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Arzano, nuovo crollo

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Momenti di paura ad Arzano, in via Zanardelli, dove un parziale crollo di un edificio già da tempo sgomberato ha reso necessario l’allontanamento precauzionale di 14 famiglie, per un totale di 34 persone. Non si registrano feriti.

L’episodio si è verificato nella giornata di ieri e ha immediatamente attivato la macchina dei soccorsi. In serata, il Prefetto di Napoli ha convocato una riunione del Centro coordinamento soccorsi, durante la quale è emerso che la palazzina interessata dal cedimento era già destinataria di un’ordinanza di messa in sicurezza con demolizione, mai eseguita.

Delle 34 persone evacuate, 26 hanno trovato una sistemazione autonoma, mentre le restanti 8 sono state accolte in strutture alberghiere individuate per l’emergenza. La Asl garantirà assistenza sanitaria e psicologica a chi ne farà richiesta, mentre le forze dell’ordine presidieranno l’area con servizi antisciacallaggio per prevenire intrusioni e furti negli appartamenti sgomberati.

Il crollo, seppur parziale, riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza del patrimonio edilizio locale e della necessità di interventi tempestivi quando vengono emesse ordinanze di messa in sicurezza. Le verifiche tecniche proseguiranno nelle prossime ore per valutare la stabilità degli edifici circostanti e definire i tempi del rientro delle famiglie.

«Non è fatalità. I crolli ripetuti segnalano un patrimonio edilizio lasciato senza cura. Edifici abbandonati, sgomberi in extremis, manutenzioni mai fatte, condomìni senza vera governance tecnica. La pioggia non è il colpevole: è solo l’ultima sollecitazione che scopre fragilità accumulate negli anni».

È quanto afferma Antonio Cerbone, tesoriere dell’Ordine degli architetti di Napoli e coordinatore per la Campania della Struttura tecnica nazionale della Protezione civile.

«La rigenerazione urbana non può ridursi a maquillage o interventi spot. Deve partire dalla sicurezza: prima delle facciate e dei rendering, vengono stabilità strutturale, verifiche, responsabilità nella gestione dell’esistente – afferma Cerbone – L’abbandono riguarda intere porzioni di città. Non solo vuoti, ma assenza di cura e prevenzione: infiltrazioni ignorate, lesioni sottovalutate, strutture senza monitoraggio continuo. Proprietà frammentate in mille millesimi, decisioni paralizzate da conflitti e inerzie. Il tempo passa, il degrado avanza».

«Serve uno scatto culturale e normativo: tecnici qualificati cui affidare la “vita” degli edifici, come per le infrastrutture strategiche. Distinguere ciò che è recuperabile da ciò che non lo è. Dove il danno è irreversibile, l’abbattimento non sia tabù ma parte di una strategia che restituisca spazi sicuri – continua il rappresentante degli architetti napoletani – Forse occorre una legge speciale sul condominio, seconda cellula aggregativa della società. Un edificio che crolla non è solo un fatto edilizio: è una sconfitta civile. Ogni crollo annunciato racconta responsabilità interrotte. Poi torna il sole e l’oblio».


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