso la pensione pubblica resta molto limitata: circa il 30% degli intervistati dichiara poca o nessuna fiducia nel percepire un importo futuro adeguato al proprio stile di vita, mentre solo una quota contenuta (8%) si dichiara molto fiduciosa.
Inoltre, il 55% dei napoletani ritiene che il proprio patrimonio familiare futuro sarà per nulla (32%) o solo in parte (23%) legato alla pensione pubblica.
Napoli è tra le aree meno attive nella sottoscrizione della pensione complementare: solo il 5% degli intervistati ha già sottoscritto una soluzione di previdenza integrativa e un ulteriore 3% dichiara che lo farà sicuramente. Il 14% ha valutato questa possibilità ma non intende procedere, mentre ben il 78% non considera affatto la pensione complementare. Tra chi ha già aderito o intende farlo, prevalgono fondi pensione aperti (30%), Piani Individuali Pensionistici (23%) e fondi negoziali (14%). Un altro 33% non ha ancora un’idea chiara sulla forma da scegliere. Un ulteriore elemento distintivo della provincia di Napoli è l’atteggiamento verso l’uscita dal mondo del lavoro: solo il 17% dei residenti dichiara che posticiperà il pensionamento, mentre il 15% ha valutato questa ipotesi senza poi procedere. La grande maggioranza, ben il 68%, non considera affatto la possibilità di ritardare il ritiro.
Per informarsi sulle possibili soluzioni di pensione complementare, i cittadini napoletani si affidano soprattutto ai consulenti finanziari (31%) e al passaparola (31%). Chi ha già sottoscritto un prodotto si è rivolto principalmente a un consulente finanziario (25%) o a una banca (22%). Elevata l’importanza attribuita alla consulenza: il 55% considera “molto” o “estremamente” importante poter contare su un esperto, apprezzando in particolare trasparenza e chiarezza delle informazioni (55%), competenza tecnica (46%), reputazione e affidabilità del consulente (42%).
Sul fronte delle scelte di investimento, il 42% dei cittadini decide in modo autonomo. Tra chi si affida a professionisti o intermediari, il 23% sceglie le banche, seguite da consulenti finanziari, agenzie assicurative o broker. Il livello di rischio è il principale criterio di valutazione (22%), seguito dal rendimento di breve periodo (16%) e dalla rapidità di disinvestimento (12%).
Alta l’importanza attribuita ai criteri ESG, valutati positivamente da circa sette investitori su dieci.
L’attuale situazione economica e finanziaria è ritenuta buona o ottima solo dal 25%, mentre il 30% la definisce pessima o scarsa. La capacità di risparmiare è giudicata sufficiente o buona dal 46%, ma il 50% la considera scarsa o pessima. Rispetto a due o tre anni fa, il 45% segnala un peggioramento della propria situazione economica, il 41% parla di stabilità, il 14% di miglioramento. La capacità di risparmio segue un trend simile: il 55% sceglie peggiorata, 33% stabile, 11% migliorata.
Il patrimonio dei residenti nella provincia di Napoli è composto principalmente da conti correnti o depositi (91%) e immobili (65%) con liquidità prevalente. Seguono i fondi di investimento (15%), le polizze pensionistiche (14%) e le polizze vita a contenuto finanziario (13%).
Tra i principali driver di gestione del patrimonio emergono il desiderio di raggiungere gli obiettivi di vita (59%), cogliere opportunità di guadagno (53%), evitare la perdita di valore (44%), diversificare i rischi (40%). Nel confronto con gli ultimi due o tre anni, il valore complessivo del patrimonio risulta stabile per il 40%, peggiorato per il 43%, mentre solo il 17% nota un miglioramento.
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