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Le spese di cura e la Generazione Sandwich, come impattano sulle altre spese

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Prendersi cura di figli, anziani e persone fragili non è soltanto una questione familiare: per molte persone significa anche rivedere il proprio lavoro, il proprio tempo e le proprie possibilità di spesa. È quanto emerge dall’indagine “Generazione Sandwich” (persone dai 40 e i 65 anni, che devono prendersi cura sia dei figli sia dei genitori) realizzata da Ipsos Doxa per Nuova Collaborazione (associazione nazionale datori di lavoro domestico).

Il 67% rinuncia ad altre spese per affrontare costi di cura

In Campania e Basilicata il 67% delle persone che sostengono costi di cura dichiara di aver dovuto rinunciare o rimandare altre spese importanti per il proprio nucleo familiare. Parallelamente, il 44% degli intervistati afferma di aver sostenuto negli ultimi dodici mesi spese per servizi di cura al di fuori dell’offerta pubblica e l’82% di chi affronta questi costi ritiene che abbiano un impatto significativo sul bilancio familiare.

La pressione si riflette anche sul lavoro. Tra chi presta assistenza a figli, anziani o altre persone fragili, il 53% afferma che gli impegni di cura hanno interferito molto o abbastanza con l’attività lavorativa e la vita quotidiana. Inoltre, il 47% dei caregiver dichiara di aver modificato la propria attività professionale per esigenze assistenziali. Le conseguenze più frequenti riguardano la riduzione dell’orario di lavoro (14%) e l’interruzione temporanea dell’attività lavorativa (13%). Un dato che evidenzia come la gestione della cura continui a produrre effetti concreti sulle opportunità professionali e sulla capacità delle famiglie di conciliare vita privata e lavoro.

Napoli, percezione diffusa lavoro irregolare

Nel territorio di Napoli e Potenza il quadro resta molto simile: il 41% delle famiglie sostiene spese di cura private, l’81% ne percepisce un impatto rilevante sul bilancio e il 63% dichiara di aver dovuto rinunciare ad altre spese a causa dei costi dell’assistenza. L’indagine evidenzia inoltre una diffusa percezione del lavoro domestico irregolare. A Napoli e Potenza il 51% degli intervistati ritiene che il fenomeno sia molto diffuso nella propria città e il 45% lo considera molto diffuso anche tra le persone che conosce direttamente. La principale ragione individuata è il costo del contratto regolare, indicato dal 51% degli intervistati.

Caregiving non può essere questione privata

“Il lavoro di cura non può più essere considerato una questione privata: è diventato un tema centrale per la sostenibilità economica e sociale del Paese. Oggi sempre più persone, nel pieno della propria vita lavorativa, si trovano a sostenere contemporaneamente la gestione di figli, genitori anziani e responsabilità professionali, spesso senza adeguati strumenti di supporto”, afferma Alfredo Savia, Presidente di Nuova Collaborazione.

“L’invecchiamento della popolazione, l’aumento della non autosufficienza e la riduzione delle reti familiari tradizionali stanno rendendo il lavoro domestico e assistenziale una componente sempre più indispensabile del nostro welfare. È necessario costruire maggiore consapevolezza culturale e istituzionale attorno al valore sociale della cura, affinché le famiglie non vengano lasciate sole e il lavoro assistenziale venga riconosciuto come una vera infrastruttura sociale del Paese”, conclude Savia.

I DATI NAZIONALI

La fotografia territoriale si inserisce in una dinamica nazionale che conferma la centralità crescente del lavoro di cura all’interno delle famiglie italiane. A livello nazionale, il 77% degli italiani individua nella famiglia il principale soggetto di welfare, mentre il 70% dei caregiver dichiara di condividere la cura con altri familiari e solo il 7% può contare su servizi domiciliari pubblici. Il 56% degli appartenenti alla Generazione Sandwich ha inoltre ridotto o sospeso il lavoro per esigenze di assistenza.

Costi psicologici

Accanto al costo economico emerge con forza anche il costo psicologico della cura. Il 92% degli italiani ritiene che la gestione della cura generi stress mentale per le famiglie. Nell’ultimo trimestre, il 67% degli appartenenti alla Generazione Sandwich dichiara di essersi sentito sopraffatto dagli impegni di cura e il 72% lamenta una forte riduzione del tempo personale. La ricerca evidenzia inoltre un peggioramento del benessere mentale rispetto alla media nazionale: il livello medio di benessere percepito si attesta infatti a 6,8, contro il 7,1 rilevato tra gli italiani intervistati.

Differenze di genere

Sempre a livello nazionale, sono soprattutto le donne a sostenere il peso maggiore della cura e a subire le conseguenze organizzative e professionali del doppio carico assistenziale. Tra le donne appartenenti alla Generazione Sandwich il 68% afferma di trovarsi spesso o qualche volta in difficoltà nel rispondere ai bisogni di cura dei figli. La ricerca evidenzia quindi come il lavoro di cura continui a rappresentare uno dei principali fattori che alimentano le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro italiano.

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