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La facciata del padiglione centrale del Cardarelli si è illuminata oggi con i colori della pace per esprimere solidarietà agli operatori sanitari impegnati nella Striscia di Gaza e testimoniare la vicinanza dell’ospedale alle famiglie delle vittime civili e dei soccorritori caduti per prestare assistenza medica alla popolazione.
“Porte aperte ai feriti più gravi per particolari procedure chirurgiche”, ha commentato il direttore generale Antonio d’Amore.
In un momento in cui ospedali e strutture sanitarie diventano bersagli, il Cardarelli ribadisce il valore universale delle cure e del rispetto dei diritti umani. La facciata illuminata intende lanciare simbolicamente un appello per il cessate il fuoco.
Una folta rappresentanza del personale dell’ospedale ha anche aderito all’iniziativa #digiunogaza, manifestando questo pomeriggio, fuori dall’orario di servizio, sullo scalone principale dell’ospedale.
Medici, infermieri, operatori sociosanitari e personale amministrativo dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – con i presidi ospedalieri Monaldi, Cotugno e CTO – hanno scelto di aderire alla giornata di digiuno contro la catastrofe umanitaria in corso nella Striscia di Gaza.
Con un gesto silenzioso ma denso di significato, gli operatori si sono mostrati con in mano un foglio recante la scritta: “Digiuno contro il genocidio a Gaza”, esprimendo la loro vicinanza alle popolazioni civili colpite dal conflitto e ribadendo il valore universale della cura, della solidarietà e della vita.
«Il digiuno è un simbolo – dichiara il direttore generale, avv. Anna Iervolino – di condivisione del dolore e di vicinanza concreta a chi soffre, lotta per la vita e per quella dei propri cari in una condizione di privazione estrema. Il nostro non è solo un atto individuale, ma la manifestazione collettiva di donne e uomini che, dentro e fuori gli ospedali, scelgono di non rimanere indifferenti. L’Azienda Ospedaliera dei Colli si unisce così al coro di voci che invoca pace, rispetto dei diritti umani e tutela della dignità di ogni persona»”.
Ancora una volta, le donne e gli uomini dell’Azienda Ospedaliera dei Colli hanno scelto di essere uniti, trasformando il silenzio in voce e la cura quotidiana in segno concreto di impegno civile.
Ancora una volta, le donne e gli uomini dell’Azienda Ospedaliera dei Colli hanno scelto di essere uniti, trasformando il silenzio in voce e la cura quotidiana in segno concreto di impegno civile.
Il Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Napoli esprime profonda indignazione per la nuova escalation di violenza nella Striscia di Gaza e per il sistematico colpire della popolazione civile, delle strutture sanitarie e degli operatori dell’informazione. Condanniamo con fermezza l’attacco che ha colpito l’ospedale Nasser, causando almeno 20 morti e numerosi feriti tra cui medici, soccorritori e cinque giornalisti: un evento che, secondo autorevoli cronache internazionali, presenta le caratteristiche di un “double-tap” su un’area ospedaliera. Ribadiamo e facciamo nostri gli appelli lanciati dalla FNOMCeO e da ampie reti della società civile: occorre evacuare i civili più vulnerabili — in particolare bambini, feriti e malati — e rafforzare i corridoi umanitari per garantire l’arrivo di personale sanitario e aiuti essenziali. Il Consiglio Direttivo di Napoli si unisce alla dichiarazione congiunta dell’Ordine dei Giornalisti e della FNOMCeO: «Basta uccisioni a Gaza di reporter e personale sanitario. Colpire chi cura e chi testimonia viola i principi cardine del Diritto Internazionale Umanitario, mina la fiducia nelle regole di guerra e priva le comunità dell’accesso alle cure e alla verità dei fatti». L’OMCeO di Napoli manifesta forte preoccupazione per l’indifferenza crescente della comunità internazionale e di parte dell’opinione pubblica: «La sofferenza di civili intrappolati in aree di conflitto non può diventare rumore di fondo. Ai governi, alle istituzioni europee e alle Nazioni Unite chiediamo passi verificabili: cessazione immediata degli attacchi contro ospedali e ambulanze, protezione attiva degli operatori sanitari e dei giornalisti, indagini indipendenti su tutti gli episodi che hanno coinvolto strutture e personale civile». Infine, il sostegno all’iniziativa del 28 agosto: «Guardiamo con rispetto alle forme non violente di testimonianza civile, come lo sciopero della fame indetto per giovedì 28 agosto. Iniziative che intendono richiamare l’attenzione sul dramma umanitario in corso e che sosteniamo nella misura in cui mantengano al centro dignità, legalità e tutela della vita, senza entrare nel merito di singole adesioni o modalità operative». Da Napoli, un appello alla pace e alla protezione dei civili che vale per tutti i teatri di guerra: oltre a Gaza e all’Ucraina, anche in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, in Myanmar/Rohingya, in Yemen. L’invito, rivolto ai medici, alle istituzioni e alla società civile, è a «disertare il silenzio: la neutralità del curare si esercita stando dalla parte della vita ovunque sia minacciata».






















































