La prostituzione muove un sommerso di 5 miliardi, Campania terza regione dopo Lombardia e Lazio

La prostituzione in Italia nel 2023 ha prodotto un giro d’affari di poco inferiore ai 5 miliardi di euro, con circa 3,1 milioni di clienti e 115mila addetti. Questa è la stima, sulla base di dati Codacons, di Susini Group S.t.P., studio fiorentino leader nella consulenza del lavoro.
Un business che, se regolarizzato, sempre secondo Susini Group S.t.P. porterebbe entrate statali per oltre 2,6 miliardi l’anno. In generale, inoltre, secondo Istat il Pil criminale si aggira sui 18 miliardi di euro.
Il noto studio fiorentino ha stimato anche i numeri della prostituzione a livello regionale. La Lombardia detiene il primato del “mercato del sesso” con un giro d’affari di oltre 850 milioni di euro, 500mila clienti e 18mila addetti, seguita dal Lazio con 590 milioni di euro, 350mila clienti e 13mila addetti, e, terza sul podio, la Campania con 540 milioni di euro, 320mila clienti e 11.500 addetti. Seguono poi: Veneto (EUR 411.122.250, 254.677 clienti e 9.217 addetti), Sicilia (EUR 406.291.500, 251.685 clienti e 9.108 addetti), Emilia Romagna (EUR 401.034.563, 233.887 clienti e 9.987 addetti), Piemonte (EUR 360.357.000, 223.230 clienti e 8.079 addetti), Toscana (EUR 310.608.750, 192.412 clienti e 6.963 addetti), Puglia (EUR 220.567.300, 121.070 clienti e 7.410 addetti) e Calabria (EUR 155.770.500, 96.495 clienti e 3.492 addetti) a completare la top 10. Fanalini di coda di questa insolita classifica sono il Molise, con 26 milioni di fatturato, 16.058 clienti e 595 addetti, e la Valle d’Aosta con “appena” 10.425.000 € di fatturato, 6.458 clienti e 234 addetti.
Fra i capoluoghi spiccano Roma con un business di 230 milioni di euro, seguita a distanza da Milano con i “suoi” 124 milioni di euro e Torino con 73,5 milioni di euro.
Il mercato della prostituzione, settore che in Italia, come in tutti gli altri Paesi della Ue, è entrato a far parte del calcolo del Pil, è sempre più in crescita. Già nel 2022, infatti, secondo il Codacons il business si attestava sui 4 miliardi, in linea col 2020, anno della pandemia, in cui nonostante tutto ha tenuto.
Sempre secondo Codacons, il mercato coinvolge ogni anno 3 milioni di clienti e più di 90mila “lavoratori” stabili, oltre ai quali ce ne sono un 20% occasionali. Gli uomini e le donne che “presterebbero la loro attività” nel settore sarebbero quindi circa 115mila. Fra di loro ci sarebbero un 9% di minorenni e un 60% di soggetti stranieri provenienti dall’Europa dell’Est e dall’Africa. Inoltre, il 18% dei “lavoratori” svolgerebbe l’attività in modo occasionale e non continuativo.
Ciò che fa più pensare, sono le motivazioni per cui i lavoratori e le lavoratrici si avvicinano a questa “professione”: per giustificazioni economiche il 45%, per business il 30% e per altri motivi il 25%. Non tutti gli “operatori e operatrici” sono vittime di sfruttamento da parte di terzi, come si è soliti credere, anzi, la maggior parte di loro praticano la professione volontariamente. Basti pensare che tanti possiedono siti web o fanno parte di chat di incontri in cui commercializzano i loro servizi. Esistono, anche, agenzie che offrono le prestazioni dei loro ragazzi e ragazze ai clienti che ne fanno richiesta, fino a organizzare viaggi di lavoro o di piacere.
«Una riflessione sull’argomento è d’obbligo – commenta Sandro Susini, consulente del lavoro e fondatore di Susini Group S.t.P. – tenuto conto che la prostituzione sembra esser diventata una nuova “professione” che produce business e non è più, se non per sporadici casi, oggetto di sfruttamento da parte di terzi».