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Svimez: Campania Regione cresciuta di più. Marrone (Confapi): bene ma abbandonare old economy.

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Il 2016 è stato positivo per il Sud, “il cui Pil è cresciuto dell’1%, più che nel Centro-Nord, dove è stato pari a +0,8%” ma quest’anno il Pil “dovrebbe aumentare dell’1,1% al Sud e dell’1,4 % nel Centro-Nord”, facendo quindi tornare indietro il Mezzogiorno rispetto alle altre zone d’Italia. Lo afferma Svimez nelle anticipazioni del rapporto 2017 prevedendo poi per il 2018 “un aumento del prodotto dello 0,9% nel Mezzogiorno e dell’1,2% al Centro Nord”.

Se il Mezzogiorno proseguirà con gli attuali ritmi di crescita, “recupererà i livelli pre crisi nel 2028, 10 anni dopo il Centro-Nord”, dice ancora lo Svimez, aggiungendo che si configurerebbe così un ventennio di “crescita zero”, che farebbe seguito “alla stagnazione dei primi anni duemila, con conseguenze nefaste sul piano economico, sociale e demografico”.

«I dati Svimez, che indicano la Campania come la regione a più alta crescita Pil d’Italia nell’ultimo anno, sono il chiaro indice di rotta per politiche economiche espansive che puntino, soprattutto, sul turismo».

A dirlo è Raffaele Marrone, presidente del gruppo Giovani Confapi di Napoli.

«Il terziario che traina l’economia non è solo una ipotesi di scuola finalmente – aggiunge Marrone – ma è la prova documentale che la Campania può e deve puntare su un sistema di sviluppo alternativo a quello della “old economy” che, peraltro, dalle nostre parti è stato mai particolarmente fortunato».

«Bisogna però destagionalizzare il turismo – prosegue – e affiancarne altre forme a quello crocieristico e balneare: penso al turismo religioso, a quello storico-archeologico oppure a quello enogastronomico e, perché no, a quello congressuale».

«Servono investimenti per creare reti sul territorio e per mettere in connessione i diversi settori. Investimenti statali perché gli Enti locali, da soli, non riescono ad assicurarli. E serve una campagna di comunicazione mondiale che porti all’attenzione dei flussi turistici internazionali le nostre terre, la nostra storia, le nostre eccellenze. Solo così riusciremo a rendere stabile – conclude Marrone – un trend di crescita incoraggiante ma non sufficiente per controbilanciare le ataviche difficoltà che attanagliano la nostra economia».

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