Istat, analisi sul mercato del lavoro 2020, -464.000 posti.

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Alla Mostra d'Oltremare di Napoli la prima giornata delle prove preselettive, con circa 10mila presenze, per il corso-concorso della Regione Campania per 2.175 posti di lavoro. In totale sono state presentate 303.965 domande di partecipazione , 2 settembre 2019 ANSA / CIRO FUSCO
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Viene qui presentata un’analisi sul mercato del lavoro e sui redditi condotta utilizzando, per la prima volta, una nuova base informativa sviluppata a partire dal sistema dei registri statistici dell’Istat. Tale base informativa, costruita sul campione delle forze di lavoro nel biennio 2019-2020, è costituita da oltre 300 mila individui per ciascun anno, rappresentativi della popolazione residente in Italia, e integra, a livello micro, informazioni su stato occupazionale, redditi e misure di sostegno con dati provenienti da fonti amministrative e rilevazioni campionarie svolte dall’Istituto.

Nel 2020, i dati delle forze di lavoro evidenziano una significativa riduzione degli occupati (-464 mila) rispetto all’anno precedente, con una conseguente caduta del tasso di occupazione della popolazione 15-64 anni (dal 59,0% al 58,1%), accompagnata dalla contestuale riduzione dei disoccupati (-269 mila, dal 10,2% al 9,4% la riduzione del tasso di disoccupazione) e da un consistente incremento degli inattivi (+567 mila, dal 34,3% al 35,9% l’aumento del tasso di inattività).

Nel 2020, rispetto all’anno precedente, la diminuzione del tasso di disoccupazione è più accentuata nel quinto di reddito equivalente più povero (-3,3 p.p.) così come l’aumento del tasso di inattività (+2,4 p.p.) mentre nel terzo quinto la riduzione del tasso di occupazione (dal 61,6% al 60%) è compensata, quasi totalmente, da un incremento del tasso di inattività (dal 33,1% al 34,7%).

Le misure esistenti e quelle introdotte nel corso del 2020 hanno attenuato significativamente l’impatto della crisi economica. Nel complesso circa 10,6 milioni di famiglie (il 40,7% del totale) hanno ottenuto almeno un trasferimento e, fra le famiglie beneficiarie, il 15,2% ha ricevuto più di un tipo di sussidio.

Tra le famiglie beneficiarie, l’84,3% ha percepito esclusivamente sussidi legati all’attività lavorativa (indennità per lavoratori autonomi e atipici, Cassa integrazione guadagni, bonus lavoratori domestici e bonus baby-sitting), il 12,7% unicamente sussidi di contrasto alla povertà (Reddito e Pensione di Cittadinanza, Reddito di emergenza) e il 3% entrambe le tipologie.

Più in dettaglio, il 55,4% delle famiglie beneficiarie ha ricevuto esclusivamente sostegni al reddito preesistenti, quali CIG e RdC, il 32,3% solo misure disegnate per l’emergenza Covid-19 (indennità per lavoratori autonomi e atipici, bonus lavoratori domestici, bonus baby-sitting, REM) e il 12,3% ha percepito entrambe le tipologie.

Analizzando le misure principali, si stima che, nel 2020, per il 44,5% dei lavoratori dipendenti del settore privato extra-agricolo sia stata utilizzata almeno un’ora in CIG. La quota raggiunge il 51,3% per i lavoratori a tempo indeterminato, evidenziando forti concentrazioni nei settori delle costruzioni e degli alberghi e ristoranti (oltre il 70%). Rispetto alla distribuzione del reddito, la percentuale di percettori di CIG è maggiore nei tre quinti centrali (oltre 47%).

L’indennità per i lavoratori autonomi e atipici ha riguardato il 10,8% della popolazione in età attiva, con incidenze più elevate nel quinto più povero (13,6%) e in alcuni settori, quali agricoltura (65,2%), costruzioni (30%), alberghi e ristoranti (29,2%) e commercio (26,5%).

Nel 2020, il 75,5% delle famiglie beneficiarie del RdC è collocato nel quinto di reddito più povero. Il Reddito di emergenza, la misura emergenziale di contrasto alla povertà, ha coinvolto il 62,4% delle famiglie appartenenti al quinto più povero.

Sebbene le erogazioni del Reddito di cittadinanza siano destinate principalmente a famiglie con una prevalenza di componenti inattivi, a partire da maggio 2020 si è osservata una diminuzione di queste ultime (dal 69,7% fino ad aprile al 57,2%) e un aumento della quota di famiglie con una prevalenza di individui occupati (dal 19,9% al 30,8%).

Il Reddito di emergenza ha coinvolto una quota più ampia di famiglie con individui di cittadinanza non italiana (24,3%) rispetto al Reddito di cittadinanza (14,4%).

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