Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha partecipato a Napoli alla cerimonia d’inaugurazione dei corsi di formazione della Scuola Superiore della Magistratura.
L’evento si è svolto presso Castel Capuano, un tempo sede degli uffici giudiziari di Napoli.
L’esecuzione dell’Inno d’Italia, in apertura, è stata affidata al quartetto d’archi del Teatro San Carlo della città.
Durante la cerimonia sono intervenuti: Fabio Pinelli, Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura; Francesco Paolo Sisto, Vice Ministro della giustizia; Silvana Sciarra, Presidente della Scuola Superiore della Magistratura.
Una cerimonia solenne, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che tuttavia non è riuscita a dissolvere l’ombra del grande tema che domina il dibattito pubblico: il referendum sulla giustizia e il crescente scontro tra poteri dello Stato.
Nonostante la delicatezza del momento, nessuno degli interventi ufficiali ha affrontato direttamente la questione. Il clima, però, resta teso, e le parole pronunciate fuori dal protocollo continuano ad alimentare la polemica.
Mattarella, che solo una settimana fa aveva richiamato alla necessità di un “rispetto reciproco tra le istituzioni” durante l’assemblea plenaria del Csm, questa volta ha scelto il silenzio. Un silenzio che pesa, proprio perché arriva in un momento di forte frizione tra politica e magistratura.
A prendere la parola, in qualità di padrone di casa, è stato il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli. Il suo intervento ha puntato il dito contro la cosiddetta giustizia mediatica, accusata di semplificare, distorcere e spettacolarizzare temi complessi, sacrificando la certezza del diritto sull’altare dello share televisivo.
Il cuore del discorso di Pinelli è stato dedicato ai giovani magistrati in formazione. L’obiettivo, ha spiegato, è quello di educarli alla cultura del dubbio, antidoto necessario contro pressioni, stereotipi e derive mediatiche.
Tra i passaggi più significativi:
- “Nell’era in cui tutti si ergono a giudici sui più diversi argomenti, dove la prudenza non sembra essere un costume di vita, la Scuola resta un presidio che tramanda la cultura del dubbio.”
- “Un magistrato che dubita non è un magistrato incerto, ma un magistrato che resiste alle pressioni, alle scorciatoie interpretative e alle semplificazioni.”
- “Non si può essere autonomi, indipendenti e imparziali senza possedere a monte il prerequisito della competenza.”
Parole che suonano come un monito, ma anche come una presa di posizione netta nel dibattito attuale.
Il tema dell’indipendenza della magistratura è stato centrale anche nell’intervento del viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto. Citando Mattarella, ha ricordato che “essere magistrati non è come essere cittadini qualsiasi” e che la collettività pretende da loro una condotta esente da ogni sospetto di parzialità.
Un messaggio che, nel contesto attuale, assume un peso politico evidente.
La cerimonia si è conclusa con il saluto del Presidente della Repubblica. Ma se all’interno del Salone dei Busti è prevalsa la compostezza istituzionale, fuori dalle mura di Castel Capuano restano vivi i botta e risposta tra magistratura e politica, alimentati dal referendum sulla giustizia e da un clima di crescente polarizzazione.
L’anno formativo della Scuola Superiore della Magistratura si apre dunque sotto il segno della tensione, con un messaggio chiaro: la formazione dei magistrati non può prescindere da indipendenza, competenza e capacità critica, soprattutto in un’epoca in cui il confine tra informazione e spettacolo appare sempre più labile.
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