Nella Cattedrale di Santa Maria Assunta ad Acerra, nel cuore della Terra dei fuochi, Papa Leone XIV ha pronunciato uno dei passaggi più intensi del suo pontificato: «Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli».
Il discorso in Duomo (Vatican News)
Un messaggio che non è solo consolazione, ma anche denuncia e richiamo alla responsabilità, in un territorio segnato da decenni di veleni, omissioni e dolore.
Vicinanza alle famiglie colpite
Il Pontefice ha parlato a lungo del lutto che attraversa molte famiglie: chi combatte con la malattia, chi ha perso un genitore troppo presto, chi piange un figlio “reciso nel momento di sbocciare”. La sua presenza ad Acerra è stata anche la promessa mantenuta di una visita che Papa Francesco non aveva potuto realizzare, e un invito a “scrivere una pagina nuova” in quella che un tempo era la Campania felix.
Il richiamo alla Laudato si’
Dopo il quadro severo tracciato dal vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, Papa Leone ha richiamato la forza profetica della Laudato si’, definendola un dono particolarmente prezioso per questa terra. Ha ricordato come il grido della creazione e dei poveri qui si sia fatto più drammatico, “a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune”, che ha avvelenato ambiente e tessuto sociale.
“È un grido che chiede conversione”
Il Papa ha invocato una conversione per chi ha compiuto il male, ma ha espresso gratitudine verso “chi ha risposto al male con il bene”, in particolare una Chiesa che “ha saputo osare la denuncia e la profezia, radunando il popolo nella speranza”.
Ha evocato la visione di Ezechiele: ricomporre le ossa, ridare carne al cuore, rinascere con uno spirito nuovo. Un’immagine potente per descrivere la possibilità di riscatto di un territorio ferito.
“Avete scelto la responsabilità”
Il Pontefice ha riconosciuto la sofferenza per la devastazione ambientale che ha compromesso “un meraviglioso ecosistema, luoghi, storie e memorie”. Di fronte a questa realtà, ha detto, ci sono due strade: indifferenza o responsabilità. «Voi avete scelto la responsabilità e, con l’aiuto di Dio, avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia».
Non rimandare: “Signore Dio, tu lo sai!”
Il Papa ha messo in guardia dal rinviare il cambiamento a un tempo indefinito: occorre cogliere le domande nuove che Dio pone, rilanciare la Parola di vita, lasciarsi prendere per mano da Colui che “cambia il lutto in gioia e fa fiorire il deserto”.
Ha concluso con una preghiera che è anche un atto di fede nella rinascita della Terra dei fuochi: «Signore, la morte sembra essere dappertutto… però, se tu ci interroghi: “Potranno queste ossa rivivere?”, noi crediamo e diciamo: “Signore Dio, tu lo sai!”»
Papa Leone XIV invita la comunità a rispondere al male con una forza che definisce “ostinata resistenza”: la promessa della Laudato si’ che “sboccia come ciò che è autentico”, capace di trasformare il dolore in rinascita.
“Una promessa che già diventa realtà”
Il Pontefice ricorda che questa resistenza non è un’idea astratta, ma un processo già in atto: “Tutto questo è molto concreto: è una promessa che già diventa realtà”. Una promessa che nasce dal Vangelo e che, come insegna il Concilio Vaticano II con la Gaudium et spes, chiede di rispondere alle domande nuove del nostro tempo: come si vive nei quartieri, come si coopera tra persone e istituzioni, quale passione educativa si coltiva, quale onestà si pratica nel lavoro, come si distribuiscono potere e ricchezze, quale rispetto si riserva alle persone e alle creature.
“Potranno queste terre rivivere? Siate voi la risposta”
Il Papa rilancia la domanda profetica di Ezechiele: “Potranno queste ossa rivivere?” E affida la risposta alla comunità: “Siate voi stessi la risposta: una comunità unita, nella fede e nell’impegno. La vita allora si moltiplicherà.”
