Prima dell’intervento di Papa Leone XIV, monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, offre al Pontefice un quadro lucido e drammatico della realtà del territorio compreso tra Napoli e Caserta: 11 mila kmq, 90 comuni, circa 3 milioni di abitanti. Una terra ferita, definita dal presule “un marchio infamante”, oltraggiata per decenni dalla criminalità e dalle connivenze, e che ancora oggi “grida verità al cospetto di tanti morti”.
“Dire ufficialmente che qui c’è stato chi ha avvelenato e chi ha taciuto”
Il vescovo chiede alla Chiesa e alle istituzioni un atto di verità: riconoscere ciò che è accaduto, per rispetto delle famiglie che piangono i loro cari. “Dire ufficialmente che qui c’è stato chi ha avvelenato, guadagnato, taciuto, lasciato fare; chi doveva controllare e non l’ha fatto”.
Di Donna invoca dal Papa “una parola che scuota le coscienze”: delle istituzioni, dei cittadini e anche delle comunità ecclesiali. Una parola di speranza per chi rischia di perdere fiducia, di incoraggiamento per chi si impegna, e “di ammonimento severo per quelli che continuano ad avvelenare questa terra”.
Il suo appello è diretto: “Convertitevi! Cambiate strada: il vostro non è solo un reato, ma un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio.”
Una Via Crucis iniziata negli anni ’80
Il vescovo ricostruisce la storia della devastazione ambientale: dagli anni ’80, industrie corrotte del Nord, con il sostegno della criminalità organizzata, hanno sversato rifiuti tossici nelle campagne tra Napoli e Caserta. A questo si è aggiunto l’abbandono e la combustione dei rifiuti da parte di piccoli imprenditori locali.
Ad Acerra sorge l’unico termovalorizzatore della Campania, cardine dell’intero sistema regionale dei rifiuti. “Acerra è diventata città simbolo delle tante periferie sacrificate per il benessere di altri”, afferma Di Donna. Da qui la locuzione “Terra dei fuochi”, divenuta un marchio che ha provocato il crollo dell’economia agricola, con contadini impossibilitati a vendere i propri prodotti.
“Negli ultimi 30 anni ad Acerra sono morti 150 giovani”
Il vescovo si sofferma sulle conseguenze sanitarie: la correlazione tra inquinamento e malattie, confermata dal monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità sui bambini morti di tumore. “Negli ultimi 30 anni, solo ad Acerra, sono morti circa 150 tra ragazzi e giovani”, senza contare adulti e vittime degli altri comuni.
Di Donna legge i nomi degli ultimi giovani scomparsi — Marco, Maria, Pasquale, Tina, Nello, Cristian, Tonia, Antonio, Francesco, Davide, Pietro, Laura, Alessia — mentre i genitori, presenti in cattedrale, ascoltano in silenzio. “Hanno vissuto una vera Via Crucis”, dice il vescovo, “e molti non hanno ancora elaborato il lutto”.
I silenzi e le omissioni
Il presule denuncia la “risposta debole” delle istituzioni e ricorda che la mobilitazione dei cittadini ha portato la Corte europea dei diritti dell’uomo, nel gennaio 2025, a imporre all’Italia misure per fermare il fenomeno.
Per anni, afferma, lo Stato è rimasto sordo: le dichiarazioni dei pentiti di camorra sono rimaste coperte dal segreto di Stato per sedici anni, fino alla desecretazione del 2013.
Di Donna cita due figure simbolo: Roberto Mancini, poliziotto, medaglia d’oro al valore civile, e Michele Liguori, vigile urbano, entrambi morti di tumore dopo essersi battuti contro le ecomafie.
“La Chiesa ha ascoltato il grido della terra e dei poveri”
Il vescovo ricorda che la popolazione si è rivolta alla Chiesa, e che la Chiesa ha ascoltato: “Il grido della terra e quello dei poveri si identificano”, come insegna la Laudato si’. Non esiste crisi ambientale che non sia anche sociale e sanitaria.
Lancia poi un allarme nazionale: altre zone d’Italia rischiano di diventare come Acerra. Cita la Valle del Cenge e Casale Monferrato, Vicenza e il Veneto contaminati dai PFAS, Marghera, Piombino, il bacino del Sacco, Terni, Bussi sul Tirino, Taranto, Crotone, Priolo. E avverte: “Speriamo di non aggiungerne altre”.
L’invocazione ai santi protettori
Il vescovo affida la terra e la sua gente ai santi: Santi Cuono e Figlio, protettori della salubrità dell’aria e della fertilità delle campagne; e Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, perché aiuti a prendere coscienza del peccato contro la madre terra e a praticare la carità verso i poveri.
Il Sindaco D’Errico: Acerra terra di resistenza
In piazza Calipari, davanti a migliaia di fedeli e ai rappresentanti dei comitati civici, il sindaco di Acerra, Tito d’Errico, prende la parola per presentare al Papa la realtà della Terra dei fuochi. Un territorio “complesso, con ferite profonde”, segnato da malfattori che “hanno servito il profitto” e lasciato in eredità inquinamento, roghi, malattie, dolore.
Ma d’Errico rifiuta l’immagine di una comunità piegata: “Questa non è terra di rassegnazione, ma di resistenza civile e riscatto morale, che ha sete di un profondo cambiamento.”
Parla anche a nome dei 90 sindaci dei comuni coinvolti, ricordando che proprio i primi cittadini sono “il motore di questo rinnovato corso”.
Le istituzioni presenti
All’incontro partecipano il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il prefetto di Napoli Michele di Bari, il presidente della Regione Roberto Fico, il sindaco metropolitano e presidente dell’Anci Gaetano Manfredi.
D’Errico li ringrazia per il lavoro comune, citando i risultati della cabina di regia sul risanamento ambientale coordinata da Mantovano.
Il primo cittadino di Acerra inoltre ribadisce l’impegno su tre fronti: contrasto rigoroso all’illegalità, monitoraggio e prevenzione delle malattie, promozione dell’agricoltura d’eccellenza e del lavoro sano, per “estirpare le radici del malaffare”.
Le famiglie delle vittime: “Il Papa è la nostra speranza”
Accanto alle istituzioni, la voce più forte è quella delle famiglie colpite. Angela, madre di Ilenia — morta a 18 mesi — e vedova di Carmine, scomparso a 40 anni per un tumore fulminante, racconta al Papa la sua storia: “Vedere mia figlia vivere nella paura dopo aver perso il papà e la sorellina non è possibile.”
La donna ricorda anni di terapie psicologiche, la sensazione costante che la malattia potesse colpire ancora: “Questa terra ci sta togliendo tutto.”
Sua figlia Tania, oggi ventenne, ha chiesto personalmente di incontrare il Pontefice: “Dobbiamo ricordare che la dignità delle persone vale più di tutto. Non si può più morire di tumore per l’inquinamento. Siamo stanchi.”
Per loro, la visita del Papa è un grido che chiede ascolto, giustizia, cambiamento.
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