Lazzarelle non si nasce, Silvian Heach per le detenute di Pozzuoli.

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Il brand di abbigliamento femminile Sìlvìan Heach, da sempre promotore di campagne
per il sostegno e la difesa delle donne, si unisce alla Cooperativa Lazzarelle per dar vita
ad un nuovo progetto chiamato LAZZARELLE NON Sl NASCE, Sl DIVENTA.

Tre donne per le donne: Mena Marano, CEO di Silvian Heach, Imma Carpiniello, founder
della Cooperativa Lazzarelle e Maria Luisa Palma, direttore della Casa Circondariale
Femminile di Pozzuoli.

Tutte unite per la prima volta con l’obiettivo di modificare la forma mentis dell’opinione
pubblica, da sempre incline ad emarginare chi ha commesso reati ed errori, ad avere un
atteggiamento volto a concedere loro una seconda possibilità.

La Cooperativa Lazzarelle che si occupa di produzione di caffè, è nata nel 2010 all’interno
della casa Circondariale Femminile oli Pozzuoli, è stata scelta dalla CEO I\/lena Marano per
questo progetto che verrà lanciato ufficialmente il 9 novembre 2021.

Protagoniste sono le donne detenute, ognuna con la propria storia fatta di contesti sociali
difficili, che cercano una possibilità di essere accolte, dopo l’espiazione della pena, nel
mondo del lavoro.

Una special box verrà messa in vendita sul sito ufficiale
silvianheachcom, contenente sia i prodotti firmati Lazzarelle (due miscele di caffè, una
tisana e una crema spalmabile), che quelli Silvian Heach, una t-shirt, con la stampa di un
logo creato ad hoc, un cuore con un abbraccio, e una bag in tessuto ecosostenibile con
la stessa grafica.

Il documentario che raccoglie i diversi frame di interviste e il reportage fotografico
realizzato all’interno della Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli, saranno presentati
il 9 novembre a Napoli nel corso di un incontro che avrà come testimonial del progetto
Sabrina Scampini, giornalista e volto noto televisivo, che sposa la causa come un altro
passo per sostenere e reintegrare le donne nella loro totalità.

Mena Marano, da sempre in prima linea nei progetti che riguardano le donne ha dichiarato: “Sono entusiasta nel sostenere queste donne che meritano di rinascere e di avere una seconda possibilità. Con il duro lavoro alla torrefazione e al bistrot possono auspicare al
cambiamento e ad un futuro migliore, rimettersi in gioco e non tornare nelle stesse situazioni che le hanno portato a delinquere. Mi complimento pubblicamente con lmma Carpiniello e il suo coraggio di fare impresa nel carcere femminile e soprattutto con il direttore Maria Luisa Palma che ha accolto la nostra iniziativa “

Imma Carpinìello, nel decennale della sua impresa all’interno delle mura del carcere, afferma: “Ci troviamo in un contesto gravemente svantaggiato dalpunto di vista socioeconomico
in cui soprattutto le donne faticano a entrare e restare nel mercato del lavoro. Le donne detenute sono doppiamente svantaggiate, e per questo abbiamo pensato di provare a rispondere a questo bisogno attraverso una torrefazione che produce caffè artigianale, L’incontro con Silvian Heach e con Mena Marano, un’imprenditrice che condivide la nostra mission, per noi è una bellissima opportunità ”

Maria Luisa Palma, che ha sposato sin da subito questa collaborazione sostiene:
“Ringrazio Mena Marano per la sensibilità e l’intelligente coraggio di prendere a cuore la
questione delle donne detenute. La persona che sta in carcere ha quasi sicuramente commesso un reato, ma non si identifica con il reato; resta una persona che ama, che soffre, che ha capacità lavorative. Una donna, anche se in carcere, resta il centro di una rete di relazioni, resta il sostegno (spesso l’unico) della sua famiglia, dei suoi figli. E la società fa un torto a se stessa se si priva di queste persone, delle loro capacità e delle loro potenzialità. Non si tratta di essere “buoni”: i risultati del lavoro che da tanti anni Imma Carpiniello fa con le detenute di Pozzuoli lo dimostrano”.

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