Ma avverte: il miracolo non è immediato. Come per il profeta, occorre fidarsi, ascoltare, credere ancora. Le scelte compiute e il cammino ecclesiale non bastano se ci si ferma: “Se ci si ferma, si torna indietro.”
Lo Spirito, invocato alla vigilia della Pentecoste, è la forza che può far sorgere “un esercito di pace” capace di guarire le ferite della terra e delle comunità.
Un fuoco che consola, non che distrugge
Leone XIV contrappone ai roghi della Terra dei fuochi un altro tipo di fiamma: un fuoco che “ravviva e riscalda”, che accende cuori e menti, che ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero. Un fuoco che non divora, ma genera.
Alle famiglie ferite: “Generate vita nuova”
Il Papa si rivolge in modo particolare alle famiglie colpite dalla morte: invita a trasmettere ai figli e ai nipoti quel senso di responsabilità che troppo spesso è mancato. Chiede di lasciar morire il risentimento, praticare per primi la giustizia che si invoca, educare alla cura, testimoniare la vita.
“Scardinare la cultura della prepotenza”
Alla Chiesa locale, “membra vive di questo popolo”, Leone XIV affida un compito preciso: manifestare ogni giorno “l’autorità del servizio”, che si abbassa, avvicina, perdona, fa il primo passo.
È così che si può scardinare una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che ha ferito questa terra come molte altre regioni d’Italia e del mondo.
“Il cambiamento del mondo inizia dal cuore”
Il Papa invoca lo Spirito perché ispiri forme nuove di annuncio, cooperazione, rigenerazione ambientale e sociale. Ricorda che esiste una spiritualità dei luoghi, ma che tutto dipende dalla spiritualità delle persone: “Il cambiamento del mondo inizia sempre dal cuore.”
E conclude con un’immagine di convivenza e speranza: che il Risorto doni a tutti di abitare insieme, capaci di accogliere e mettere in pratica la Parola, pellegrini sulla terra e cittadini dell’eternità.
Nella seconda tappa della sua visita in Campania, Papa Leone XIV ad Acerra parla alla Terra dei fuochi indicando la strada di un cambiamento profondo, “economico, civile e perfino religioso”, necessario per risanare una terra ferita e, insieme, “l’intero Pianeta”.
L’incontro in Piazza Calipari
L’intervento integrale (Vatican News)
Davanti ai 15 mila fedeli riuniti in piazza Calipari, luogo dove Papa Francesco avrebbe voluto celebrare il quinto anniversario della Laudato si’ nel 2020, il Pontefice agostiniano denuncia un modello di sviluppo che ha prodotto scarti, veleni e ingiustizie, e invita a una conversione che parta dallo stile di vita quotidiano.
“Un’economia meno individualistica, un sistema meno consumistico”
Leone XIV richiama con forza la visione della Laudato si’: serve un’economia “meno individualistica”, un sistema “meno consumistico”, capace di contrastare “lo sviluppo tecnologico che mira ai vertiginosi profitti di pochi”. Un invito rivolto a persone, imprese e istituzioni perché “coltivino il senso del limite”, invece di cedere alla “violazione irresponsabile” che ha avvelenato la Campania felix.
La Terra dei fuochi e la presa di coscienza
Il Papa riconosce che l’espressione “Terra dei fuochi” non rende giustizia al bene che resiste, ma ammette che ha favorito “una presa di coscienza diffusa” sulla gravità del malaffare e dell’indifferenza che hanno permesso i crimini ambientali. La piazza lo accoglie come una piccola Tor Vergata del 2000, tra canti, entusiasmo e un clima di festa che non cancella la sofferenza, ma la trasforma in attesa di riscatto.
“Confermare un sussulto di dignità e responsabilità”
Alla vigilia della pubblicazione della sua prima Enciclica, Magnifica Humanitas, dedicata alla persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale, Leone XIV spiega il senso del suo ritorno in Campania: “Confermare e incoraggiare quel sussulto di dignità e responsabilità” che nasce quando la vita germoglia e subito viene minacciata dalla morte.
