Whirlpool, lavoratori chiedono nazionalizzazione.

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Sono tornati in piazza i lavoratori dello stabilimento Whirlpool di via Argine per manifestare contro la chiusura annunciata dall'azienda per il prossimo 31 ottobre. Una battaglia che va avanti da oltre un anno. In piazza Plebiscito si sono dati appuntamento gli uomini e le donne che combattono per mantenere il proprio posto di lavoro e continuare a realizzare lavatrici.Napoli 17 Luglio 2020. ANSA/CESARE ABBATE/
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Sono tornati in piazza i lavoratori dello stabilimento Whirlpool di via Argine per manifestare contro la chiusura annunciata dall’azienda per il prossimo 31 ottobre. Una battaglia che va avanti da oltre un anno. In piazza Plebiscito si sono dati appuntamento gli uomini e le donne che combattono per mantenere il proprio posto di lavoro e continuare a realizzare lavatrici.

Alle ore 12 – a quanti riferito – una delegazione composta da sindacati e lavoratori sarà ricevuta dal Prefetto, Marco Valentini. In piazza i lavoratori hanno esposto uno striscione con scritto: ‘Basta pacchi, nazionalizzazione subito’. Una protesta accompagnata da un canto.

I lavoratori in cerchio in piazza hanno messo in scena una sorta di tammorra. Una canzone appositamente scritta che si intitola ‘nun s’ha da tucca’ (Non si deve toccare) e i cui versi recitano: ‘Simme operai e facimme paura e pa’ fatic avimma lutta” (Siamo operai e facciamo paura e per il lavoro dobbiamo lottare) e ancora ‘Nui cumbattimm pa’ dignità. A Whirlpool è a nost e nun s’ha da tucca’, a terra è a nostra e nun s’ha da tucca’ “. (Noi combattiamo per la dignità. La Whirlpool e la terra sono nostre e non si devono toccare). (ANSA).

“Oggi si sciopera in tutti gli stabilimenti italiani e si manifesta presso le prefetture per chiedere a Whirlpool di recedere da chiusure e licenziamenti e per chiedere al Governo di schierarsi con i lavoratori”. Lo dichiarano Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm, e Antonello Accurso, segretario generale della Uilm Campania dal presidio dei lavoratori presso la sede della prefettura napoletana.
 
“Nell’ultimo incontro – spiegano Ficco e Accurso – ci è parso chiaro che il Ministero dello Sviluppo economico non solo non abbia accolto i nostri suggerimenti, volti a indurre la multinazionale a rilanciare gli investimenti a Napoli e in Italia, ma abbia addirittura assecondato la posizione aziendale provando a propinarci l’ennesima fantasiosa reindustrializzazione che servirebbe solo a edulcorare la chiusura della fabbrica partenopea. Dinanzi alle inquietanti dichiarazioni di impotenza del ministro Patuanelli, abbiamo suggerito di adottare strumenti normativi che già hanno contribuito in passato a risolvere positivamente altre difficili vertenze, magari rafforzandoli e perfezionandoli, ma si insiste inspiegabilmente con le reindustrializzazioni. La cosa è tanto più imperdonabile se si considera che il progetto di parziale reindustrializzazione del sito Whirlpool di Carinaro (Caserta) dopo lunghi anni ancora non è concluso e che il progetto di riconversione della Embraco di Torino è fallito tristemente fra gli scandali”.
 
“A Whirlpool – concludono Ficco e Accurso – chiediamo di rispettare il piano industriale convenuto nell’accordo del 2018 siglato anche con le Istituzioni, pronti ad affrontare insieme le criticità di mercato e gli sforzi necessari per superarli, purché si salvi il lavoro. L’italianità delle produzioni non può essere una mera vanteria da sbandierare in pubblicità e non è evidentemente compatibile con le delocalizzazioni. La dura lotta dei lavoratori ha fino ad ora costretto la multinazionale a rinviare i suoi propositi, facendo procrastinare di volta in volta la data di chiusura dello stabilimento di Napoli e scongiurando dichiarazioni di esuberi unilaterali, ma per vincere definitivamente la battaglia abbiamo bisogno del supporto delle Istituzioni, che invece assistono inerti alla desertificazione industriale dell’Italia. Il sindacato e i lavoratori non possono essere lasciati soli a lottare per tutelare occupazione e interessi economici nazionali, mentre le altre potenze industriali continuano a proteggere e incentivare le loro imprese”.

 

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