“Siamo stati spiati. Sono state scattate foto ad avvocati, difensori di fiducia in un processo per omicidio. Temiamo che siano stati intercettati anche i nostri colloqui difensivi”.
A denunciarlo è l’avvocato Raffaele Esposito, iscritto all’albo d’onore della Camera Penale e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, che questa mattina ha partecipato a una protesta davanti all’ingresso Porzio del Nuovo Palazzo di Giustizia.
Gli avvocati hanno assistito, in segno di solidarietà, come pubblico all’udienza prevista nell’aula 114, la stessa davanti alla quale – sostengono – sarebbero state scattate le fotografie finite in un’informativa dei Carabinieri.
Esposito: “Commenti denigratori, non descrittivi. Coinvolti persino i miei figli”
Rispondendo ai giornalisti, Esposito ha contestato il comunicato del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che aveva definito “descrittivi” i commenti contenuti nell’informativa.
“Non è così – afferma –. Abbiamo la prova che ci sono enunciati che ledono prestigio, etica e funzione degli avvocati. Il fatto è inedito: mai nella storia giudiziaria erano state scattate foto agli avvocati con commenti calunniosi, denigratori e diffamatori”.
L’avvocato ha poi aggiunto un elemento personale: “Hanno fotografato persino i miei figli, che non sono difensori nel processo. A questo punto voglio che nell’album ci sia anche mia moglie: vorrei un trattamento paritario”, ha detto con tono sarcastico.
La questione arriva al ministro e al Csm
Esposito ha riferito di aver trasmesso la doglianza al ministro della Giustizia e che la vicenda è ora al vaglio del Csm. I legali attendono la decisione del presidente del Collegio sulla richiesta di non acquisire l’informativa contenente foto e annotazioni contestate.
“Difenderemo ogni millimetro della libertà della nostra toga – ha aggiunto –. La nostra funzione è garantita dalla Costituzione e non può essere messa in discussione”.
Camera Penale e Ordine in contatto con il procuratore generale
Il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, Carmine Foreste, e la Camera Penale hanno preso contatto con il procuratore generale presso la Corte d’Appello, Aldo Policastro, per discutere della vicenda e valutare eventuali iniziative.
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