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Cybersecurity: nasce il primo Hypersoc italiano e made in Sud

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Oggi, 27 agosto 2025, ad Avellino si scrive una pagina inedita della sicurezza informatica europea: viene lanciato ufficialmente il primo Hypersoc italiano, un centro di monitoraggio avanzato ideato e realizzato interamente da M.A.C. Un progetto che unisce tecnologia, visione strategica e radici territoriali, e che ambisce a diventare il fiore all’occhiello della cybersecurity continentale.

Gianluca Rotondi presidente M.A.C

Dietro l’infrastruttura c’è una filosofia precisa: emanciparsi dalla dipendenza da software e hardware extraeuropei, per garantire una protezione solida anche in caso di conflitti geopolitici. «L’Europa ci chiede di sganciarci dall’utilizzo di tecnologie cinesi, americane o israeliane» spiega il presidente del gruppo, Gianluca Rotondi. «Se un domani ci staccano la spina, rischiamo di restare indifesi. Per questo abbiamo scelto di realizzare un Hypersoc totalmente italiano, unico e non replicabile».

Il cuore del sistema è Janus, piattaforma di monitoraggio sviluppata internamente, arricchita da strumenti conformi alle linee guida europee e al bando STEP Campania. Non un SOC tradizionale, ma un “ipervelivolo” della cybersicurezza, potenziato da tecnologie avanzate e intelligenza artificiale. «Un software usato da milioni di persone nel mondo prima o poi viene bucato. La sicurezza vera nasce dall’unicità. Noi abbiamo creato un sistema originale, non copiabile» sottolinea Rotondi.

L’Hypersoc non si limita a difendere le grandi aziende, ma punta a tutelare anche professionisti, cittadini e perfino adolescenti, sempre più esposti a intrusioni invisibili. «Il vero obiettivo sensibile oggi non è solo la banca o la multinazionale: sono i ragazzi, i singoli utenti, la nostra privacy quotidiana. I cellulari ascoltano, profilano e rivendono le nostre abitudini senza che ce ne accorgiamo. Con l’Hypersoc piazziamo dei grandi filtri per proteggere ognuno di noi. Siamo passati dalla macro protezione delle aziende alla protezione polverizzata» afferma il presidente.

Il progetto si sviluppa in un nuovo sito da 6.500 metri quadri a pochi passi dalla sede storica di M.A.C ad Avellino, dove sorgerà la struttura fisica del centro. «La tecnologia è già in funzione, oggi lanciamo ufficialmente i servizi. Nel giro di sei-sette mesi avremo anche la sede operativa pronta» spiega Rotondi.

L’Hypersoc italiano rappresenta così una risposta concreta a una delle sfide più urgenti del nostro tempo: la protezione dei dati come bene comune, strumento di difesa diffuso.  «In un mondo in cui la frontiera della guerra digitale si sposta sempre più verso la mente umana e la resilienza infrastrutturale – conclude Rotondi – M.A.C sceglie di giocare d’anticipo, con una rivoluzione che parte dal Sud e guarda all’Europa, con l’ambizione di poter garantire una navigazione sicura» .

 

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