La scrittura democratica, da giovedì 2 al Plart.

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Un’Olivetti Valentine, macchina da scrivere nata nel 1968 dal progetto di Ettore Sottsass, è la protagonista dello “scriptorium” dove, su mobili e scrivanie d’epoca, sembrano aver appena battuto numeri e doppiato parole un’addizionatrice e una copiatrice americana per fatture risalenti agli anni Trenta. Statunitense è anche il porta biglietti da tavolo mentre è inglese il calamaio: entrambi prodotti negli anni Quaranta.

Nel settecentesimo anniversario della morte del Sommo Poeta, campeggia sulla parete il manifesto disegnato nel 1912 da Teodoro Wolf Ferrari e sul quale l’immagine di Dante Alighieri promuove il primo modello Olivetti di macchina per scrivere standard, la M1, progettata da Camillo Olivetti.

Questo lo scenario della mostra “La scrittura democratica” a cura di Carmen Pellegrino, che si inaugura giovedì 2 dicembre al Museo Plart con un’apertura a orario continuato dalle 10.30 alle 20.30.

“È mia opinione – spiega la Pellegrino – che i manufatti custoditi in un museo, anche se evidentemente fermi e non più soggetti al vasto divenire, vivano di vita propria”. La scrittrice e storica campana, finalista al Premio Campiello 2021 con il romanzo “La felicità degli altri”, è la testimonial del video in cui racconta l’anima e la vita degli oggetti esposti. Perché, come sostiene, “Nello spazio, oltre lo spazio, di un museo che le salva dal tempo e dall’oblio, le cose congiungono il visibile all’invisibile. Diventano miniature d’eternità…”. La regia è di Pasquale Napolitano.

L’esposizione conclude il programma “Novecento, così lontano, così vicino”. «Io e i miei collaboratori – spiega Maria Pia Incutti, presidente della Fondazione Plart – sentivamo la necessità di un cambiamento e abbiamo cominciato a lavorare a “Novecento: così lontano, così vicino”. Un prisma di sguardi che dall’esterno proiettano una luce nuova sulla Collezione Plart: questo è il senso del progetto nato durante la pandemia e che poi si è tradotto in un ciclo di mostre fruibili anche off line sullo sfondo di una rimodulazione degli spazi museali e dei criteri espositivi».

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