19 persone arrestate dai Carabinieri a Torre Annunziata per reati legati a droga, estorsioni e armi.
L’operazione è stata coordinata dalla Procura di Torre Annunziata e dalla Procura di Napoli.
Figura centrale: Gemma Donnarumma, moglie del boss Valentino Gionta, è indicata come “regista criminale” del clan. Secondo le indagini, avrebbe gestito le estorsioni e mantenuto rapporti con altri gruppi criminali.
Il procuratore Nicola Gratteri ha paragonato il clan Gionta alla ’Ndrangheta per il controllo del territorio tramite intimidazioni e armi.
Le vittime erano commercianti e imprenditori locali, dai piccoli negozi alle imprese coinvolte in lavori pubblici. Le richieste di denaro erano proporzionate al fatturato, in una sorta di “ISEE camorristico”.
Il clan non vendeva direttamente al dettaglio, ma riforniva le piazze di spaccio e stipulava accordi territoriali con altri clan.
Un deposito di armi è stato scoperto all’interno di Palazzo Fienga, edificio storico abbandonato e mai demolito, già noto come roccaforte del clan.
“L’azione odierna della Procura della Repubblica di Napoli, della DDA e del Comando Carabinieri è la dimostrazione che lo Stato è presente e non arretra di un millimetro – ha detto il sindaco Cuccurullo – Condividendo le parole di don Paolino, parroco rettore della Basilica della Madonna della Neve, c’è bisogno di un’alternativa strutturale per chi decide di restare nella nostra città. E per farcela bisogna essere uniti e lavorare in sinergia tra i diversi livelli di governo perché si dia speranza anche con azioni rapide di rigenerazione culturale, economica ed urbana. La storia di Torre Annunziata è più lunga, più profonda, più importante delle tristi pagine di cronaca a cui siamo stati costretti negli ultimi decenni” ha concluso Cuccurullo.

















































