Intesa Sanpaolo rompe gli indugi e apre ufficialmente una nuova fase del risiko bancario italiano con il lancio di un’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) su Banca Monte dei Paschi di Siena.
L’operazione, annunciata con una nota del gruppo guidato da Carlo Messina, prevede un concambio di 16 azioni Intesa di nuova emissione ogni 10 azioni Mps, oltre a 1 euro in contanti per ciascuna azione conferita, con un premio del 12,5% sul prezzo di chiusura del 5 giugno 2026 e fino al 18,7% sui Vwap a 6 mesi .
Una mossa che ridisegna gli equilibri del settore e che punta a creare un gruppo destinato a diventare il secondo dell’Eurozona per capitalizzazione di Borsa, come sottolineato dalla stessa Intesa.
L’accordo con Unipol e la cessione di 635 filiali
Per superare gli ostacoli antitrust, Intesa ha siglato un accordo vincolante con Unipol Assicurazioni, che acquisirà una banca operante con il marchio Mps, composta da 635 filiali e dalla maggior parte delle strutture centrali necessarie per operare in autonomia. Il corrispettivo previsto è compreso tra 3 e 3,5 miliardi di euro .
Intesa manterrà invece 625 filiali, il marchio Mediobanca e una parte delle strutture centrali, pari complessivamente a circa l’80% dell’utile netto 2025 di Mps + Mediobanca.
Parallelamente, Unipol ha sottoscritto due derivati sul 4,99% di Bper, con l’obiettivo dichiarato di “conseguire il controllo di fatto” della banca emiliana senza lanciare un’Opa, in vista della futura integrazione con le filiali Mps acquisite .
Gli obiettivi industriali: wealth management, CIB e 27 milioni di clienti
Secondo Intesa, il gruppo risultante dall’operazione raggiungerà già nel 2025 gli obiettivi del Piano d’Impresa 2029, grazie a un modello fortemente orientato a Wealth Management, Protection & Advisory. Le attività finanziarie della clientela sono previste in crescita fino a 2.000 miliardi di euro entro il 2029.
Il nuovo perimetro conterà: 1.700 miliardi di attività finanziarie della clientela, 27 milioni di clienti, di cui 20 milioni in Italia, 21.000 consulenti, inclusi oltre 2.000 private banker provenienti dal perimetro Mps non ceduto, una rete CIB rafforzata da 500 professionisti Mediobanca, metà dei quali all’estero
Il gruppo diventerà inoltre leader in Italia nel credito al consumo.
L’obiettivo: il delisting di Mps
Intesa punta ad acquisire l’intero capitale di Mps, o almeno il 66,67%, e a procedere con la revoca della quotazione sul mercato Euronext Milan. Il delisting, si legge nella nota, “favorisce gli obiettivi di integrazione, di creazione di sinergie e di crescita” del nuovo gruppo .
Per finanziare l’operazione, Intesa ha convocato un’assemblea straordinaria per il 10 settembre 2026, con la proposta di autorizzare un aumento di capitale fino a 5,7 miliardi di nuove azioni.
Il risiko bancario si riaccende: Unicredit, Banco Bpm e il nodo Generali
La mossa di Intesa arriva in un momento di forte fermento nel settore. Banco Bpm ha già avanzato una proposta di fusione alla pari con Mps, sostenuta dal peso crescente di Crédit Agricole, salito al 23% del capitale.
Ma il vero terreno di scontro resta il controllo di Generali, storicamente fulcro della finanza italiana. Mps porta in dote a Intesa il 13,2% del Leone di Trieste, un asset strategico che potrebbe spostare gli equilibri tra i grandi gruppi .
Sul fronte opposto, Unicredit di Andrea Orcel — forte dei progressi su Commerzbank — potrebbe rientrare in partita, facendo leva sulle partecipazioni di Caltagirone e Delfin, veri ago della bilancia del risiko.
Verso un nuovo assetto del sistema bancario italiano
La combinazione tra Intesa, Mps, Unipol e Bper darebbe vita a un secondo polo bancario nazionale, mentre l’integrazione di Mediobanca e la quota in Generali consoliderebbero il ruolo di Intesa come banca di sistema, “profondamente radicata in tutto il territorio nazionale” e capace di “valorizzare il risparmio del Paese” .
Il completamento dell’operazione è atteso entro dicembre 2026, subordinato alle autorizzazioni delle autorità competenti.
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