I servizi offerti da Eav “risultano attualmente inadeguati”. È la valutazione, netta, contenuta nella delibera dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato pubblicata nel bollettino del 17 agosto. Il dossier, quattro pagine inviate alla Regione Campania, fotografa un quadro critico: meno passeggeri, più costi per l’utenza, ritardi e bassa soddisfazione dei viaggiatori.
La fotografia dell’Antitrust: meno utenti, prezzi più alti
Secondo l’Authority, nel 2024 Eav ha registrato 5 milioni di passeggeri in meno rispetto al 2019, mentre nello stesso periodo il prezzo medio per utente è aumentato di oltre il 30%. Un trend negativo che si somma ai giudizi insufficienti degli utenti, in particolare sulla Circumvesuviana, per affollamento, comfort e pulizia.
Ritardi e soppressioni: i numeri della Circumvesuviana
Il dossier evidenzia criticità significative: Ritardo medio 2025: oltre 5 minuti, Treni con ritardo oltre 5 minuti: 44,3%, Ritardi oltre 15 minuti: 6,3%, Soppressioni nel primo trimestre 2026: “quota rilevante”, attribuita allo stato di agitazione del personale.
Una situazione che, secondo l’Antitrust, rischia di compromettere “in maniera indeterminata” la realizzabilità del programma di esercizio e del piano degli investimenti.
Il nodo politico: il contratto scaduto e la nuova legge sulla concorrenza
Il servizio di trasporto affidato dalla Regione a Eav è scaduto il 31 dicembre 2025. La società opera oggi in “proroga emergenziale” fino a fine 2026.
Il presidente della Regione Roberto Fico e l’assessore ai Trasporti Mario Casillo devono confrontarsi con la nuova legge sulla concorrenza del 2025, che per la prima volta applica agli affidamenti del trasporto regionale gli stessi principi del mercato: la gestione in house è possibile, ma va dimostrata l’efficienza, pena sanzioni per l’ente pubblico e il gestore, fino alla risoluzione del contratto.
L’alert dell’Antitrust alla Regione
L’Autorità chiede alla Regione di attribuire “massima priorità” alla vigilanza e al controllo su Eav, in qualità di socio unico. La Campania ha 30 giorni per comunicare le iniziative adottate per affrontare le criticità.
L’Antitrust ricorda inoltre che le modifiche normative del 2022 prevedono misure correttive in caso di gestione insoddisfacente.
I nuovi treni e gli investimenti
Tra le cause del mancato rinnovo del contratto, la Regione ha indicato gli slittamenti nella consegna dei nuovi treni: i 56 convogli destinati alla Vesuviana e prodotti in Spagna. Ritardi che incidono anche sulle riduzioni del servizio programmate nel 2025.
Eav è comunque al centro di una “mole eccezionale di investimenti” pari a 5 miliardi, con cantieri in completamento entro il 2031. Ma per l’Antitrust, la notizia dei ritardi “delinea il permanere di un quadro critico”.
La voce dei pendolari
Enzo Ciniglio, del Comitato Pendolari Vesuviani, commenta senza giri di parole: «Fino a pochi mesi fa la gestione è stata fallimentare. Abbiamo fiducia nel nuovo corso politico in Regione. In Diamantini vediamo una persona pragmatica, esperta, che non fa proclami».
Il comitato chiede che nel riordino delle corse previsto da ottobre venga ripristinata la linea di Baiano via San Giorgio, giudicando insufficiente il servizio sostitutivo.
Gli Studenti pendolari, in vista di settembre, sollecitano un potenziamento delle corse mattutine e il ritorno delle fermate dei direttissimi nei principali centri vesuviani: San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano, Torre del Greco.
Sindacati di Base: 11 anni di mala gestio
Sulla vicenda interviene duramente Marco Sansone, componente dell’Esecutivo Confederale Regionale dell’Unione Sindacale di Base, che rivendica le posizioni assunte negli anni dall’organizzazione sindacale.
«Per anni noi della USB siamo stati etichettati come pazzi con cui non si voleva dialogare», afferma Marco Sansone, secondo cui i rappresentanti dell’organizzazione sarebbero stati considerati «quelli da evitare, i populisti che dovevano pensare solo a lavorare, i delegati da licenziare», mentre, sostiene il sindacalista, si preferiva privilegiare il confronto con altre sigle sindacali.
Per Sansone, il giudizio espresso dall’Antitrust rappresenterebbe dunque una conferma delle criticità che la USB avrebbe denunciato nel corso degli anni. «Si preferiva stringere accordi capestro con CGIL, CISL, UIL, UGL e FAISA CISAL, silenti davanti a scelte evidentemente incapaci di migliorare il servizio e le condizioni di lavoro dei dipendenti EAV», sostiene il rappresentante USB.
Il nodo degli stipendi dei vertici
Nel mirino di Sansone finiscono anche i compensi degli amministratori e dei dirigenti dell’azienda. «Intanto però gli stipendi di amministratori e dirigenti non solo non venivano toccati, in alcuni casi venivano persino raddoppiati», afferma il sindacalista.
Il caso De Gregorio con due stipendi
Sansone cita in particolare il caso dell’ex presidente Umberto De Gregorio, sostenendo che avrebbe percepito per anni anche il compenso da direttore generale. Secondo il rappresentante USB, si sarebbe trattato di una situazione che non avrebbe trovato una giustificazione nei risultati ottenuti dal servizio di trasporto.
«La colpa, per l’amministrazione De Gregorio, era sempre degli altri», accusa Sansone, elencando tra le motivazioni indicate negli anni dall’azienda il Covid-19, la guerra in Ucraina, gli eventi meteorologici e le assenze per malattia dei lavoratori
«Le responsabilità non possono essere sempre degli altri»
Il giudizio dell’Antitrust, nella lettura di Marco Sansone, riapre quindi la discussione sulla gestione complessiva di EAV e sulle scelte compiute nell’arco degli ultimi undici anni.
«Oggi pure l’Antitrust boccia la gestione degli ultimi undici anni della partecipata della Regione Campania», sottolinea Sansone, che collega la vicenda EAV a quella, più recente, relativa a Napoli Patrimonio e ai rilievi mossi dalla Corte dei Conti sul contratto di affidamento.
Anche in quel caso, ricorda il sindacalista, la USB aveva manifestato le proprie perplessità, in particolare rispetto a «mancanza di trasparenza, esternalizzazioni del servizio e demansionamento dei lavoratori». Secondo Sansone, si tratterebbe di politiche che oggi starebbero caratterizzando anche l’indirizzo seguito dal Comune di Napoli nei confronti di Napoli Servizi.


















