Ringrazia la Chiesa locale per aver accolto il messaggio della Laudato si’ e ricorda che “la giustizia esiste e si affermerà”, ma non può essere attesa passivamente.
“Il fatalismo è terreno di coltura dell’illegalità”
Il Pontefice mette in guardia dalla tentazione della rassegnazione: fatalismo, lamento e scaricare la colpa sugli altri sono “il terreno di coltura dell’illegalità”. Per questo invita tutti a un’assunzione personale di responsabilità:
“Assumiamoci ognuno le proprie responsabilità, scegliamo la giustizia, serviamo la vita. Il bene comune viene prima degli affari di pochi, degli interessi di parte, piccoli o grandi che siano.”
Un appello che risuona come un programma civile e spirituale per la rinascita della Terra dei fuochi.
Papa Leone XIV rilancia il messaggio della Laudato si’ e indica la via per un nuovo patto sociale ed ecologico. Un patto fondato su uno “sguardo contemplativo”, capace di riconoscere la dignità della vita e la bellezza ferita di una terra che “ha sepolto tanti suoi figli” e ha visto soffrire “bambini e innocenti”.
Il paradigma tecnocratico e i profitti di pochi
Il Pontefice denuncia con forza il “paradigma tecnocratico” che continua a presentarsi come vincente, alimentando conflitti e disuguaglianze: un modello che corre all’accaparramento delle risorse, che trova complicità nella debolezza delle istituzioni e che si manifesta in uno sviluppo tecnologico orientato ai profitti vertiginosi di pochi, cieco davanti alle persone, al loro lavoro e al loro futuro.
Per questo, afferma, il cambiamento deve partire dallo sguardo: da un modo nuovo di vedere il creato, la società, l’economia.
“Un’economia meno individualistica, un sistema meno consumistico”
Leone XIV ringrazia i “pionieri” che per primi hanno denunciato i mali della Terra dei fuochi — ambientalisti, comitati, cittadini — e che hanno portato alla luce una realtà a lungo negata. Grazie a loro, dice, oggi è chiaro che occorre vigilare sulla salute del creato come sulla porta di casa, respingendo le tentazioni di potere e arricchimento legate alle pratiche che inquinano terra, acqua, aria e convivenza civile.
Il Papa indica la direzione: “Realizzeremo, passo dopo passo ma rapidamente, un’economia meno individualistica, un sistema meno consumistico”. Un modello di crescita che ha prodotto rifiuti, sprechi e veleni, lasciando le comunità “più malate e più povere”.
Persone e imprese che coltivino il senso del limite
La conversione proposta dal Pontefice è culturale e spirituale: imparare a essere “ricchi diversamente”, più attenti alle relazioni, al bene comune, al territorio, più capaci di accogliere chi arriva.
Da qui nascono le buone pratiche: persone e imprese che coltivino il senso del limite, non la violazione irresponsabile; gusto del recupero, non la logica dell’invasione; fame e sete di giustizia, non di possesso.
Una comunità più inclusiva, che combatta l’emarginazione
Leone XIV invita a desiderare una comunità “più inclusiva, più unita, meno affetta da marginalità e polarizzazioni”. L’emarginazione, avverte, genera sempre insicurezza: come i fuochi accesi ai margini delle città, spesso da minoranze respinte e invisibili.
La via non è colpire gli emarginati, ma rompere l’intera catena dell’emarginazione. Nel Giubileo di San Francesco, ricorda, il Poverello insegna che la pace nasce dalla cura dell’altro e dalla fraternità.
“Siamo sentinelle nella casa comune”
Il Papa conclude con un’immagine che riassume il senso della sua visita: siamo stati posti in una casa comune per imparare a vivere insieme. I suoi problemi sono i nostri problemi, la sua bellezza è la nostra bellezza.
“Abbiamo il compito di vigilare come sentinelle nella notte. Possiamo essere tra quelli che osserveranno la nuova alba”.
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