Luciano De Crescenzo, l’ingegnere-filosofo della napoletanità.

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    Il 18 luglio dello scorso anno è stato scoperto il pannello che da un po’ di tempo campeggiava il muro dei Quartieri Spagnoli in via Tre Regine a Napoli, ed è così venuto fuori un murale dedicato a Luciano De Crescenzo, ad un anno dalla sua morte.

    Allo stesso modo, dopo 10 giorni, in vico Belledonne nel quartiere Chiaia è stata apposta una targa in sua memoria.

    Questo perché lo scrittore umoristico, saggista e divulgatore (ed «abile nell’uso dell’ironia» come spesso si dice di lui) è diventato – nel tempo – uno degli emblemi della Napoli nobile, della Napoli colta, di quella che ci invidiano in tutto il mondo, assieme a Totò, i fratelli De Filippo, Troisi, la Loren e Pino Daniele (ma volendo ci sarebbero tantissimi altri nomi…).
    Ormai sono passati due anni dalla sua scomparsa, ma De Crescenzo continua ad essere celebrato dalla sua Napoli, e da tutta Italia.

    Luciano De Crescenzo professionalmente nasce come ingegnere all’IBM. Dopo il divorzio dalla moglie chiede di essere trasferito a Milano e – come scrive lui stesso nel suo Il dubbio edito da Mondadori – «Una volta a destinazione, capii di aver commesso un errore madornale: a Milano mi sentivo doppiamente solo. Oltre ad aver perso l’amore, infatti, avevo perso anche i riferimenti a cui ero abituato da sempre, ovvero la casa, la città, i familiari e gli amici» che è poi – riassunta in poche ma sferzanti righe – la condizione di migliaia di giovani d’oggi che sono stati costretti a “sradicarsi” dalla loro città d’origine e si sono trasferiti chi nel nord Italia, chi nel nord Europa, chi addirittura in Australia.
    Nonostante ciò, De Crescenzo, restò a Milano svariati anni dove ebbe modo di approfondire il suo interesse per la filosofia.

    La sua prima opera Così parlò Bellavista ebbe un discreto lancio grazie a Maurizio Costanzo che, per la prima volta in Italia, mostrò la copertina di un libro in diretta televisiva. Il libro vendette circa 600.000 copie e fu tradotto anche in Giappone. Al suo interno sono presenti in nuce tutti i temi decrescenziani che l’autore approfondirà successivamente, soprattutto le differenze fra settentrionali e meridionali riguardo lo stile di vita. Il professor Bellavista, che altri non è che un alter-ego dello stesso De Crescenzo, ha spiegato sia nel libro che nel film omonimo la chiave della differenza principale fra nord e sud utilizzando la dicotomia popoli d’amore/popoli di libertà.

    L’importanza del librò sarà sigillata in occasione dei 150 anni dall’unità d’Italia, in occasione della quale fu selezionato in un elenco dei più significativi 150 libri dell’Italia unita (uno per anno).

    Lo scrittore in seguito si “specializzò” nella divulgazione della filosofia, soprattutto quella greca. Il suo pensatore preferito ha sempre detto essere Socrate: il padre del dubbio.
    E De Crescenzo ha ri-adattato alcuni temi della filosofia greca in salsa napoletana: soprattutto, appunto, il tema del dubbio del quale è sempre stato un assiduo frequentatore. Dubitare, ripeteva spesso, è l’unica maniera che spinge alla conoscenza (al contrario di chi ha certezze granitiche). «Chi ha dei dubbi» – spiegava – «vuol dire che è una brava persona: democratica e tollerante». Gli uomini pieni di certezze e fedi incrollabili, al contrario sono violenti.

    De Crescenzo negli anni ottanta e novanta ebbe un successo di vendite pazzesco, soprattutto se si tiene conto della particolarità dei temi trattati: mai libri sulla filosofia avevano venduto così tanto. Opere come Storia della filosofia greca. I presocratici e Da Socrate in poi, Oi dialogoi, Panta re, Socate, Ordine e disordine, Nessuno, Storia della filosofia medioevale, Storia della filosofia moderna pare siano stati adottati anche come libri di testo in alcune scuole in Germania.

    Ed a causa del suo successo è sempre stato bistrattato dalla critica colta e dai filosofi “togati”.
    Anche se è bene spiegare che a monte di ciò c’è un equivoco. Si critica Luciano De Crescenzo filosofo, quando in realtà lui filosofo non ha mai detto di esserlo. È sempre stato un divulgatore, un apripista, un iniziatore alla filosofia per i più inesperti. Come amava spesso dire: «Credo di essere una di quelle scalette con soli tre gradini, che si trovano nelle biblioteche e che consentono di prendere i libri dagli scaffali che stanno più in alto».
    Ma non tutti gli intellettuali lo snobbavano. Una volta ebbe una telefonata da Federico Fellini che si complimentò con lui per i suoi libri. Ed anche Indro Montanelli elogiava la sua attività divulgativa (il quale fece un’operazione abbastanza simile con la sua Storia d’Italia).

    Nella sua proteiforme carriera De Crescenzo si è dedicato anche al cinema ed alla televisione. Instaurò una festosa e duratura collaborazione con Renzo Arbore, con il quale scrisse due film: Il Pap’occhio e F.F.S.S. cioè: che mi hai portato a fare fino a Posillipo se non mi vuoi bene? entrambi diretti da Arbore.
    Forse non tutti lo sanno che collaborò anche alla stesura della sceneggiatura de La mazzetta, film, con gli anni divenuto cult, di Sergio Corbucci interpretato da Nino Manfredi.
    Lo scrittore partenopeo si è cimentato al cinema anche in veste di attore e regista. I suoi film ancora oggi a Napoli sono conosciuti e recitati a memoria praticamente da tutti: Così parlo Bellavista (da qui la famosissima battuta: «Si è sempre meridionali di qualcuno!», Il mistero di Bellavista, 32 dicembre.

    È inoltre da segnalare la conduzione di uno dei primi programmi di divulgazione informatica: Bit – Storie di computer nel 1984.

    Luciano De Crescenzo ha incarnato l’intellettuale accessibile a tutti. Colui che grazie alla sua ironia e al suo linguaggio semplice (ma non semplicistico) è riuscito ad accendere la curiosità di molti verso tematiche di attualità e verso lo studio e l’approfondimento della storia e della filosofia.

    E soprattutto è riuscito a portare Napoli nel mondo. Ma non la Napoli stereotipata della pizza e del mandolino. Ma, in un’operazione simile a quella compiuta da Troisi, la Napoli pregna di storia, dal linguaggio colto e antico, dalle usanze diverse dal resto d’Italia. Che ha affrontato con originalità il tema della Questione meridionale.

    Il suo ottimismo ed il suo sarcasmo hanno sempre inviato a leggere il passato per un futuro migliore, da vivere con positività e senza angoscia. Che poi è la quintessenza della napoletanità.

    Alessio Cacciapuoti

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