Lavoro, 7 ragioni per fare un’esperienza all’estero.

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a cura de Il Giornale delle Partite Iva

Cosa fare per migliorare il  proprio cv? Un’esperienza all’estero aiuta di sicuro. E’ quanto emerge dall’indagine realizzata dalla start up Hundredrooms che si è  interessata all’argomento e ha deciso perciò di intervistare gli  esperti Lilian Goberna e Jorge Serrano, rispettivamente direttrice e  consulente di Go Consulting, agenzia di consulenza strategica per i  recruiters.

Un viaggio o un’esperienza all’estero, che può essere di studio,  lavoro o volontariato, rappresenta di sicuro un valore aggiunto da  inserire nel curriculum, che i recruiters valutano molto  positivamente.

“Viaggiare è come fare un master in competenze personali -afferma  Lilian Goberna- soprattutto se si viaggia da soli. E’ un’opportunità  per uscire dalla zona di comfort e per poter conoscere e apprezzare  prima di tutto se stessi. Il primo grande esercizio di indipendenza,  in cui si sviluppano competenze che poi si sarà in grado di usare in  ambito professionale”.

In particolare, per quanto riguarda gli  aspetti che si rafforzano attraverso i viaggi, Goberna sostiene che  “un giovane che affronta un’esperienza all’estero lavora molto sulla  sua dimensione intrapersonale (gestione delle emozioni di fronte a  situazioni nuove, fiducia in sé stesso, resistenza alle avversità,  ecc)”. “Ma anche la dimensione interpersonale non sarà più la stessa,  visto che ci si abitua a confrontarsi con prospettive nuove, diventa  più facile stabilire relazioni, esprimere idee, negoziare e lavorare  in team”, avverte.        ”

Infine -conclude Goberna- si rafforzano anche competenze che  risultano importanti in ambito più strettamente professionali, come la capacità di analisi, lo spirito di iniziativa, la pianificazione e la  capacità di prendere decisioni”.        

Ad essere apprezzati sono soprattutto i viaggi di lunga durata poiché, come spiega Jorge Serrano, “sviluppare nuove abilità richiede  predisposizione e tempo, pertanto sono più interessanti i viaggi  lunghi, che implicano una comprensione più profonda del luogo in cui  ci si reca”. Viaggi, insomma, che portano i giovani a conoscere nuove  realtà, ma anche e soprattutto a conoscere se stessi. Hundredrooms ha  realizzato una lista di sette ragioni per cui viaggiare non può che  essere un vantaggio e un’informazione preziosa da inserire nel proprio curriculum.  

Primo: capire la strada da percorrere subito  dopo la laurea, molti giovani sono disorientati e non sanno molto bene dove e come muoversi. Un’esperienza di viaggio aiuta a capire quale  strada si voglia intraprendere e permette ai giovani di scoprire  qualità e punti di forza che in molti casi non sanno nemmeno di avere.

Secondo: scoprire nuove prospettive, vedere il mondo da diverse  prospettive aiuta a trovare più rapidamente la soluzione a un  problema.

Terzo: viaggiare rende più forti, intraprendere un viaggio senza avere molti soldi in tasca insegna ai giovani a gestire meglio il proprio  budget e a superare diversi inconvenienti.

Quarto: dar valore alle cose più importanti,  viaggiare significa spesso lasciarsi alle spalle molte cose della  propria vita, materiali e non. Ed è proprio in questo momento che si  capisce quali sono le cose realmente importanti. Una consapevolezza  che rende i giovani più maturi e capaci di prendere decisioni.

Quinto: maggior fiducia in se stessi, può darsi che, in un colloquio di  lavoro, non sia molto importante dire di aver visitato venti Paesi. Ma dopo aver vissuto fuori per un tempo più o meno lungo, si acquisisce  quella fiducia in sé stessi che, di sicuro, potrà essere percepita  anche dai recruiters.

Sesto: acquisire abilità e competenze per lavorare in team, quando si  viaggia, soprattutto in gruppo, si acquisiscono abilità che tornano  utili se si lavora in team. Scegliere un itinerario, con luoghi da  visitare e tappe in cui fermarsi, relazionarsi parlando una lingua  straniera, confrontarsi coi propri compagni di viaggio, sono tutte  attività che permettono ai giovani di rafforzare le loro capacità  relazionali.

Settimo: imparare a organizzarsi, un viaggio richiede una buona  capacità di organizzazione. Prenotare volo, alloggio, visite  turistiche, spesso in un lasso di tempo limitato, è uno dei migliori  esercizi per imparare a organizzarsi.

Se ben valorizzata all’interno del curriculum, un’esperienza di viaggio può condizionare l’esito di un processo di  selezione. E’ fortemente raccomandato, quando la si cita, soffermarsi  soprattutto sulle attività che si sono svolte, siano esse di  volontariato, studio o lavoro. Inoltre, se si reputa che tale  esperienza possa essere decisiva per ottenere il lavoro, la si può  anche inserire all’inizio del curriculum per una maggiore visibilità.        Perché ciò è fondamentale? Perché un’esperienza all’estero accresce le qualità e le competenze di una persona, per cui è molto importante  spiegare le attività di cui ci si è occupati, gli obiettivi e i  risultati conseguiti. Collaborare a un progetto o addirittura  incaricarsi di piccoli lavori retribuiti implica, inoltre, una reale  messa in pratica delle abilità acquisite. Molti esperti reputano,  infatti, fondamentale l’inserimento all’interno del curriculum di  quelle abilità e competenze trasversali acquisite grazie a  un’esperienza di viaggio.

Eccone alcune: conoscenza di una o più lingue straniere; problem  solving; orientamento verso gli obiettivi; personalità ‘open-minded’;  capacità di adattamento a diverse situazioni e cambi aziendali;  negoziazione; capacità di analisi e di pianificazione; capacità di  prendere decisioni.

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